Protesta politica per la libertà di opinione, di critica, satira e denuncia

Spread the love

Campagna abbonamenti 20015-2016

Protesta politica
Un Paese l’Italia dove non c’è libertà di satira e denuncia. E’ impedita la libertà di opinione e la parola contraria. E chi lo fa non è tutelato, ma perseguito. LB

Il socialblog www.luigiboschi.it in segno di protesta contro questa situazione giudiziaria italiana che non tutela la libertà di critica e di opinione, la satira, da oggi 7 Ottobre 2015 si è messo volontariamente offline. E valuterà il ritorno on line solo se vi saranno le condizioni di libertà necessarie. La scrittura non è partecipazione al pensiero unico. Non solo Erri De Luca è a processo per una sua opinione. Anche su questo Parma eccelle. I reati di opinione sono una vergogna per chi li richiede e per chi li sancisce. (Parma, 07/10/2015) Luigi Boschi
Per vostre comunicazioni scrivete a : luigiboschi@gmail.com

A PROCESSO PER UNA OPINIONE

intervista a Erri De Luca
Diritto di Critica di Rossella Assanti

Lo scrittore, dopo aver esclamato che “la Tav va sabotata”, è ancora in lotta per difendere il diritto di libertà di parola, la stessa che in Tribunale viene accusata di “istigazione a delinquere”.

in Val Susa i cantieri della Tav sono aperti. Una montagna sarà presto trivellata e si teme che dalla montagna usciranno fibre d’amianto che metteranno in pericolo la salute dei valligiani. In questo clima, le parole vengono messe sotto processo. Lo scrittore Erri De Luca, dopo aver esclamato che “la Tav va sabotata”, è ancora in lotta per difendere il diritto di libertà di parola, la stessa che in Tribunale viene accusata di“istigazione a delinquere”. Lo abbiamo intervistato, dopo gli ultimi avvenimenti, per addentrarci in questo lungo processo di diritti e libertà violate.

La blogger Laura Petra, ai microfoni del Corriere, ha affermato che la parola “sabotare” fa paura in quanto la stessa usata in passato ha danneggiato la storia del nostro Paese. Cosa pensa in merito?
“A me non fa paura, a chi si è ribellato contro le ingiustizie in giro per il mondo non fa paura, anzi è stato verbo di lotta civile e di riscatto. Non so a cosa si riferisca per il passato recente italiano, ma per quello che mi riguarda il processo che sto affrontando per quello che ho detto, sta sabotando il pubblico diritto di parola contraria. E non mi fa paura, anzi mi incita a resistere meglio.“

Lei ha dichiarato che qualora venisse condannato non farà appello. Perché questa decisione?
“Si tratta di un caso unico di incriminazione per dichiarazione fatta, con parole messe tra virgolette come corpo del reato. Allora la mia difesa sta nelle ragioni che ho scritto in La Parola Contraria, sta nelle letture organizzate da persone che in un centinaio di posti d’Italia e all’estero leggono le mie pagine. Se non saranno sufficienti ne prenderò atto e non disturberò la giustizia italiana con altri gradi di giudizio. Se le mie parole pubbliche sono dichiarate reato, continuerò a commetterlo al di là di qualunque sentenza.“

Attraverso la perforazione, ci saranno conseguenze a livello ambientale? Come crede si stia reagendo – autorità comprese – a questo problema?
“Le autorità se ne infischiano della salute dei cittadini, dall’ILVA di Taranto in su. Hanno fatto interrare rifiuti tossici sotto autostrade, affidano appalti a ditte mafiose: di quali autorità si tratta? Sono corrotte, impunite e inaffidabili. In Val di Susa si lotta da oltre vent’anni, una generazione, per evitare il disastro ambientale procurato dalle rocce amiantifere da trivellare.”

Che Paese è l’Italia, dove si difende Charlie Hebdo ma si porta in tribunale uno scrittore per una frase? Cosa c’è a suo avviso di pericoloso in quanto da lei affermato?
“Con i casi all’estero siamo sempre molto democratici. Faccio notare che lo Stato non si è costituito parte civile con la sua avvocatura contro di me, dunque lo Stato non ritiene pericolose le mie affermazioni. Solo una ditta privata ha sporto una denuncia sballata, trovando impropria accoglienza nella Procura di Torino.”

La sua frase ha avuto qualche effetto pratico? Ci sono state notizie di persone effettivamente istigate da Erri De Luca?
“Mi piacerebbe saperlo. Invece l’accusa non porta in aula nessuna persona da me istigata e perciò nessun reato specifico connesso. Si tratta di istigazione astratta o di istigati anonimi. L’accusa presenta come testimoni un funzionario della questura di Torino e un dirigente della ditta che ha sporto denuncia: nessuna traccia di istigati.”


Fonte Link: http://iostoconerri.net/2015/02/09/a-processo-per-unopinione-intervista-a-erri-de-luca/#more-8617

Erri De Luca: “Se mi condannano vincerà un articolo del codice fascista”

Andrea Giambartolomei

Per Erri De Luca, comunque vada, oggi finirà un percorso difficile. Il Tribunale di Torino emetterà la sentenza nel processo in cui lo scrittore 65enne è imputato per istigazione a delinquere finalizzata al sabotaggio per le dichiarazioni a Huffington Post e Ansa del 1 settembre 2013 (“la Tav va sabotata”). Dopo la denuncia di Ltf, società incaricata dei lavori preliminari per laTorino-Lione, è cominciato il processo e nell’ultima udienza (il 21 settembre) la procura ha chiesto la condanna di De Luca a 8 mesi.

Come aspetta la sentenza?
Mi sento abbastanza congedato. Sarà un capolinea rispetto a questa incriminazione balorda. Se sarò assolto, sarà ripristinata una legalità e l’articolo 21 della Costituzione prevarrà.

E se fosse condannato?
Prevarrà l’articolo 414 del codice penale fascista.

Se condannato, lei non farà appello. Con una pena bassa non andrebbe in carcere, ma per lo Stato sarebbe un condannato.
Sarei il primo condannato per istigazione e spero anche l’ultimo.

Che effetto le ha fatto essere a processo?
Da un certo punto di vista ero lusingato: per i pm ero un criminale pericoloso perché uno scrittore ha un’influenza su persone che neanche conosce, un potere che non viene riconosciuto neanche ai politici coi loro militanti. Certo, quando il giudice ha chiesto al dirigente della Digos se dopo le mie dichiarazioni fossero aumentati gli atti ostili contro il cantiere, l’agente ha detto no.

Nell’ultima udienza magistrati e avvocati hanno citato scrittori e filosofi. Lei da intellettuale cosa pensava in quei momenti?
Dagli accusatori una disquisizione di letteratura è goffa. Era un processo e le citazioni non servono per incriminare. Piuttosto avremmo potuto fare un dibattito sul verbo “sabotare”.

In Francia cineasti, avvocati e politici hanno firmato appelli in sua difesa. In Italia sono stati più tiepidi.
Rispetto alla presa di posizione dei francesi sì: loro si sono impegnati come se fossi un cittadino francese. Ma non dimentico che il primo a intervenire è stato il produttore Domenico Procacci che, ricevendo un premio, me lo dedicò senza che fossimo stati in contatto.

In Francia però processano e condannato artisti e intellettuali per la loro satira o per le loro opinioni storiche negazioniste.
Il negazionismo e l’incitamento all’odio sono due infamie, come la diffamazione. Non possiamo dire qualunque cosa.

È quello che sostengono pure i suoi accusatori.
Sì, ma io non riconosco un reato creato in epoca fascista per il quale non ci sono precedenti. E poi ci si dimentica una parte di quell’intervista.

Quale?
Prima di dire che il Tav va sabotato, ho risposto che per me non esisteva nessun allarme terrorismo. Poi spiegavo che l’arsenale (trovato sull’auto di due No Tav nell’agosto 2013, ndr) era costituito da cesoie appartenenti a uno che fa il giardiniere. Ha dato fastidio la negazione del terrorismo, finora negato anche dalle sentenze.

Nel processo non s’è parlato del suo passato in Lotta Continua. Ma dopo l’omicidio del commissario Calabresi, provocato da una campagna del giornale Lotta Continua, non ha mai pensato che le parole potessero andare oltre le intenzioni?
È una situazione incompatibile con quella attuale: quel giornale era la voce di un movimento con migliaia di militanti, mentre oggi sono una persona isolata che approfitta della sua notorietà per rilanciare le giuste ragioni della lotta civile della Val di Susa.

Da Il Fatto Quotidiano del 19 ottobre 2015

Fonte link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/19/tav-erri-de-luca-se-mi-condannano-vincera-un-articolo-del-codice-fascista/2140415/

Erri De Luca assolto nel processo sulla “istigazione al sabotaggio” della Tav: “Impedita un’ingiustizia”

La vittoria di De Luca la dedico con grande gioia al Giudice Genovese e al PM Papotti del Tribunale di Parma, che hanno compiuto una ingiustizia, unitamente al cileno di Modena Rodrigo Meershon Vergara, patron della Logos, di Arcoiris e console cileno, mio accusatore. LB

Andrea Giambartolomei

Le accuse allo scrittore decadute dopo due anni perché “il fatto non sussiste”: “Ora mi sento un cittadino qualunque, ma la Val di Susa resta una questione che mi riguarda”. L’avvocato della Ltf: “Non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare”

Erri De Luca è stato assolto dall’accusa di istigazione a delinquere nel processo per alcune interviste in cui sosteneva che la “Tav va sabotata”. Il pm aveva chiesto una condanna di otto mesi di reclusione. Per il giudice Immacolata Iadeluca il “fatto non sussiste“. La sentenza è stata accolta dagli applausi dei numerosi No Tav presenti in tribunale a Torino. “E’ stata impedita una ingiustizia, quest’aula è un avamposto sul presente prossimo” ha commentato De Luca dopo la pronuncia del dispositivo della sentenza. “Ora – continua lo scrittore – mi sento tornato un cittadino qualunque. Ma la Valle di Susa resta una questione che mi riguarda. Di questo processo mi rimane la grande solidarietà delle persone che mi hanno sostenuto, in Italia e in Francia.”La sentenza ribadisce il valore dell’articolo 21 della Costituzione. Ho letto sui giornali della telefonata di Hollande a Renzi, ma non credo che abbia influito sulla sentenza”. Lo scrittore, prima della pronuncia, aveva rilasciato dichiarazioni spontanee con le quali aveva confermato la sua “convinzione che la linea sedicente ad Alta Velocità va intralciata, impedita e sabotata per legittima difesa del suolo, dell’aria e dell’acqua” e si era detto “disposto a subire condanna penale per il suo impiego, ma non a farmi censurare o ridurre la lingua italiana”.

Alberto Mittone, legale della Ltf, società che gestisce la linea No Tav, ha spiegato di rispettare “la decisione del giudice, non ne faremo una battaglia campale, ma nei momenti di tensione sociale ci sono dei limiti che soprattutto gli intellettuali dovrebbero rispettare”. Dall’altra parte c’è il commento di Gianluca Vitale, avvocato di De Luca: “Questa sentenza riporta le cose al posto giusto e dimostra che non avremmo dovuto essere qui. Mi auguro che la Procura e la Digos di Torino capiscano che c’è un limite anche all’attività di repressione. La libertà di pensiero deve essere tale in Valle di Susa come nel resto del Paese”.

Tutto era cominciato il 1° settembre 2013 quando Erri De Luca aveva risposto alle domande di una giornalista dell’Huffington Post sul rischio terrorismo in Val di Susa in relazione alla presenza del movimento No Tav. A De Luca veniva chiesto di commentare le dichiarazioni dell’allora procuratore capo di Torino Giancarlo Caselli dopo l’arresto di due militanti sulla cui auto erano state trovate bottiglie di plastica con la benzina, tubi in plastica, cesoie e altro. Era l’ultimo episodio di cronaca riconducibile alla protesta: a metà maggio c’era stato un blitz notturno al cantiere attaccato con bengala e molotov, un atto su cui era stata avviata un’indagine per terrorismo. Caselli aveva criticato la “complicità” di intellettuali sostenitori della causa.

E l’autore napoletano – un passato nel servizio d’ordine di Lotta Continua – il 5 dicembre 2005, dopo uno spettacolo a Torino, era andato a incontrare i militanti del presidio di Venaus, allora “avamposto” dell’opposizione al progetto della Torino-Lione, sgomberato quella stessa notte dalle forze dell’ordine. Da allora ha seguito la causa dei valligiani. Così in quell’intervista all’Huffington De Luca negò l’esistenza di rischi eversivi e poi affermava che quanto trovato sull’auto era “pericoloso materiale da ferramenta. Proprio quello che normalmente viene dato in dotazione ai terroristi” aggiungendo che “la Tav va sabotata. Ecco perché le cesoie servivano: sono utili a tagliare le reti. Nessun terrorismo”. Alla fine Ltf presentò denuncia.

Dopo l’inchiesta dei pm Andrea Padalino e Antonio Rinaudo, De Luca finisce a processo (durato 5 udienze, con 4 testimoni) e comincia la mobilitazione a suo sostegno: Domenico Procacci gli dedica ilNastro d’oro vinto a Taormina, le mobilitazioni diventano più frequenti, vengono organizzate letture dei suoi libri, tra cui il pamphlet La parola contraria, l’hashtag #Iostoconerri diventa virale nei giorni delle udienze, al Salone del libro a Torino molti scrittori indossano la maglietta preparata dalla Feltrinelli e in Francia vengono lanciate molte petizioni, ultime quelle dei cineasti e degli avvocati, a cui aderiscono anche politici e componenti del governo. 19 ottobre 2015

Fonte Link: http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/10/19/erri-de-luca-assolto-nel-processo-sulla-istigazione-al-sabotaggio-della-tav/2141039/

Lascia un commento