Il Petalo alla cultura di “ Io ci sto” Paolo Andrei colleziona flop

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Paolo Andrei

Paolo Andrei Presidente Fondazione Cariparma sarebbe il responsabile cultura del gruppo “Io ci sto”, recentemente costituitosi  “per contrastare il preoccupante declino di una comunità”. Dopo la strombazzata mediatica di presentazione non si sa più nulla sulla attività e i diversi gruppi di lavoro. 

Tre le mostre e iniziative sostenute dalla Fondazione che presiede Andrei rivelate un flop:
Mater (vedi Link)  http://www.arte.it/calendario-arte/parma/mostra-mater-percorsi-simbolici-sulla-maternit%C3%A0-12715
Terzo Paradiso di Pistoletto nell’ambito di Parma 360
(Festival creatività contemporanea), bocciato pubblicamente da Botta

Forse qualcosa andrebbe rivisto, Presidente, nel vostro disciplinare di sostegno alle attività culturali, così come la necessità di avvalervi di una commissione autorevole, indipendente, in grado di valutare i progetti e non i soggetti da finanziare. E se è un modello, come lei mi ha detto al telefono, presente in tutte le Fondazioni, non è detto che non sia sbagliato, come di fatto lo è. Escludendo, come fate, le singolarità creative, adottate una regola discriminante razzista. Voi non finanziate “Reti delle arti”, ma reti di soggetti, escludendo tutto il resto. I progetti creativi, lei sa, per la maggior parte, fanno riferimento a singolarità che li concepiscono e li propongono a chi dovrebbe occuparsi di sostenerli, non di ghettizzarli o appropriarsene, senza avere la cultura, le conoscenze per gestirli. Andrei, così proprio non va! E i flop iniziano ad essere troppi, spesso con lo stesso Ente (Comune di Parma). Succede quando manca l’obiettività di giudizio, la trasparenza, e si profilano conflitti di interesse o posizioni relazionali da non contrastare. Finanziare poi l’iniziativa Parma 360 con il Terzo Paradiso di M.Pistoletto in Pilotta (bocciato sonoramente dall’arch. Mario Botta) dell’associazione della moglie di un vostro ex consigliere, Marco Manfredi, allora ancora in carica, non saprei come definirla, se non un ridicolo, provinciale “affare di famiglia” –Peter Dexter – Einaudi- 2008. oppure “Nordest-M.Carlotto- E/O Edizioni-2007, descrive una realtà molto simile a quella del declino parmigiano. Una anteprima romanzata di quello che sarebbe poi avvenuto.

Anche voi, prof. Andrei, siete stati parte e responsabili del declino di Parma: con il suo precedente Presidente, prof. Gabbi, eravate seduti nel CDA del Regio ai tempi di Mauro Meli, con un vostro delegato. E un vostro Consigliere di CDA (Antonio Costantino -Gesin Proges) era intimo amico del Sindaco Pietro Vignali, con cui pianificava operazioni con la sua cooperativa, per la privatizzazione dei servizi sociali. 
Le banche, in particolare, hanno sostenuto e finanziato la “Parma cantiere”, tra cui Stu Pasubio (circa 100 milioni di euro di indebitamento – LINK) altra operazione fallimentare, di cui avete dovuto effettuare una ristrutturazione del debito; SPIP, poi fallita (una truffa alla collettività, in via di accertamento in Procura, di circa 40 milioni di euro, con la complicità dei Borettini e un indebitamento di oltre 100 milioni di euro); STT ristrutturazione del debito consolidato per circa 300 milioni.
E venite a disquisire sulla insostenibilità di un progetto di editoriaweb sul “Parco della Musica dei Luoghi Verdiani”, perché partorito e presentato da un giornalista (che da anni, tra i primi, opera nella comunicazione web). Portale territoriale apprezzato e condiviso da numerosi enti pubblici (Comune di Busseto, Teatro di Piacenza, Fondazione Toscanini, Teatro Regio di Parma). Non finanziabile, secondo il vostro disciplinare, perché il richiedente non è un soggetto pubblico e quindi pur nella condivisione dell’idea (anche da lei espressa) non è finanziabile. Questo, a mio avviso, Presidente, è il volto della stupidità delle organizzazioni burocratiche che si propongono come filantropi della cultura e del sociale. (Parma, 05/05/2016 aggiornato il 15/05/2016 a seguito di telefonata del prof. Andrei)
Cicerone: “L’ossequio partorisce amici, la verità odio”. 

Luigi Boschi

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