LA RESISTENZA DI UBALDO BERTOLI

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Era una estate degli anni ’90.
-Ma tu non sei di qui -esordiva Ubaldo- non ti ho mai visto prima!
E in effetti non c’eravamo mai visti, né conosciuti. Un amico con cui spesso cammino per le strade della città per assaporarne gli umori e per scoprirne i luoghi inediti, me lo presenta. Un signore che inforcava la sua bicicletta nel sole sulla via che porta in Piazza Duomo; l’arco di via Bruno Longhi era la cornice.
-Non si fermi a Parma!…- mi disse.
Il suo viso e il suo ciuffo ribelle ritmavano il suo parlare di sotto i baffi. Lo stavo a ascoltare incredulo di trovare ingegno, spirito e giovinezza in quell’uomo non più giovane d’anni, che sorrideva incupito. La gestualità delle mani col suo parlare…
-Lei mi ricorda…-gli dissi…
Lui sorrise quasi turbato, mi ricordava… persone che avevo avuto modo di conoscere! E fra battute e opinioni, abbassando il timbro di voce con tono gioviale, ma di raccomandazione, indirizza a me:
-Ma lei cosa fa qui, torni a Milano. Vede, io sto qui perché sono obbligato. Facevo il giornalista al Giorno, sono stato corrispondente da…
Parlava ritmato e modulava le tonalità con la maestria di un attore in scena, ma era vero.

Il sole allunga l’ombra di una figura…
-Ciao Zanardi -gli dice- e con una battuta sul restaurato dell’Antelami lo salutava con la mano e gli parlava col sorriso.
-Devo andare, è tardi, mi aspettano a casa.
E si allontanava incurvandosi sulla bicicletta che riusciva a mimetizzare con la sua figura. E’ così che ho conosciuto Ubaldo Bertoli, l’autore della "Quarantasettesima".

Pochi giorni dopo sono in un ufficio di un palazzo "storico" di Parma e sento nel corridoio una voce che mi sembrava di ricordare: entra, è lui Bertoli; quando mi vede immediatamente:
-Ma sei ancora qui?
Prende un pezzo di carta, una penna e inizia a disegnare, con un tratto continuo senza togliere la punta dal foglio, un suo ritratto col secchiello, su una spiaggia… Saint Tropez scriveva sul bagnasciuga.

Piazza Garibaldi, Baldo attraversava con l’inseparabile bicicletta le strisce; lo vedo e lo saluto accompagnando la mia mano alla sua spalla e gli propongo una coppa di bianco frizzante.
-Si andiamo, appoggio questa ferraglia, sai quel bar che ha dato da bere a tutta Parma?
Mi dice e racconta mentre camminiamo per un pezzo di via Cavour diretti poi in piazza Steccata.
-Baldo ho mangiato in questi giorni un minestrone con castagne e… poi un arrosto e patate cotti nel testo… devi venire una volta;
-E’ il testo migliore! Si chiamami vengo… Ma questa città, la vedi, guarda io… ci sono dei delinquenti, dei mascalzoni che siedono in certi posti…
E mi raccontava il suo pensiero di ritorno al catenaccio…
-Vado in Ghiaia adesso devo andare a far la spesa…

Ubaldo, un uomo creativo capace di verità, mediata, da una raffinata scrittura e da un tratto, un segno di getto che interpretava la vita ed esprimeva l’animo delle persone.
Un anno prima della morte i notabili burocrati gli danno il premio S. Ilario, che lui fa mandare a ritirare dalla figlia. Stava già male. E’ si, il vero premio è quello di aver fatto senza quel riconoscimento…o beffa! Lui, Baldo, non ha mai smesso di fare la Resistenza, ha continuato a scrivere il suo romanzo dal vero. (Parma 23 aprile 2004)

Luigi Boschi

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