RICORDO PAOLO

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O MIO CAPITANO!

boschi luigi & figli

Mio capitano, così ti chiamavo nel mio cuore… Eri il nostro capitano di famiglia. Non tutti sanno coltivare l’albero del pomo d’oro della vita come tu hai saputo fare. La sensibilità degli artisti va oltre l’immaginario e Erberto Carboni nel suo gesto creativo aveva intuito, aveva compreso in quell’albero il futuro di ciò che sarebbe divenuta una leggenda d’impresa. Sei stato unico nel saper valorizzare i talenti e renderli virtuosi. Con la tua fortezza hai dipinto ogni attimo del tuo cammino. Un eterno innamorato con la gioia di vivere. La sapienza donata trasformava la tua azione in gesti di saggezza. E la visione etica alimentava la convivenza. Tu lo hai dimostrato! Portavi le virtù nel cuore.

Un altro patrimonio dell’umanità che oggi non c’è più…e ogni individuo lo è, nella sua unicità, ma spesso non ne è consapevole o ne è spogliato. Tu, Paolo eri consapevole della tua missione. Una strada che hai illuminato, che hai saputo cogliere in questa società che spesso, invece, deterge da ogni sentimento, da ogni ideale, da ogni residuo umano. Non importa ciò che si ama, l’importante è amare. Quando la banalità del male acceca la vita riduce l’amore a foglie secche da spazzar via: l’affetto spontaneo rifiutato si spezza e non può decollare in amore incondizionato. Si rompono le ali ai sentimenti e si rafforzano invece i risentimenti. Ma l’oblio della tragedia sembra continui a prevalere sul ricordo della storia.

O mio capitano, capace di solcare i mari aperti, cogliere i venti e indicare le rotte, tenevi con stile il timone. Hai custodito con responsabilità le tradizioni di famiglia, hai interpretato i tempi, hai saputo inventare con passione una nuova dimensione di impresa, essere credibilità e equilibrio di centri di produzione mondiale, di dialogo col mondo delle multinazionali, di lealtà e correttezza nello spietato, spesso rapace, mondo economico. Hai saputo essere generoso nella fermezza. Hai saputo perdonare chi ha tradito la tua fiducia, chi ha approfittato della tua costretta immobilità, ma quel qualcuno non potrà mai cancellare la tua storia, la tua dignità di capitano saggio, giusto e coraggioso. Il destino di una società dipende sempre da minoranze creative e tu ne sei stato parte. Un creativo non può non essere generoso, l’avarizia non gli si addice.

O mio capitano, mi ricordo quando giovane accompagnavo mio padre ai vostri incontri. Una stima, un’intesa reciproca, un progetto di vita vi univa, interrotto da un banale, drammatico incidente d’auto. Quando morì avevo 21 anni. Ti avvicinai, eri solo, addolorato, affranto. Io, in lacrime, frastornato, dalla tragedia appoggiai la mia mano sulla tua, ferma sul parapetto del terrazzo di casa: “Stammi vicino!” -ti dissi- e ci mettemmo a guardare dalle colline la città all’orizzonte. 

O capitano, hai saputo vivere con dignità, nel tuo dolore, i sapori amari della malattia. La debolezza fisica non ha mai intaccato la tua fortezza d’animo, la speranza nella vita. Lo humour rivelava la tua intelligenza…libera! Hai sempre saputo vivere e così lo hai fatto anche negli anni di afflizione delle pene fisiche. Hai saputo lottare, non ti sei arreso. Hai saputo custodire il tuo intenso dolore nella dignità di chi sa vivere. Hai saputo convivere col dolore. Hai saputo andare oltre il desiderio del comprensibile sconforto, hai avuto l’intelligenza di continuare a "sentire" e di credere. D’altra parte hai sempre saputo cogliere i sapori della vita e purtroppo anche quel sapore amaro, difficile, quasi impossibile da "mandar giù"!

Mi ricordo quel 13 dicembre del ’99: a quel pranzo di Santa Lucia della nostra famiglia riunita: ho sentito lì ribattere il nostro cuore. Mi ricordo lo stare insieme a tavola tuo con mio zio, le poche commosse tue parole per mio padre. Come ricordo i divertiti nostri figli scoprirsi parenti, affini, il loro sorriso vero, aperto…indimenticabile: gli anziani comprendevano i giovani e i giovani coglievano la saggezza degli anziani. Fu un incontro di fine millennio!

Avrei voluto rubarti tutto il tuo dolore…ho potuto darti solo tutta la mia stima, il mio amore solitario, il mio affetto spontaneo in un abbraccio infinito. Ci capivamo nei silenzi… Sì, il silenzio riesce laddove la parola è incapace. Una parola può spegnere la voglia di credere. Il silenzio del gesto coltiva l’amore e scaccia l’angoscia quando preme sulla vita. L’amore è ciò che rimane quando tutto si è disciolto e l’abbandono sembra opprimere la vita…quando la gioia del vivere sembra soccombere sotto il peso della dolorosa esistenza. Francesco si spoglia di ciò che aveva indosso e parla agli animali, alla natura; Nietzsche diventa Dyonisos: lo smemorarsi dell’Io è danza, sulle cui soglie la parola si arresta.

L’uomo è un frutto dell’albero della vita, il suo seme rinasce in eterno. L’uomo capisce la vita, quando comprende la morte. La morte però si preferisce dimenticarla: la sua consapevolezza in vita ridà la voglia per l’amore alla “ricerca del tempo perduto”. Per rinascere bisogna morire, ma la vita è un dono unico: non si rinasce, si muore e si risorge solo in Dio. “Dilettanti della vita” li chiamava Mann gli uomini.

O capitano, un amico leale hai voluto ritrovare nel dolore, era con te sempre col cuore, veniva a trovarti spesso, un anziano prete, non un manager…un ricercato amico dell’infanzia. Anziano, ma giovane di mente. Capace di coniugare la profondità dell’amore e l’intelligenza del pensiero. Ed è stato un prete amico con cui hai condiviso la speranza, con cui hai iniziato una nuova storia, con cui hai riflettuto sulla tua vita eterna…A tua moglie e a un prete saggio, intelligente hai affidato te stesso, hai confidato le parole della tua anima, del tuo dialogo con Cristo. A loro hai raccontato il tuo dolore, la tua angoscia; hai scelto un prete disubbidiente…per andare a Dio.

Volevi realizzare una Chiesa interconfessionale a Parma: il tuo ultimo desiderio è testimonianza di fiducia nell’umanità. Volevi, forse, unire tutti, pur nel valore delle diversità, in quell’albero del pomo d’oro della vita, che hai saputo coltivare con lealtà, e che non vive nei campi di guerre, dei soprusi, degli inganni, della prepotenza, dell’ingiustizia, della discordia, della ipocrisia. La vita è un dono dall’intenso profumo: occorre una mente aperta e un cuore di bimbo per gustarla.

Onore a te, o mio capitano!! Riposa tra i giusti. Il tuo ricordo non diverrà oblio (Parma, 17 gennaio 2007)

Luigi Boschi

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