I rutti dell’Ingiustizia. A Parma si processa, si condanna e si perseguita la libertà di opinione, di critica e di satira

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I rutti dell'Ingiustizia

L’uomo venuto dal Cile, l’innominabile e non citabile Rodrigo Meershon Vergara, chiede il sequestro della testata online www.luigiboschi.it
Pare che per il Tribunale di Parma non valgano le garanzie Costituzionali sul diritto di opinione, di critica e di satira garantiti dalla Costituzione italiana.
 

Questo giornale online non lo chiuderete mai!.. perché è nei miei diritti esprimere la mia opinione critica dei fatti. Continuerò ad aggiornalo anche, nel caso, non consultabile. E sarò ancor più libero. L’opera vera non ha pubblico, ma vive di se stessa. E questa è la mia opera, la mia vita di oltre 10 anni che voi non potete cancellare, né sopprimere con un atto di ingiustizia e di prepotenza da cultura fascista. Sta a me tutelarla. 

L’opera non dipende dalla sua fruizione ma dal suo contenuto. Nel caso di imposto oscuramento giudiziario, lo metterò offline continuando ad aggiornare questo mio progetto. Rimarrà per i posteri se la Giustizia riterrà di sequestrare questa opera. Ma non cesserà la sua intima esistenza. Vi sono, in questo progetto editoriale, contenuti non solo miei, ma anche di diversi autori (vedi rubriche) che trovano in questo media online la possibilità di editare, essere ripresi, esprimere le loro idee, ed essere letti, essere presenti e indicizzati nei principali motori di ricerca del mondo. Vi sono argomenti che cercano visibilità. Un socialblog divenuto nel tempo un giornale online informativo che ha trovato in questi anni numerosi attestati di positivo interesse nel mondo culturale e professionale e pure nella stampa estera. Condivisione e plausi anche nel giornalismo di inchiesta (caso SPIP e STT, gestione dei teatri lirici italiani). Copie di tutto il giornale online su diversi hard disk, sono già pronte per essere installate ovunque. Ne daremo copia (con possibilità di aggiornamento) anche ai musei universitari nei corsi di comunicazione e giornalismo.  

Non importa che sia consultabile nel presente. L’opera proseguirà. Rimarrà per la storia. E la storia svelerà ciò che la censura impedisce. Ridicolizzando per sempre chi l’ha chiesta e chi l’ha disposta. Come è già successo con i miei conterranei Bertolucci e Guareschi. Non cancellerete mai questo pezzo di storia scritto e raccontato, frutto di una costante quotidiana attività artistica e informativa, così come non censurerete le informazioni qui pubblicate su Rodrigo Meershon Vergara e il suo dossier online (www.rodrigovergara-dossier.info); sto pensando anche a un e-book. Ovviamente ad eccezione, per ora, dell’articolo ancora sotto sequestro “Rodrigo Vergara, alias Arcoiris TV e Logos, visto da vicino”. Chi lo ha letto prima della censura (vi sono copie pure cartacee in circolazione), non poteva credere che fosse questo l’oggetto di un così lungo processo. Tutti gli altri testi rimarranno diffusi per il mondo, perché è tutta la verità scritta puntualmente, ripresa anche da altri media (non querelati né sotto sequestro); vi sono articoli scritti con ironia e satira partendo dai fatti e da un vissuto; i rapporti tra Vergara e il nazifascista olandese Ralf Van den Haute;  testi raccolti sulla rete prima che sparissero; mie produzioni per i siti di Vergara; altre persone mi hanno inviato loro comunicazioni, perché fossi informato, di quel che si faceva in Logos. Azienda negativamente citata anche da Paolo Virzì nel suo film (2008) “Tutta la vita davanti” (dove si racconta il grottesco e tragicomico mondo del precariato italiano). Nulla di diffamante quindi – a meno che si vergogni di se stesso, Vergara, leggendosi da altri raccontato- ma è quel che è successo e ha fatto a Modena, in via Curtatona, l’uomo venuto dal Cile con le pezze al culo (si può dire?), che l’Italia ha reso ricco, ma non sa ridere di se stesso, dei suoi difetti (LINK), e maltratta gli italiani che lavorano per lui (i casi sono molteplici e questo è insopportabile). Così come il figlio Marcos, che usa la bestemmia come intercalare nella sua parlata italo portoghese, senza alcuna competenza e cultura, è oggi il Presidente del gruppo Logos e liquidatore di ArcoirisTV srl (di fatto è una webTV finita; così come è finito “Domani” il periodico diretto da Maurizio Chierici editato dal gruppo di Vergara).
Mai sono stato smentito su ciò che ho denunciato e scritto, né per l’articolo sotto sequestro, né per gli altri presenti nel dossier, neppure nelle udienze processuali; non solo, ma non vi è stato, per contro, un solo testimone che abbia detto di aver letto dal mio giornale articoli diffamanti o con falsità su Rodrigo Vergara e suo figlio Marcos. Invece addirittura alcuni miei testimoni sono stati zittiti e impediti a raccontare la loro storia. Il Giudice Genovese non ha voluto ascoltare. Erano stati chiamati perché volevo solo che raccontassero il contesto in cui operavano perché il giudice e il PM di Parma potessero capire la mia satira. Sono in possesso però di memorie con fatti specifici di persone che per ora non ho depositato né pubblicato (ma il dossier Vergara rimarrà sempre in aggiornamento). Chi dovrebbe essere sotto accusa è lui, il cosiddetto console Cileno, ex Presidente di Logos e Arcoiris, mentre la Procura di Parma, come il Tribunale di Modena, tutelano le sue malefatte (ne ha fatto le spese pure la CGIL, figuratevi!… [LINK] su  quali protezioni conta).
Dovrete venire ad arrestarmi!… se vorrete impedirmi di proseguire questo mio progetto editoriale. Disseminerò questo giornale online in numerosi server del mondo. Farò ricorso in Cassazione, alla Corte Suprema dei diritti dell’uomo. Perché non si deve temere la verità, la propria onesta opinione. Il diritto alla critica e alla satira, sono tutelati dalla Costituzione Italiana (art.21; la satira dall’art.33 per il principio della libertà nell’arte a cui è equiparata) e non possono essere oggetto di condanna o persecuzione alcuna… O si pensa anche a Parma di adottare il modello Pinochet?… con questi rutti dell’ingiustizia! Diritti di espressione giornalistica nelle sue varie forme e opinione, garantiti oltre che dalla Costituzione italiana anche dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo e dalla Carta dei diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Già uno paga di suo in questa società di omertosi e silenziati dal ricatto del vivere quotidiano; se a questa “vita canaglia” ci aggiungiamo l’ingiustizia dei “Tribanali” che impediscono la libertà di espressione e di parola contraria, le forme critiche del pensiero, il Paese è finito, vengono a mancare le regole su cui si basa la convivenza civile e democratica. Come denuncia De Luca si torna al “codice penale fascista”.
Un giudice la Genovese che in aula ha cercato di zittirmi, in mie spontanee dichiarazioni nell’ultima udienza, senza riuscirci, con tono minaccioso, per il ruolo di potere nei miei confronti, mi disse: la invito a rendere veramente spontanee dichiarazioni e non a fare una dissertazione dotta culturale. Non è la sede adatta. La faccia in altra sede”. (LINK)  Basta questa frase del Giudice per qualificare il Tribunale che mi ha condannato.

Della decadenza di Parma, infatti, la Procura locale ha già molte e gravi responsabilità.
D ‘altra parte il Tribunale e la Procura di Parma si sono macchiati negli anni scorsi di fatti non certo adamantini (vi è ampia letteratura documentata sul suo operato), non sono stati esempi etici di giustizia e professionalità a cui ispirarsi (uno su tutti: Panebianco!). In mancanza di Giustizia, al cittadino non resta che rimanere fermo sui suoi diritti sanciti dalla Costituzione italiana e non temere ogni ingiusta vessazione o intimidazione da organi o Istituzioni senza ormai credibilità, se non per rare eccezioni. Una di queste a Parma, il giudice Maria Cristina Sarli, che non conosco, (pur non condividendo il mio rinvio a giudizio che ha determinato l’avvio di questo costoso inutile processo farsa –durato 7 anni- voluto dal cileno Vergara- “per i capricci della sua prepotenza”); mentre ho potuto recentemente valutare positivamente l’ ottima e argomentata relazione del giudice Sarli sulle motivazione (LINK) circa il provvedimento di archiviazione della querela (Doc.PDF) presentata da Alessandro Borchini ex bambolotto decorativo voluto da Carlo Fontana al Regio di Parma, per rimpolpare il “carente” segretariato del Teatro. Borchini è uscito dal Regio parmigiano subito dopo le dimissioni dello scaligero, e ora è accasato al Teatro Eliseo di Roma da Barbareschi fino a fine 2015. Mentre Fontana presiede l’Agis. Borchini, guarda un po’, nenche il tempo di cambiare la valigia, dall’inizio 2016 assumerà la carica di Direttore Marketing al Piccolo di Milano (con grande felicità dei laureati in economia dello spettacolo della Bocconi e di molti professionisti di Marketing che a Milano mancano), mentre Carlo Fontana, è indagato per l’amianto alla Scala (LINK). Che vuol dire un diploma in violino a Reggio Emilia anziché a Parma… e un corso di qualche ora con Fontana! Se questa è l’Italia della trasparenza e della meritocrazia… l’Amministratore esecutivo del Regio di Parma, ex scaligero ormai in caduta libera. 

Si vede che, in questo caso, da parte del giudice vi era stata, conoscenza e approfondimento del contesto e dei contenuti, studio degli atti. Cosa invece non mi è sembrato di vedere nelle motivazioni alla sentenza della Genovese, con molte inesattezze e errate interpretazioni, addirittura accusandomi, a giustificazione della sua tesi, di una frase che non ho mai scritto e non è nemmeno tra quelle del capo di imputazione: 
“Vergara si aggirava in ufficio marcando il suo territorio come fa il leone con le sue leonesse”. A questa, a mio parere, ingiusta sentenza di primo grado il mio legale, avv. Andrea Massimo Molè, ha presentato, nei termini di legge, ricorso in Appello (DOC.PDF). La Genovese, va ricordato, era subentrata al giudice scomparso (suicida) Paolo Scippa che aveva iniziato il processo, e disposto su richiesta del PM Laila Papotti (il cui abbigliamento nelle aule di Giustizia è sufficiente a qualificarla. Sarà stato sempre un caso che con Scippa Giudice la Papotti era quasi sempre il PM?)
Il primo sequestro, concesso dal Procuratore Gerardo Laguardia (pensate, nonostante Scippa si fosse preso 5 giorni di tempo per mettere in atto il provvedimento e avesse in suo possesso il mio fax del 03/12/2012 in cui gli davo informazione che tutti gli articoli riguardanti Rodrigo Vergara erano stati da me già oscurati, questo non gli bastò. Comprovato, quanto dico, all’atto del dissequestro. Penso che il giudice non verificò nemmeno quanto da me trasmesso. Con dispotica violenza il 06/12/2012 dispose il sequestro. Poi, poco tempo dopo, morì suicida e venne sostituito dalla Genovese). In data 18/12/2012 fu presentato ricorso al Riesame contro il provvedimento, chiedendone l’annullamento. Fu accolta la richiesta e il sito venne dissequestrato ed eseguito il dissequestro in data 3 gennaio 2013.

Scriveva Corrado D’Ottavi (1934-1984): “le parole sono pietre…la poesia visiva è guerriglia”. E qui nella terra della food valley sanguinolenta, del muggito del mondo, del colesterolo in anticipo, del cancro al colon, una delle aree con l’aria più inquinate d’Italia, dove Camorra e ‘Ndrangheta imperversano con i loro affari, dove si è consumato il più grande crack del bond mondiale, dove sono state svendute due banche locali, dove il Comune si è dotato di un debito di oltre 600 milioni di euro per opere del nulla, dove la Camera di Commercio è un bancomat per pochi accreditati dall’eterno Presidente, tra le maggiori città per uso di cocaina, sì, io qui sono in guerriglia, con il mio giornale online, in una assediata resistenza per il giusto, per la libertà di opinione, di critica e di satira.
Inizio ad avere il sospetto che il caso Rodrigo Vergara sia un pretesto per far chiudere questo giornale online (prima socialblog) e impedirmi di scrivere, di raccogliere e pubblicare informazioni. Qualcuno preme, perché c’è dell’altro, è divenuto uno strumento troppo conosciuto anche fuori dai confini marpigiani; o forse, qualcuno vorrebbe essere rimosso (ma non vuole esporsi) dai contenuti di questo organo informativo, scomodo, per la presenza nelle prime pagine dei principali motori di ricerca. Non si giustificherebbe altrimenti questo vero e proprio accanimento giudiziario verso questa mia iniziativa editoriale online. Non è in gioco un articolo, una frase, ma si vorrebbe chiudere insistentemente tutto il giornale online, con il“Tribanale marpigiano” (dal libro “Marpa” di Luigi Derlindati) accondiscendente. Uno scrittore, un cittadino, non può perdere giornate intere della sua vita a difendersi dall’assedio della Giustizia. Così come è inopportuno che la Giustizia sia occupata anni da queste querele intimidatorie e dissuasive per uno scrittore, un giornalista o un cittadino. Scontri giudiziari che inibiscono il pensiero critico e la libera opinione. E’ un delitto al pensiero libero. Vergara ha tutti i mezzi stampa per replicare eventualmente alle mie accuse direttamente senza dover far ricorso alla Giustizia. Io stesso glielo avrei pubblicato. Ma non lo fece. Ha preferito la forma intimidatoria della via giudiziale. Questi sono querele e percorsi giudiziari inibitori della libertà di stampa… intimidatori e dissuasivi per la libertà di pensiero.  

PS: pubblicherò in questo post appena ne sarò in possesso anche le motivazioni del rigetto dell’istanza di opposizione al sequestro (hanno 30 gg per depositarle) presentata al Tribunale del Riesame, dal mio legale di fiducia, avv. Andrea Massimo Molè (DOC.PDF). Il collegio del tribunale del Riesame di Parma che ha rigettato la mia istanza era composto dai giudici Gabriele Nigro, Pasquale Pantalone, Luca Agostini (Due dei quali Pantalone e Agostini il 28/12/2012 firmarono la prima ordinanza di dissequestro). 
Ho ricevute le motivazioni per mail oggi 29/10/15. Ecco quindi il documento pubblicato ( DOC. PDF). E anche leggendo questo provvedimento del Tribunale del Riesame di Parma si evince che la triade giudicante Pantalone, Nigro, Agostini, che ha rigettato la mia istanza, non ha minimamente consultato il mio giornale online (così come la Genovese), per capire di cosa stava giudicando. La triade prende in considerazione aspetti burocratici e non di merito, disquisendo sulla periodicità, sulla testata; senza conoscere la struttura e i contenuti vorrebbe intervenire ed entrare addirittura nel merito “teleologico” del giornale online. Non sanno gestire i Tribunali digitali, ma vorrebbero dare lezione di come gestire un giornale online senza averlo consultato (scrivono:“Sotto il profilo teleologico, poi, la pubblicazione deve mirare a raccogliere, commentare e analizzare criticamente notizie di attualità -cronaca, economia, politica, costume- dirette al pubblico perché ne abbia conoscenza per formarsi la propria opinione”. Visto che questo giornale online già lo fa, bastava scorrere i vari argomenti posti nella grafica in testasta per rendersene conto, non so, invece, quali altri siti abbiano visionato, se mai lo hanno fatto, per scrivere questa fantasia funzionale al loro rigetto.) Poi sulla registrazione in Tribunale, Voi sapete che non è obbligatoria per i piccoli giornali online (Legge 16 luglio 2012, n 103 – semplificazioni per periodici web di piccole dimensioni). Insomma per la triade al cittadino sarebbe vietata la libera manifestazione di pensiero, come previsto dalla Costituzione, e ai blog non sarebbe concesso il diritto d’opinione, a meno che non siano testate giornalistiche. Questa vicenda giudiziaria alla Tortora, mi addolora profondamente.
Il primo sequestro mi raggiunse, appena dimesso, dopo un delicato intervento chirurgico, all’uscita del Besta di Milano. Da convalescente lottai allora da lontano e non lascerò, nemmeno ora, nulla di intentato anche a mani nude contro l’ingiustizia e la prepotenza. Lo devo alla mia famiglia che ha radici storiche in questo territorio, ai miei sostenitori e lettori che da anni mi seguono. Alle battaglie vinte sul campo con questo piccolo, ma qualificato e scomodo, media online che, spesso, ha anticipato cosa stava avvenendo a Parma o  nei Teatri Lirici italiani. Una voce fuori dal coro. Presa in considerazione anche per le idee innovative e di visione proposte (1999 Digitalcity); la salute e l’alimentazione vegana; l’ambiente (non per niente ho le mie radici nella pianta del pomodoro (LINK) che è ora il marchio di questo organo informativo); La sensibilità animalista in un luogo simbolo dell’animale come cibo, dove ha perduto ogni sua originaria vita naturale. E’ solo l’oggetto di una crudele filiera industriale fin dal concepimento. 

Nonostante le vittorie di Pirro in tribunale a Parma e a Modena, Vergara rimane quello che è, un arricchito con le pezze al culo, lo danno tornato in Cile ad Arica, persona senza dignità e valori (è una mia opinione), mentre il fratello Antonio Vergara lo danno in Montenegro con il figlio nel settore turistico. Rodrigo, anche se dice di aver combattuto Pinochet, non potrà mai stare, per la sua avida prepotenza, nel cimitero dei giusti. E lui questo lo sa e forse inizia a tormentarlo. Il Gruppo Logos ora non va poi così tanto bene nelle mani del suo delfino Marcos (istruito su Mazinga), con Arcoiris TV srl in liquidazione. E lui, Rodrigo, inizia ad essere vecchio e malato. Avrebbe potuto essere la freccia rossa digitale dell’Emilia per l’Italia… ma è finito in niente per le sue voraci predazioni e andrà ancor peggio. Il suo potenziale è finito. (Parma, 27/10/2015 – aggiornato il 29 e 30 /10/2015)

NB: potete scrivermi vostre mail a luigiboschi@gmail.com, se lo ritenete utile, sia per manifestare la vostra opinione su questo caso, o il vostro sostegno contro la chiusura o il sequestro di questo giornale online; sia per inviarmi memorie, aneddoti e trascorsi documentati su Logos, Arcoiris e Rodrigo Vergara.
Sto pensando anche a una raccolta firme di sostenitori contro la chiusura (o il sequestro) di questo strumento informativo online. In molti mi hanno già manifestato la loro solidarietà. (dal 1/11/15 è attiva la PETIZIONE ON LINE SU FIRMIAMO.IT). Il momento creativo è qualcosa di fugace che la Giustizia non percepisce.
Vi invito a leggere, finché sarà possibile, e farne copia, dei contenuti presenti online in www.rodrigovergara-dossier.info

Luigi Boschi

Riprese stampa
Stralcio dell’artico su La Voce Di Parma n 42 del 03 novembre 2015

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