DA SOLA PARMA NON CE LA FA. OCCORRONO NUOVE STRATEGIE, NUOVO PROGETTO ARTISTICO, ADEGUATE RISORSE, NUOVE PERSONE.

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Contrappunti all’articolo di Mauro Balestrazzi

Non sono qui a difendere Carlo Fontana, né a lodarlo, ma a puntualizzare cose non condivisibili di Mauro Balestrazzi (farebbe bene a documentarsi, prima di scrivere, il giornalista della Gazzetta dello Sport, appassionato di musica classica e lirica, fratello maggiore di Gabriele Balestrazzi della Gazzetta di Parma) nel suo articolo su parma.repubblica.it: Teatro Regio cosa lascia Fontana, ora bando pubblico per successore”,
perché è manipolare la verità e seppellire la cosa “giusta”. E questo non è accettabile da uomo di cultura e dell’informazione.(link: http://parma.repubblica.it/cronaca/2014/07/21/news/teatro_regio_cosa_lascia_fontana_ora_bando_pubblico_per_il_successore-92051296/ )

Mauro Balestrazzi: Per esempio: è stato un affare, dal punto di vista artistico ed economico, liquidare l’Orchestra del Teatro? D’accordo, non era la Filarmonica di Berlino (ma neanche la Toscanini lo è) e comunque si è dovuto poi far ricorso a una rimediata Filarmonica, giudicata non riproponibile, quindi all’Orchestra del Conservatorio, e infine, per il prossimo festival, a quella del Comunale di Bologna”. .. “Sarebbe interessante conoscere i risvolti, anche politici e sindacali, di queste operazioni e poter fare confronti di costi”.
Non sono poi nemmeno convinto che l’OTR economicamente fosse una scelta competitiva per il Regio, come lei lascerebbe a intendere, credo lo sia di più la Toscanini. Si documenti.
Vede, far uscire l’OTR dal Regio non è una questione riducibile se sia un “affare” oppure no, ma se era la cosa giusta da fare. E la cosa giusta molto spesso non coincide con la dimensione economica.
L’aspetto “affaristico” è l’ultimo semmai da prendere in considerazione. Chi gestisce in particolare le Istituzioni pubbliche non può e non deve convivere o condividere con l’ingiustizia, l’illegalità o l’ipocrisia. 
Fare la cosa giusta significa in questo caso specifico dell’OTR:
– rispettare il contratto CCNL per i professori d’orchestra;
– stroncare il caporalato;
– pagare i contributi ENPALS;
– rispettare la professionalità degli strumentisti (vedi caso Buzi)
– il rispetto del nome Teatro Regio di Parma (un bene comune) utilizzato, invece, senza alcuna autorizzazione nella ragione sociale di una srl poi finita in liquidazione. Diffidati quindi dall’utilizzo improprio del nome Teatro Regio;
Una convenzione stipulata all’inizio con POE -Parma Opera Ensemble- ( passata di mano in modo irregolare come se fosse una bicicletta alla srl e infine a Nuova Orchestra Teatro Regio di Parma srl). Irregolare secondo la legislazione: Decreto legislativo 163/2006, denominato anche Codice degli appalti
E’ possibile leggere un interessante cronologia dei fatti in L’intrigo della OTR e dei loro fondatori Pellegrini e Maghenzani     oppure in i falsari del Regio.
La Fondazione Teatro Regio di Carlo Fontana, ha saldato tutto il debito pregresso da prestazioni eseguite nei confronti dell’OTR, per un importo di  circa 482.000 euro,  maturato con Meli. Non so, invece, se Pellegrini e Maghenzani abbiano saldato tutte le prestazioni dei professori d’orchestra che hanno lavorato per loro. A me risulterebbe di no.

Balestrazzi, si spieghi meglio, cosa intende per Sarebbe interessante conoscere i risvolti, anche politici e sindacali”. 
Lei sa che le orchestre a chiamata si reggono solo perché ogni singolo orchestrale ha un posto fisso o in una orchestra stabile o in un Conservatorio.  
Lei approvando tutto il modus operandi “disinvolto” senza regole e diritti, rivorrebbe per il suo personale piacere e magari dell’UPI, l’OTR legittimata a proseguire secondo la sua logica economica posta al primo posto, mentre i diritti e le regole sarebbero un complemento. E sappiamo che lei non è persona venale…

La Toscanini non sarà la Filarmonica di Berlino, e per fare l’opera neppure occorrerebbe, se non per richiamo, ma la Toscanini è pur sempre tra le 13 ICO italiane con sede a Parma, di cui il Comune, la Provincia di Parma e la Regione furono tra i soci fondatori da una idea di Peppino Negri e della Regione Emilia Romagna.
E si vorrebbe la Toscanini proseguimento storico dell’antica orchestra ducale Paganini. E’ da Paganini che nasce la Toscanini

Lei sa, Balestrazzi che la Toscanini fu  esclusa ingiustamente dal Regio per circa 12 anni. E che l’OTR fu una sciagurata operazione Ubaldiana che permise a Pellegrini e Maghenzani di arricchirsi personalmente sul lavoro dei musicisti sottopagati: incassavano 140 euro al giorno per musicista, poi nel tempo diventarono 180 euro al giorno procapite e pagavano i musicisti 60/70 euro senza contributi. L’OTR non aveva costi di affitto né di utenze essendosi stabiliti all’interno del Regio.  Li hanno lasciati fare per anni quel che volevano, protetti da Cesare Azzali dell’UPI (Unione Parmense Industriali) a cui si erano iscritti garantendosi la copertura mediatica anche sul loro organo La Gazzetta di Parma.
Questo blog, tra i pochi, se non l’unico, a rilevare sistematicamente, documentando, ciò che l’OTR faceva. Pensavo fosse acqua passata, mentre è lì che ogni tanto qualcuno ci tiene a sporcarsi ancora le mani: chissà perché? Per amore della musica? Poco tempo fa prima di andarsene ci tentò ancora Giovanni Borri ”La musica di Verdi porta Parma nel Mondo”. (Mio articolo in risposta: La Musica di Parma nel mondo con Verdi il progetto c’è già!  
Come mai senza il Regio i Pellegriner non suonano più? Non hanno sponsors per fare una loro stagione concertistica ? Nessun artista o festival li vuole? Provino a farsi chiamare da Francesco Micheli al MOF (Macerata opera Festival) o al ROF (Rossini opera Festival). Non erano quelli del libero mercato? La famosa orchestra cocopro? PELLEGRINER COCOPRO

Lei Balestrazzi non apprezzerà la nostra orchestra (cioè dei parmigiani- non è un ente regionale, Dall’Olio, studia prima di scrivere), ma la Toscanini è apprezzata da tutti gli artisti che la utilizzano. Di recente ha espresso il suo apprezzamento Bridgewater e Moni Ovadia.
Ad esempio perché Franco Battiato molto vicino a Maghenzani, la figlia di Sgalambro è la moglie di Enrico Maghenzani, non chiama l’OTR (ora OOP) per il suo tour e si avvale invece della Filarmonica Toscanini?  C’entra anche qui, forse, Fontana?

Balestrazzi: “si è dovuto poi far ricorso a una rimediata Filarmonica, giudicata non riproponibile, quindi all’Orchestra del Conservatorio, e infine, per il prossimo festival, a quella del Comunale di Bologna”. 

Le ricordo Balestrazzi che al prossimo Festival Verdi 2014 ne “La Forza del Destino” in buca ci sarà la Filarmonica Toscanini diretta da Jader  Bignamini. L’orchestra del Comunale di Bologna sarà a Busseto diretta dal parmigiano Stefano Rabaglia.

Ad ottobre 2012, dopo la decisione di Pizzarotti (prima del Festival Verdi 2012), quando si programmò la stagione 2013, la Toscanini aveva già i suoi impegni artistici precedentemente assunti. Si profilò la possibilità di ingaggiare la Verdi di Milano.
Fontana era titubante se dar vita a una nuova orchestra attraverso una chiamata pubblica con audizioni in cui sarebbero potuti entrare anche gli ex OTR (come è avvenuto) o ingaggiare, appunto, la Verdi. Optò per la prima soluzione. L’orchestra ebbe un buon debutto e l’anno scorso ebbe un ottimo successo, riconosciuto dalla critica nazionale, al Falstaff diretto da Sebastiano Rolli a Busseto. SEVERA LA CRITICA NAZIONALE SUL FESTIVAL VERDI 2013 DI PARMA. GRANDE PERO’ LA DIREZIONE DI SEBASTIANO ROLLI A BUSSETO CON FALSTAFF
Quindi lei, conosciuto come un appassionato melomane, scrive menzogne, consapevolmente, quando dice “una orchestra non riproponibile”.
Sono per lo più giovani che si sono sottoposti a un concorso, selezionati, perché lei li bistratta? E ancor più triste è vedere come siano stati abbandonati. Questo sì, mi rincresce, è una offesa alla professionalità musicale da lei Balestrazzi non rilevata. E che qui invece vorrei  venisse in qualche modo posta attenzione. Non so in che modo, ma lo si dovrebbe trovare il modo di recuperare questo potenziale.

Balestrazzi: La realtà è che la città ha perso da due anni la sua storica stagione dei concerti.
Quella sinfonica della Toscanini c’era anche prima e faceva già il tutto esaurito: non aveva bisogno di regali”

Balestrazzi, vogliamo parlare di Bandini e di Solares? Tutto a posto? Per favore non sia reticente!
Ma se il Regio non ha nemmeno i soldi per far la lirica, dovrebbe cercarli per la stagione concertistica quando c’è la stagione Nuove Atmosfere della Toscanini al Paganini? E i concerti aperitivo alla Casa della Musica? Un po’ di buon senso, non crede sia opportuno? O non sa che questa città è praticamente fallita in mano alle banche con una Giunta senza idee e soluzioni, incapace di risollevare la città dal disastro, e che va a braccetto con i carnefici?

Balestrazzi: “ Il trionfalismo sulle cifre del Festival Verdi 2013 (Perché non viene finanziato dal Governo) sarebbe più credibile se i confronti fossero estesi agli anni precedenti. I ricavi delle vendite e prestazioni nel 2013 sono aumentati del 13% rispetto al 2012, ma, come si leggeva nel bilancio di un anno fa, allora erano calati del 41%. E resta il sospetto di una grande occasione mancata dalla città per il Bicentenario: pur con tutte le attenuanti possibili (crisi economica, cambio della dirigenza proprio nel momento cruciale, ecc.), i concerti di Chailly e Gatti non sono bastati a rendere il festival degno della ricorrenza. Aspettative troppo alte? Forse. Ma se così non fosse, perché mai un teatro di tradizione avrebbe chiamato l’ex sovrintendente della Scala e l’ex direttore artistico del Maggio Musicale con due stipendi da primi posti nelle fondazioni liriche?”

Non sono documentato, ma qui posso concordare con lei! Oltre a Chailly e Gatti aggiungerei il Falstaff a Busseto diretto da Sebastiano Rolli con la Filarmonica del Teatro Regio.

Balestrazzi: “nella relazione sulla gestione del 2013, contrariamente a quella dell’anno prima, si considera la possibilità di dover pagare un risarcimento, per quanto inferiore alla richiesta, dopo la causa intentata dai musicisti”.

Lei sa che nel bilancio, in via prudenziale, devono essere indicati e accantonati fondi anche per possibili poste passive nei successivi esercizi, derivanti da iniziative in corso. E così, per il principio prudenziale, è stato fatto. Deve esserci ancora la prima udienza che si terrà, mi pare, a settembre 2014 e nel caso malaugurato la Fondazione Regio dovesse essere la parte soccombente, non certo per la cifra richiesta da Pellegrini e Maghenzani, circa 3.690.000 euro. Si andrà quindi in Appello. Non è, nel caso, un costo imminente, determinabile a priori prima del giudizio. Era giusto, doveroso, in via prudenziale inserire questa nota nella relazione di bilancio. Non farei, però,allarmismi. L’errore partì da Ciclosi con lo zampino di Pomponio (membro del CDA anche del Consiglio della Fondazione Teatro Due) che in una convocazione del CDA del Regio concesse il rinnovo, e lo ritirò nella seduta successiva.

Una breve cronistoria dei fatti
Nel cda della Fondazione Teatro Regio del 31/01/2012 al 5 punto dell’OdG (varie e eventuali) viene trattata la Convenzione tra Fondazione e OTR (Orchestra Teatro Regio srl). 
Strano che una così importante decisione sia da un punto di vista economico, artistico e di approfondimento legale, non sia stata messa nell’indice con un punto dedicato, ma sia stata posta tra “varie e eventuali”. Stiamo parlando di un impegno di spesa per diverse centinaia di migliaia di euro annuali che impegna la Fondazione per ben tre anni per un importo totale considerevole (qualche milione di euro);
Il Presidente informa i Consiglieri che la Convenzione che regola i rapporti economici con l’Orchestra sta per scadere e ne propone il rinnovo”. Sorprende un po’ questo atteggiamento da parte del Commissario dottor Ciclosi subentrato al sindaco dimissionario Pietro Vignali. 
Questa informazione di Ciclosi era ingannevole in quanto la Convenzione era sì in scadenza il 30/06/2012, ma il rinnovo era tacito a meno che non fosse giunta disdetta da parte di uno dei soggetti. Chi ha suggerito questo al Commissario? E il Commissario come mai non ha approfondito ciò che accadeva e permesso di approfondire ai Consiglieri? E perché il subcommissario Pomponio ha eluso la mia domanda sul rinnovo della Convenzione in occasione della presentazione della stagione lirica 2012? 
Nel verbale viene inoltre ripercorso l’aspetto economico: il compenso unitario lordo (più IVA) per prestazione giornaliera, stabilito inizialmente in euro 130, è stato rivalutato nel corso degli anni passando a 150 dal 2006 al 2007, euro 170 dal 2008 al 2010, euro 180 nel 2011.
Il Consiglio su proposta del Presidente delibera all’unanimità il rinnovo della Convenzione con la società orchestra del Teatro Regio srl per uguale periodo”.Quindi per tre anni, fino al 2015. E bravo Commissario Ciclosi!! Ma vi sarà poi un dietrofront.

Infatti, nel cda della Fondazione Teatro Regio del 04/04/2012, si nota un ripensamento di tutti i componenti. Ciclosi, con il suo alto senso di responsabilità verso le Istituzioni, aveva capito di aver pestato? Lui che diceva di parlare per atti. E questi li sono. 
Dopo la precedente approvazione, infatti, stranamente sempre tra le “varie e eventuali” al 6° punto dell’Odg, si legge: Il Presidente rappresenta l’opportunità ad evitare dubbi e incertezze che la metodologia adottata per il rinnovo della Convenzione stipulata dal Teatro Regio con la Orchestra Teatro Regio srl       sia attentamente riesaminata alla luce sulla normativa dei contratti”. L’allora Segretario Generale, Gianfranco Carraconcorda con il Presidente, ritenendo che sia giunto il momento, di approfondire alcuni aspetti giuridici del rapporto che lega il Teatro Regio alla società che gestisce l’orchestra”. 
Condividendo l’analisi del Presidente e preso atto dell’intervento del Segretario generale il Consiglio all’unanimità delibera “di affrontare la problematica relativa all’orchestra e alla Convenzione stipulata adottando quelle soluzioni procedurali che consentano di mettere in sicurezza le scelte del Consiglio nel rispetto della trasparenza e delle norme”.  

E cosa dice la legge? Il Decreto legislativo 163/2006, denominato anche Codice degli appalti, identifica chiaramente la Fondazione Teatro Regio di Parma come un “organismo di diritto pubblico” anche se di denominazione privata. Quindi, la Fondazione è soggetta all’applicazione della norma che regola lo svolgimento degli appalti. 
Entrando nello specifico, la norma dice chiaramente che, anche se in particolari casi non è necessaria la pubblicazione di un bando di gara (come per ragioni di natura tecnico-artistica), le stazioni appaltanti possono aggiudicare contratti pubblici mediante gara negoziata. Cosa che non è assolutamente successa quando la Fondazione Teatro Regio ha firmato la convenzione con l’Orchestra né con l’Associazione POE né con i successivi soggetti subentrati.

Tecnicamente, la “Nuova Orchestra del Teatro Regio di Parma srl” è un fornitore della Fondazione Teatro Regio di Parma a cui è stato richiesto un particolare servizio regolato da una convenzione e però non si capisce a quale titolo la società sia subentrata e chi ne abbia autorizzato il prosieguo.
La legge inoltre dice chiaramente che il cambio o la modifica della ragione o della denominazione sociale di Ditte o società commerciali dev’essere seguito dalla stipulazione di un nuovo contratto“. 
In questo caso abbiamo avuto ben due subentri senza alcun nuovo contratto.
La convenzione firmata nel 2003 tra Fondazione Teatro Regio di Parma e POE (Parma Opera Ensemble) è stata trasferita a “Orchestra del Teatro Regio di Parma srl” e successivamente interveniva la “Nuova Orchestra Teatro Regio srl”. Una bella mente fantasiosa… vi pare?

Ma non finisce qui. L’art. 5 della convenzione firmata il giorno 8 agosto 2003 dice testualmente che […] l’accordo si intenderà rinnovato per un uguale periodo di tempo (3 anni…) nel caso in cui nessuna delle due parti notifichi all’altra la propria volontà di non rinnovarlo […]“.

Purtroppo, per Maghenzani e Pellegrini, l’art.67 punto 7 del d. lgs 163/2006 dice:
E’ in ogni caso vietato il rinnovo tacito dei contratti aventi ad oggetto forniture, servizi, lavori, e i contratti rinnovati tacitamente sono nulli“.

Possibile che nel Teatro Regio rappresentativo della cultura locale abitino peraltro abusivamente soggetti che ordiscono sistematicamente solo per il loro tornaconto e di quei politici che li hanno garantiti? Come è possibile convivere e collaborare con questi figuri? Dar vita con loro a un nuovo progetto culturale per la città? Balestrazzi, lei conviverebbe con chi si rende conto tenta di rapinarla?

Balestrazzi: ”Eppure, se alla fine Fontana non lascerà grandi rimpianti, il futuro rischia di essere ancora più incerto. Il problema è che il pallino può passare direttamente nelle mani dei dilettanti, e questo sarebbe il peggio del peggio. Quando ilsindaco dice che il Teatro Regio appartiene solo alla città, e non ai partiti, vogliamo credergli. Ora ha l’occasione di dimostrarlo. Si indica un bando pubblico per la nomina di un nuovo sovrintendente, come quello che l’allora commissario Cancellieri promosse qualche anno fa a Bologna e Ciclosi ripropose per il Regio nel 2012. Si pongano i requisiti per le domande (senza sciocchezze come il limite d’età) e si chieda a ciascuno dei candidati un piano triennale culturale ed economico. Poi si nomini una commissione di esterni e di competenti, che comprenda almeno un economista, un esperto amministrativo, un musicologo, un sovrintendente, nessun esponente politico di nessun partito. 
A questa commissione venga demandata la valutazione dei titoli dei candidati e dei progetti presentati, e la segnalazione dei tre migliori. Fra questi tre, poi, il sindaco e il consiglio di amministrazione da lui presieduto faranno la scelta finale. Tutto in assoluta trasparenza.”

Qui Balestrazzi mischia un po’ le carte.
Ciclosi meriterebbe una azione di responsabilità per alcuni danni prodottii. Anche al Regio. Ma chi agisce contro un ex Prefetto per di più commissario del Comune?
Il Bando, ad esempio, se lo poteva evitare lasciandone solo una traccia, in modo che fosse il nuovo sindaco semmai a indirlo. E invece, fece pure la revisione dello statuto del Regio in funzione del suo bando.
Guardi, a Bologna, di cui ho avuto la possibilità di occuparmene personalmente, le assicuro  non fu un esempio di trasparenza. E vinse guarda un po’ l’ex consulente al Bellini di Catania quando la Cancellieri era commissario in Comune: Francesco Ernani, il cui progetto a giudizio della commissione risultò ultimo classificato. Veda lei!
Così recita, infatti, il verbale della “Commissione di scrematura”:
Valutazione del progetto di Francesco Ernani: scontato e insufficiente,
valutazione del progetto di Maurizio Pietrantonio Scontato e insufficiente;
valutazione progetto Paolo Pinamonti: lo sforzo fatto sembra modesto e quanto scritto abbastanza ovvio;
valutazione progetto Maurizio Roi: totalmente condivisibile;
valutazione progetto Angela Spocci: Se fosse in grado di realizzare il programma descritto bisognerebbe scegliere lei e poi farle un monumento. Forse troppo ottimista
Il nominato, come ben sa, Balestrazzi, fu Francesco Ernani!!
 

La Cancellieri è l’amica di Ligresti! Evitiamo certi esempi come termini di paragone. Comunale di Bologna: i tortellini della Cancellieri per Alì Babà e Sai Baba
Il limite d’età (45 anni) è una fesseria e sono convinto sarà rivista o tolta. Questo lo scrissi fin da subito, se non altro per il rispetto dei professionisti di teatro.
Balestrazzi, dopo lo squallore del bando di Bologna, abbiamo assistito a quello di Cagliari, dove il voto del costruttore Cualbu e la sua capacità di aggregazione è stato determinante per la nomina di Mauro Meli. Il consiglio di amministrazione del Lirico composto da Massimo Zedda (Presidente), Mario Marchetti, Gualtiero Cualbu, Giovanni Follesa, Maurizio Porcelli, Giorgio Baggiani, ha scelto Meli su 8 curricula selezionati: Marco Tutino, Giandomenico Vaccari, Umberto Fanni, Antonello Mura, Paolo Miccichè, Angela Spocci, Antonio Marcellino, Mauro Meli.
Si vorrebbe far credere che con il Bando la politica non entra in Teatro? Già la Presidenza del Sindaco Pizzarotti e dell’assessore Ferraris in CDA che cosa sono? E se la politica è limitata (ma non lo è) vi entrerebbe la massoneria, altre congregazioni o logiche familistiche. Gualtiero Cualbu (costruttore edile che a Cagliari votò per Meli) ha le sue principali attività edili in Sicilia e in Campania.  (vedi articolo Il ritorno di Mauro Meli al Lirico di Cagliari  )

Come vede il Bando non è la soluzione esente da difetti. Ma è un impianto soggetto a tutte le pressioni del contesto e di questa società.
Per il Regio che è tornato in equilibrio economico, occorrono i finanziamenti per fare la produzione
E si imposti un progetto artistico originale, credibile e fattibile! che sia di interesse per sponsor, appassionati melomani, studiosi, e tour operator. 
Per il Festival Verdi se lo si vuole a livello internazionale occorrono grandi mezzi economici almeno 20 milioni di euro. Basta vedere i bilanci del Festival di Salisburgo http://www.salzburgerfestspiele.at/ , altrimenti resterà una sagra di paese (con tutte le prerogative amabili delle sagre, ma tale rimane). Quando il Parma calcio ha disputato la coppa europea? Con Tanzi. Dove arrivavano i soldi? Dal suo crack! 14 miliardi di euro coinvolgendo circa 135.000 risparmiatori (2003)

Parma da sola non ce la fa a risollevarsi.
Il Regio potrebbe entrare in un circuito di teatri con Verona, Cremona,  Mantova, Piacenza, Parma, Busseto , Fidenza, Reggio, Modena, Bologna, Milano. Insieme saprebbero attrarre un flusso di pubblico, singolarmente impossibile. Cosa che ho già proposto indicando di utilizzare i Fondi europei per nuovi itinerari culturali. NUOVI FONDI UE PER ITINERARI CULTURALI EUROPEI
Parma è costretta a cercare alleanze strategiche per la sua continuità. Il consorzio “Regio Toscanini” per la gestione del complesso del Paganini va in questa direzione. Ma non basta. Occorre una strategia per fare sistema insieme ad altri. Si devono individuare non solo uomini, ma anche mezzi economici. Gli uomini di valore arrivano se vengono garantiti i capitali. Ci si deve ritagliare uno spazio con un particolare progetto artistico e trovare le risorse per realizzarlo.
L’investimento a EXPO2015 di Fiere Parma vale 20 milioni di euro.

Se si vuole far diventare Parma una vetrina internazionale della musica con il Festival Verdi occorre un investimento di questa portata, con un soggetto giuridico ad hoc, coinvolgendo le massime istitituzioni nazionali e internazionali (Verdi lo merita!) e un importante progetto artistico con un adeguato piano industriale.
Oppure ci si ritaglia, una nicchia di qualità, ad esempio per il Regio, il teatro di repertorio, con qualche nuova produzione, l’innovazione tecnologica, la proposta di nuovi talenti vocali e musicali. Altrimenti il Regio diventerà un museo di se stesso, visitabile, come altri musei o il Teatro Farnese.
Un eventuale utilizzo da parte di privati può essere accordato corrispondendo un importante affitto alla collettività che lo mantiene in funzione, come avviene a Londra con la Tate Modern Gallery.
E’ tempo di nuove strategie, alleanze, un nuovo progetto artistico, nuovi uomini, adeguate risorse. Senza una nuova visione globale e locale, senza capacità di fare sistema territoriale allargato, che vada oltre i confini storici, ma per logiche artistico- culturali-economiche,  non c’è futuro. Si deve sapere il ruolo che Parma vuole avere nelle diverse dimensioni. Dalla crisi si deve uscire facendo chiarezza con un’opera di catarsi e ricostruzione. Per fare questo occorrono persone di competenza ed esperienza, con visione, non amministratori novelli impreparati pur dotati di buona volontà. Non basta.
(Parma, 22/07/2014)

Luigi Boschi

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