UN REGALO ALLE BANCHE DA 1000 MILIARDI

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Truffa Stato Banche: chi paga il danno erariale? Corte dei Conti, Magistrati e Presidenti della Repubblica coraggiosi cercasi.

Il Presidente della Repubblica rappresenta la più alta autorità dello Stato e del potere istituzionale, quindi è a questa autorità che bisogna indirizzare le denunce a mezzo stampa dei reati sociali di sistema. Pertanto, partendo dal presupposto che per i cittadini la legge non ammette l’ignoranza, a maggior ragione, riteniamo  che ciò debba valere anche per le più alte cariche dello Stato (Presidente della Repubblica incluso) ben sapendo che, il Signor Presidente, nell’esercizio delle sue funzioni, gode della più ampia  immunità civile e penale (gli unici reati per cui può essere processato sono quelli di attentato alla Costituzione e di alto tradimento).
Siccome riteniamo che la tutela dell’interesse nazionale sia un atto dovuto e non discrezionale, sottoponiamo al signor Presidente della Repubblica, chiamandolo in causa in veste di garante della Costituzione nonché come massima autorità giudiziaria essendo anche il Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), per il reato di “dolosa omissione istituzionale e governativa di atti economici pregiudizievoli dell’interesse nazionale in danno dei cittadini”, in associazione con le più alte cariche istituzionali: civili, religiose, giudiziarie  e accademiche dello Stato, con l’addebito del conseguente danno erariale, in quanto, è dal 2006 (Trattato di Lisbona TUE) che nessuna autorità dello Stato e nessun organo di tutela, di vigilanza e garanzia si è attivato per interrompere questa indecente malagestio amministrativa di inconfutabile flagranza di reato che ogni anno grava sul bilancio dello Stato per circa 70/80 miliardi di euro.
Per la carica che ricopre, signor Presidente, e per l’apparato dei 260 super consiglieri di cui si avvale le sarà noto che accanto al Trattato sul funzionamento europeo (TFUE), vige il Trattato sull’Unione Europea (TUE), quest’ultimo contiene i principi istituzionali, mentre il TFUE spiega in dettaglio il funzionamento degli organi della UE e stabilisce in quali ambiti la UE è attiva e con quali competenze. Pertanto, signor Presidente, di seguito per esteso le riportiamo l’art 123 del TFUE, in quanto è l’oggetto della nostra denuncia.

Articolo 123 del trattato di Lisbona (TFUE – Trattato di Funzionamento Unione Europea)

1)
“Sono vietati la concessione di scoperto di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia, da parte della Banca Centrale Europea o da parte delle Banche Centrali degli Stati membri a Istituzioni, organi od organismi dell’Unione, alle amministrazioni Statali, agli enti Regionali, locali o altri enti pubblici, ad altri organismi di diritto pubblico o a imprese pubbliche degli Stati membri, così come l’acquisto diretto presso di essi di titoli di debito da parte della Banca Centrale Europea o delle Banche Centrali Nazionali”;

2) “le disposizioni del punto 1 non si applicano agli enti creditizi di proprietà pubblica che, nel contesto di offerta di liquidità da parte delle Banche Centrali, devono ricevere dalle Banche Centrali Nazionali e dalla Banca Centrale Europea lo stesso trattamento degli enti creditizi privati”.

Lo Stato Italiano (o meglio i cittadini italiani) signor Presidente, dovendo far ricorso al mercato finanziario delle Banche Commerciali private per collocare i propri titoli di debito, versa nelle casse di queste Banche decine e decine di miliardi di interessi, somme che vengono sottratte alle esigenze della collettività.
Dalla lettura dei citati articoli del TFUE, si evince che lo Stato Italiano per finanziare il proprio debito pubblico e perseguire gli obiettivi di spesa pubblica, nonché per la fornitura di beni e servizi ai cittadini, avrebbe potuto ricorrere, se avesse voluto (come potrebbe farlo tutt’ora) a quanto disposto dall‘articolo 123 (TFUE) e dotarsi di un ente creditizio Nazionale ex novo a capitale pubblico, oppure avvalersi degli attuali Istituti a maggioranza pubblica come ad esempio Monte dei Paschi di Siena (MPS), Cassa Deposito e Prestiti (CDP) partecipato all’83% dal Ministero Economia e Finanze (MEF), oppure il Medio Credito Centrale (acquisito da Invitalia nell’agosto 2017 di proprietà del Ministero dell’Economia) per accedere alla liquidità offerta al tasso di sconto della BCE (0/ 0,25%) tasso di gran lunga inferiore rispetto a quello offerto dal mercato finanziario privato delle Banche Commerciali, oscillante in questi ultimi anni tra il 4 e il 7% come ad esempio nel 2011 e, utilizzare questa liquidità per finanziare il settore industriale italiano e ridurre il debito pubblico esistente in piena conformità ai Trattati stipulati.
In questo modo il debito generato sarebbe direttamente nei confronti della BCE piuttosto che indebitarsi  con i mercati al tasso medio del 4-5% annuo.
E’ intuitivo, signor Presidente, che se lo Stato Italiano, avesse fatto ricorso a questa opzione dotandosi di una Banca Pubblica oppure avvalendosi degli Istituti a capitale pubblico sopra menzionati, avrebbe potuto approvvigionarsi di liquidità direttamente presso la BCE e non attraverso, come detto, da Banche e intermediari privati. Così facendo si sarebbe ottenuto un considerevole risparmio calcolabile dal 2006 al 2019 non inferiore ai 1000 miliardi di Euro pagando oggi oltre 70/80 miliardi di interessi l’anno.

Signor Presidente, non si comprende perché alla luce di questa elementare possibilità di finanziamento, tra l’altro realizzabile da subito, se non nel breve periodo e nel pieno rispetto dei Trattati Europei, lo Stato Italiano non vi abbia mai fatto ricorso. Quando in Paesi concorrenti questa modalità di finanziamento è da tempo consolidata.
La Germania, signor Presidente, per finanziare il proprio apparato produttivo nazionale utilizza da tempo la Banca KFW (Bankengruppe) che è posseduta all’80% dalla Repubblica Federale Tedesca e al 20% pariteticamente dai 16 Lander federati anch’essi  soggetti pubblici.
Questa Banca svolge molti compiti di finanziamento nel settore pubblico e finanzia le piccole e medie imprese tedesche, sostenendo costi che restano al di fuori del bilancio Federale e che pertanto, non figurano nel debito pubblico tedesco.
Come la Germania, signor Presidente, anche la Francia sul modello della KFW tedesca, utilizza una propria Banca Pubblica d’investimento BPI (appunto Banca Pubblica d’Investimento) con la quale promuove e finanzia le proprie Piccole e Medie Imprese (PMI) con rilevanti investimenti di partecipazione in aziende strategiche nell’interesse dell’economia francese e verso l’economia sociale e solidale.
Signor Presidente, a partire da lei, stupisce la trascuratezza della struttura Istituzionale di garanzia e controllo  dello Stato. L’interesse nazionale non è né perseguito, né tutelato.
Le autorità competenti:
Corte dei Conti, Ragioneria dello Stato, Ministero del Tesoro, dell’Economia e delle Finanze dovrebbero essere chiamate a rifondere il danno erariale (1000 miliardi) provocato. Le norme, signor Presidente, sono molto chiare come lo sono le responsabilità omissive degli organi dello Stato.
Qua nessuno interviene, ma tutto non può finire, come sempre, nel consueto oblio. Qualcuno dovrà pur pagare.
Sprecare risorse, signor Presidente, in una  Nazione dove tutto è degrado e povertà,  è amorale! Si regalano 1000 miliardi di Euro alle Banche e per mancanza di soldi le macerie  del terremoto in Abruzzo  del 2016 nonostante le sue  immancabili rassicurazioni  e presenze in loco sono ancora tutte da rimuovere (a meno che non le si voglia trasformare nella risorsa di una nuova forma museale a cielo aperto) un disinteresse istituzionale che grida vendetta!
Non c’è vergogna Presidente!
Nel silenzio generale il 19/4 /2020 la Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha ufficialmente dichiarato che l’Europa rinunciava a pretendere la restituzione da parte dell’Italia di  11 miliardi di euro per finanziamenti ricevuti e non spesi!  Altra vergogna Presidente!
Infine, Presidente, non possiamo non riportarle anche l’articolo 128 del trattato TFUE.

art. 128

1) “la Banca Centrale Europea ha il diritto esclusivo di autorizzare l’emissione di banconote in euro all’interno dell’Unione. La Banca Centrale Europea e le Banche Centrali Nazionali possono emettere banconote. Le banconote emesse dalla Banca Centrale Europea e dalle Banche Centrali Nazionali, costituiscono le uniche banconote aventi corso legale nell’Unione”.

2) “Gli Stati membri possono coniare monete metalliche in euro con l’approvazione della Banca Centrale Europea per quanto riguarda il volume del conio. Il Consiglio, su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento Europeo e della Banca Centrale Europea, può adottare misure per armonizzare le denominazioni e le specificazioni tecniche di tutte le monete metalliche destinate alla circolazione, nella misura necessaria per agevolare la loro circolazione nell’Unione”.

Emettere, signor Presidente, non vuol dire prestare. Prestare è una prerogativa del proprietario, e allo stato attuale non vi è nessuna legge, norma, trattato, convenzione che attribuisca la proprietà della moneta alla Banca Centrale Europea. Pertanto i cittadini devono sapere di chi è la proprietà della moneta all’atto della emissione dal momento che la stessa viene emessa solo sottoforma di prestito cioè in forma proprietaria.

Sulla base di questo articolo 128, signor Presidente, lo Stato Italiano, nel pieno rispetto dei Trattati, alla stregua dei nove Paesi aderenti all’Unione che hanno mantenuto circolante la  propria moneta, volendo, potrebbe emettere biglietti di Stato a corso legale facenti funzioni di moneta parallela. Per l’Italia sarebbe la salvezza!
Lei, signor Presidente, in occasione della paventata immissione dei recenti “mini bot” si è opposto come si sono opposti (senza averne titolo) l’allora governatore BCE Mario Draghi, la ex presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagard, la Commissione Europea e tutti gli economisti  televisivi e della carta stampata di sistema, compreso inspiegabilmente il ministro del Tesoro Giovanni Tria.
Emettere biglietti di Stato a corso legale è molto semplice signor Presidente serve solo un po’ di coraggio e fare come ha fatto il suo predecessore Presidente Saragat con la legge n 171 31 marzo 1966.

Autorizzazione al Tesoro dello Stato a fabbricare ed emettere biglietti di Stato. Biglietti di Stato autorizzati dal Presidente Moro nel 1966. Legge successivamente abrogata da Scalfaro, Prodi, Dini, Ciampi e Visco nel 1998.

Biglietto di Stato da 500 Lire serie Aretusa emesso con DPR (Decreto Presidente della Repubblica del 20/06/1966) e DPR 20/10/1967) dal Presidente Giuseppe Saragat

 

Biglietto di Stato da 500 Lire serie Mercurio Legge 31/02/1966 DPR (Decreto Presidente della Repubblica del 14/02/1974) dal Presidente Giovanni Leone e DM 02/04/1979


Qua, Signor Presidente, il punto su cui bisogna fare chiarezza, una volta per tutte, è quello relativo alla moneta. L’attuale paradigma monetario è criminale  perché è fondato sul furto e sulla truffa del valore nominale.
La  moneta, Presidente, viene creata dal nulla da Banchieri privati al costo di pochi centesimi di euro per ogni taglio di banconota e  prestata agli Stati al valore nominale gravata da interessi. I Banchieri Presidente (Banche Centrali e Banche Commerciali) lucrano indebitamente il differenziale di valore tra il costo di produzione e il valore nominale, di conseguenza, con questa modalità di emissione, gli Stati e i cittadini vengono truffati  in quanto, il sistema monetario e bancario, presta un valore che non è di loro proprietà.
Il valore nominale della moneta Presidente, (se non lo sa chieda a qualcuno dei suoi 260 super consiglieri giuridici), è un valore convenzionale  di costo nullo creato dai cittadini con l’accordo sociale (accettazione) e col corso legale (la moneta, quindi,  ha valore perché noi ci siamo messi d’accordo che lo abbia) per cui è un valore creato dalla legge e non dai Banchieri; pertanto, un valore intangibile non lucrabile da nessuno né dallo Stato, né tantomeno da soggetti privati. Oggi, paradossalmente per motivi inspiegabili, ma spiegabili, la moneta viene  emessa in forma proprietaria da privati e non dallo Stato i quali, senza averne titolo, all’atto dell’emissione, illegittimamente, si increditano  il valore nominale gravato da interessi anziché accreditarlo come dovrebbero.
In questo modo, Presidente,  gli Stati e i cittadini vengono truffati e usurati del 200% al netto degli interessi (differenza tra addebito e accredito) e dal momento che la moneta all’atto dell’emissione  viene solo prestata a interesse, tutta la massa monetaria circolante è di proprietà dei Banchieri e, solo di oneri finanziari, lo Stato italiano, negli ultimi 30 anni, a fronte di un debito sovrano di 2.300 miliardi ha pagato loro 3.500 miliardi di euro! (3,5 trilioni).
Questo paradigma monetario di moneta a debito Presidente, è criminale e deve cessare in quanto è basato sui reati di associazione a delinquere, truffa, falso in bilancio e usura e tutti i responsabili e i loro protettori politici e istituzionali devono essere perseguiti, arrestati e processati. Questa Presidente è la vera causa del collasso finanziario della Nazione e delle povertà sociali e, se nessuno interviene, questo sistema monetario porterà tutti alla rovina! Pertanto, Presidente, se il parametro  di valutazione del suo operato è quello giuridico dello Stato di Diritto Costituzionale (come ci viene insegnato), lei non è esente da colpe e  responsabilità in ragione delle sue funzioni di garante della  Costituzione sulla quale ha giurato, perché questo paradigma monetario, è esattamente l’opposto di quello previsto dalla nostra Carta Costituzionale.
Democrazia, Presidente, significa sovranità di popolo e, sovranità di popolo non è avere solo la sovranità politica, ma anche quella monetaria della proprietà della moneta all’atto dell’emissione, se questo diritto viene usurpato non siamo più in democrazia ma in totale usurocrazia, per cui da un Presidente garante della Costituzione ci si aspetterebbe una ferma e dura condanna di questo crimine cosa che lei, Presidente, non ha mai ritenuto di fare ma, al contrario, invece, è sempre intervenuto a difesa di questo paradigma monetario.
Il silenzio istituzionale e di Governo  su un crimine di questa portata Presidente, non è più accettabile e stupisce molto anche che tutte le autorità civili e morali della società comprese quelle masmediatiche siano omologate su questo silenzio.
Lei Presidente, ci lasci dire, s’è ammantato di un rigoroso e severo alone di austero rispetto istituzionale, ma dietro a questo suo paravento  non c’è proprio nulla, non ci sono i valori e i principi Costituzionali né, tantomeno, quelli morali cristiani, ma  solo arbitrio, sprechi, truffe e scandali di ogni genere e livello come i casi Palamaropoli e Autostradopoli hanno dimostrato,  però, sulla  moneta mai nessun scandalo, un silenzio tombale colpevole di sistema da parte di tutti. Perché? Eppure monetopoli, usuropoli, debitopoli, e truffopoli! sono una terribile, concreta realtà. La risposta la lasciamo alla fantasia dei lettori. Noi Presidente, avvalendoci del diritto di critica, ci limitiamo  solo ad affermare che se a lei fossero stati e stessero veramente a cuore i diritti e i principi  Costituzionali, non saremmo qui a parlarle  dell’art. 123, dell’art. 128  e dell’usura della moneta a debito e dei conseguenti costi e reati sociali, dei quali non interessa nulla a nessuno, ma, forse,  saremmo a scriverle che, finalmente in Italia, la parola democrazia significa veramente democrazia e non più un sinonimo di usurocrazia! Sicuri con ciò di far felici e contenti anche i nostri grandi Padri Costituenti i quali, troverebbero finalmente un po’ di pace e non sarebbero più costretti a rivoltarsi nella tomba!

Inoltre, a chiusura di questo “horror istituzionale”, signor Presidente, in tema di sprechi e di risorse non possiamo tralasciare il capitolo dei Derivati, emblematico anch’esso dello spregio dell’interesse pubblico a favore di quello parassitario bancario privato.

I Derivati

Nel 2012 il professor Mario Monti, in veste di Presidente del Consiglio e di Ministro del Tesoro e delle Finanze, ritenne discrezionalmente di liquidare a Morgan Stanley, l’incredibile somma di 2,6 miliardi di euro, a fronte di un contratto di finanziamento derivato erogato dalla stessa Banca d’affari per l’importo  di 50 milioni di euro! Signor Presidente, 2,6 miliardi di euro pagati a fronte di un finanziamento di 50 milioni di euro!!
E ciò, nonostante l’agenzia di rating Standard &Poor’s fosse sotto processo a Trani con l’accusa di aver declassato illegittimamente e dolosamente il rating italiano  da “A” a “BBB+”, al solo fine di danneggiare l’Italia attraverso operazioni, come ha scritto il magistrato Michele Ruggiero, di “manipolazione del mercato aggravata dalla rilevante offensività ai danni di uno Stato sovrano e da una rilevantissima gravità del danno patrimoniale provocato”  con l’aggravante del fatto signor Presidente, di un equivoco intreccio societario in quanto la Banca d’affari Morgan Stanley partecipa la Società Mc Graw Hill  azionista di Standard & Poor’s!
Dalle carte dell’inchiesta, signor Presidente, è emerso che a partire dagli anni ‘90 tra il Ministero del Tesoro e delle Finanze e le Banche d’affari statunitensi furono stipulati numerosi contratti di finanziamento con clausole bilaterali che prevedevano che in qualsiasi momento i contratti potevano essere chiusi e liquidato l’attivo alla parte cui spettava.
Per motivi mai spiegati, signor Presidente, la clausola del bond in oggetto, era unilaterale e poteva essere esercitata dalla Banca al verificarsi delle seguenti due condizioni:
a) il declassamento dell’Italia;
b) se ci fosse stata una esposizione elevata verso il nostro Paese nei confronti della stessa Banca, cioè se la Banca avesse avuto in portafoglio una quantità di titoli Italiani che superasse una certa soglia concordata, in ragione del rating; quindi rating e quantità dei titoli correlati due fattori facilmente manipolabili dalla Banca stessa ai fini dell’escussione della clausola finanziaria del contratto.
In merito alla gestione di queste operazioni e a questi contratti, signor Presidente,  non c’è la necessaria trasparenza, nessuno sa niente di come è gestito il debito pubblico italiano, nessuno sa quanti e come sono costruiti questi derivati, nessuno conosce le modalità, le regole, le procedure attraverso le quali si determinano i prezzi e che siano corrette e legali.
Dal 2021 ad oggi secondo la testimonianza della dottoressa Maria Cannata, responsabile dell’emissione dei titoli di Stato, il numero delle operazioni con clausole di questo tipo sarebbe stato ridotto da 35 a 13 e solo in due casi è avvenuto l’esercizio da parte della controparte però, chi ha chiuso i due derivati e quanto siano costati, non è dato a sapersi, né si conoscono i contenuti dei derivati che lo Stato italiano ha ancora in essere, chi siano le controparti, né per quali importi siano stati stipulati e con quali clausole.
Inoltre, nulla si evidenzia nella relazione pubblica semestrale che il  Ministero dell’Economia e delle Finanze invia alla Corte dei Conti sulla gestione del debito come previsto dal decreto ministeriale del Tesoro del 20 novembre ‘95 che impone l’invio di una rendicontazione dettagliata sull’operatività in derivati esplicativa delle strategie operative e degli obiettivi perseguiti nonché, come vi siano inquadrate le singole operazioni realizzate.

Nessun organo democratico dello Stato signor Presidente, ad oggi,  possiede le informazioni utili ad avere un quadro chiaro e completo della situazione.
Il capitolo dei titoli Derivati stipulati dal Tesoro italiano, signor Presidente, è un tema su cui la verità è ancora lontana dall’essere svelata. Sappiamo soltanto che i titoli Derivati sottoscritti dallo Stato italiano ammontano a 170 miliardi di Euro.
Il CTU specializzato in materia bancaria e finanziaria iscritto all’albo del Tribunale di Cremona dott. Alessandro Govoni, nel Workshop per Magistrati, Avvocati, Notai e dottori Commercialisti, tenutosi a Bolzano il 26 novembre 2015 presso l’Hotel Casa Kolping, relaziona che  i contratti di finanziamento sottoscritti con la formula  dei derivati  dalle Amministrazioni Pubbliche, più precisamente da: 735 Comuni44 Province e 9 Regioni, ammontano presuntivamente a oltre 500 miliardi di euro.

I derivati sono delle scommesse  prive di sottostante cioè, senza valore di scambio.
Con la legge n° 488 del 28/12/2001 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato) Finanziaria 2001/2002
•Governo Silvio Berlusconi (giugno 2001/aprile 2005);
•Vice presidente Gianfranco Fini;
•Ministro del Tesoro Giulio Tremonti;
•Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
I contratti derivati assumono valore di moneta, in quanto alle banche e  alle Amministrazioni Pubbliche è stato consentito di mettere in pareggio i propri bilanci con la finanza creativa di questi titoli. Una truffa nella truffa perché nell’attivo di bilancio, viene iscritta la ricevuta della scommessa (contratto) e non la vincita della scommessa. Inoltre, questi contratti (scommesse) vengono stipulati con controparti (grandi Banche speculative) in grado, di manipolare a loro vantaggio, gli elementi costitutivi l’oggetto della scommessa (clausole), cioè in grado di condizionarne gli esiti.
Il CTU riferisce anche che, il Comune di Roma, per uscire da un solo derivato ha pagato la stratosferica somma di 23 miliardi di euro!!!
Presidente, come è possibile che sia potuto accadere  tutto questo? E gli organi di controllo di legalità dello Stato? E il Ministero del Tesoro del Bilancio e delle Finanze dov’erano?
È utile ricordare, signor Presidente, che il pagamento del derivato liquidato dal Presidente del Consiglio Monti venne inserito nel decreto denominato “salva Italia”, proprio mentre si faceva un decreto per rastrellare soldi per salvare il nostro Paese dalla speculazione dei tassi d’interesse da pagare agli usurai dentro al decreto “salva Italia” c’era anche questo provvedimento “affossa Italia”!
Che vergogna, Presidente! (Parma, 20/ 07/2020)

Luigi Boschi e Gian Fabrizio Pioli

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