Democidio

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Democidio

Ho ritrovato nell’archivio del mio computer, il racconto politico d’estate scritto nel 2001, precisamente il 16 giugno, quindi 18 anni fa. Pubblicato in forma cartacea su “LA PILOTTA” il 07 luglio 2001. Lo pubblico online oggi 17/06/2019. Una anticipazione di cosa sarebbe avvenuto.

Dall’attentato costituzionale, all’avvelenamento, alla manipolazione della vita. 

I fatti costituzionali non sono i fatti di tutti i giorni. Una riflessione di diritto costituzionale, scade spesso a scelte quotidiane amministrative. Ormai si confonde politica, con amministrazione, col diritto. Senza costituzione non c’è Stato democratico. La confusione elettorale e lo svuotamento di significato del Parlamento è un dato di fatto incontrovertibile. Se questa è ancora una repubblica parlamentare…! Con la “fluidità” praticata si potrebbe confondere il rugby, il calcio, il football americano, la pallavolo, il basket… Si gioca sempre con una palla.

C’è chi ha preferito non partecipare al democidio, della costituzione italiana. E’ stato perpetrato dalle due coalizioni di centro destra e centro sinistra, con il consenso dei piccoli partiti, “un colpo di stato”, la nomina di un potere esecutivo attraverso l’elezione di un potere legislativo, attraverso l’inganno culturale e la manipolazione della comunicazione. La magistratura dovrà pronunciarsi! Articolo 283 codice penale: “Attentato contro la costituzione dello Stato. Chiunque commette un fatto diretto a mutare la Costituzione dello Stato o la forma del Governo con mezzi non consentiti dall’ordinamento costituzionale dello Stato, è punito con la reclusione non inferiore a dodici anni.” Perché dopo un referendum popolare che si esprimeva contro il maggioritario, si è andati a votare con un sistema di fatto bipolare, senza una riforma elettorale? Io ritengo che vi sia stato reato, la magistratura, gli organi competenti, Strasburgo dovranno esprimersi.

Il rispetto dei diritti costituzionali è la base fondativa di uno Stato democratico, caso contrario vi è oligarchia, nella migliore delle ipotesi, o dittatura, purtroppo. Il raggiro operato significa la caduta dello Stato di diritto.

L’anarchia è il sogno utopico di una democrazia compiuta e matura, ma i signori dittatori non la permetteranno ovviamente.

Sinistra, destra, centro sono classificazioni che oggi banalizzano la politica. Il digitale, la genetica, le nuove scoperte scientifiche, la complessità sociale e dei saperi non possono essere ridotte a queste categorie politiche. Il nuovo non uscirà da queste forme di classificazione sociopolitica. Sono espressioni di una politica centralistica, di un giornalismo spettacolo, della politica dell’intrattenimento, schiacciata sulla economia, sulla speculazione finanziaria che hanno assunto un ruolo di obiettivo anziché di strumento, fondamentali, indispensabili, ma pur sempre strumenti non elevabili a obiettivi. Un intrattenimento depressivo. Quando questo avviene, come in questo periodo, siamo di fronte al fallimento umano, all’indebolimento delle potenzialità di autonomia e autodeterminazione. La politica spettacolo non partecipata diviene network televisivo. Così come gli allevamenti intensivi di bestiame diviene ecocidio (vedi Rifking), la politica broadcasting diviene demoicidio.

La mancanza di un progetto futuro del nostro Paese è evidente: nessuna delle attuali espressioni politiche ha illustrato o delineato la visione di un progetto Paese. Si sono limitati a presentare esercizi di politica amministrativa, non strategica, né di visioni. Una ipotesi: Grecia, Spagna, Portogallo, Italia, un Mediterraneo per il turismo, un villaggio già pronto solo da consumare. L’Università potrà salvarci da un turismo di transito, forse!

E’ vero, la costituzione è una norma concepita dall’uomo, ma diviene il principio di convivenza di un popolo, di una civiltà, che in quella norma, in un dato periodo si riconosce. Ora in uno Stato democratico si presume che ciò venga rispettato, altrimenti siamo di fronte alla caduta dello Stato di diritto, a un colpo di stato, come è di fatto avvenuto attraverso la manipolazione della comunicazione e il raggiro culturale. In uno Stato di diritto, prima si modificano le regole, poi si agisce nel rispetto di ciò che è stato convenuto. Non è successo nulla dopo le elezioni del 13 maggio, solo uno scambio di azioni di maggioranza, una ricomposizione del potere economico. Le singolarità non contavano prima e non conteranno adesso. Al proliferare sistemico, si contrapporrà l’appalto sistemico! L’alternanza politica si è ridotta ad alternanza economica.

 

PRIMO MINISTRO: PUBBLICITA’ 

Ci sono più morti che si pensano vivi che vivi apparentemente morti. Così come ci sono più sudditi che cittadini. Questa è la civiltà della contaminazione. Difficile continuare a vivere da non appestati.

L’astensione consapevole è una forma di voto. Dice Chomsky: “Se le elezioni sono semplicemente un’occasione in cui una parte della popolazione va a fare una croce ogni paio d’anni, non servono a nulla. Ma se i cittadini si organizzano per prendere posizione rispetto a qualcosa, e fanno pressioni sui loro rappresentanti affinché ne tengano conto, allora le elezioni possono servire.”  Così come sono, le elezioni sono divenute l’espressione della stupidità di massa che è volutamente manipolata e confusa dai centri di potere, che è succube del piacere sadomaso, generato da anni di soprusi, nell’essere governata, resa suddita, mentre gli individui aspirano al privilegio personale, la cosiddetta sana competizione di mercato.

La controtendenza, il nuovo è costituito da comunione e condivisione di saperi nel rispetto dei valori delle diversità; pluralità di verità; autogoverno, autodeterminazione, autonomie, autoimprenditorialità, autorganizzazione, autoconsapevolezza di una complessità che le logiche centralistiche non possono più governare. Charles Leadbeater sostiene che “le società diventano più democratiche man mano che le persone acquistano maggiore istruzione e conoscenza, in modo da essere in grado di prendere in mano le loro vite. Saremo una società migliore, grazie alla nostra capacità di generare, conservare, distribuire e utilizzare la conoscenza in modo più efficace.” Questo oggi è impedito, ostacolato, mentre l’icona della televisione è eletta a capo del governo con la complicità di tutti. E’ sempre più di attualità il concetto di De Kerckhove: “non sei tu a guardare la televisione, ma è la televisione che ti guarda”. Nemmeno lui però pensava che sarebbe divenuta capo di un governo di un paese occidentale cosiddetto avanzato. Nell’era del digitale in Italia governa la pubblicità, ciò che alimenta e rimane dell’era industriale; nell’era industriale il capitale si è avvalso dei rappresentanti delle forze lavoro; nell’era contadina il politico era un aristocratico o un uomo di guerra. Il Capo di Stato o di Governo non è più uno Statista ma il primo rappresentante delle lobby di ogni nazione. Bush un rappresentante d’armi e di petrolio, sussume in sé il potere del software, Blair l’impiegato della aristocrazia finanziaria, Berlusconi (la pubblicità in persona) un venditore di prodotti di una industria obsoleta e servile, Putin l’icona di un Paese che non c’è più, Schroder un piazzista di elettrodomestici, Chirac un venditore d’arte, Aznar un tour operator.

 

UTOPIA

E’ l’utopia la ragione di vita: c’è molta più vita nell’utopia, che nella realtà. La realtà è il regno dei morti o degli zombi urbanizzati. Solo attraverso il progetto utopico la realtà può trasformarsi. Non era un progetto utopico la ricerca spaziale nell’età della pietra? Nemmeno immaginabile, eppure esisteva già. Spesso poi con l’ipocrisia, perché si è di parte, si vorrebbe far passare per utopica una visione realistica e si consente ai signori del potere praticare l’alternanza economica, non politica…uno scambio di azioni di maggioranza, una ricomposizione del potere economico. La persona non contava prima e non conterà adesso. Al proliferare sistemico, si contrapporrà l’appalto sistemico!”  Ho detto qualcosa di utopico? O preferite quelli che guardano il futuro attraverso lo specchietto retrovisore. L’attuale proposta e dimensione politica delle coalizioni di centro destra e centro sinistra con la complicità dei partiti minori è la negazione della vita, rappresentano il vecchio ordine. Proviamo ad aprirci al mondo e confrontiamo altri ordini di governo su quali logiche lavorano. Il nuovo eletto rappresenta “l’obsoleto” e la  sinistra la “parodia”. 

 

L’indifferenza verso le differenze o il pensiero utopico non ha limiti. Si è ancorati al comando controllo e non si riesce a vedere altro se non quello già conosciuto che si ritiene il solo, l’unico e la verità. Non ci si mette minimamente in discussione e nemmeno ciò che ci sta intorno. Si continua volutamente a fraintendere a non capire a sconnettere a isolare.

 Il nuovo dobbiamo immaginarcelo, inventarcelo. Se esistesse sarebbe già vecchio e preda dell’attuale dominio economico. Il futuro della politica deve necessariamente individuarsi fuori dalle logiche economiche altrimenti sarà il fallimento della società. L’economico è uno strumento, indispensabile, necessario, ma sempre strumento resta. Il liberismo e il comunismo sono il fallimento delle civiltà, delle individualità, delle differenze. E infatti oggi prevale l’omogeneizzato per tutti! Se la politica diventa pratica economica è amministrazione. Non è più politica.

Proviamo a dimenticare l’economico e attiviamoci in una relazione di valori altro, iniziamo a convivere senza, pratichiamo la logica dell’astensione anziché del consumo, ricerchiamo dimensioni che trascendano la quotidianità, ricerchiamo l’approfondimento anziché l’usa e getta, rimaniamo fermi anziché inserirci nell’illusione di un moto necessario. Pratichiamo un nuovo mondo, anziché quello orgiastico. E invece subiamo passivamente la vampirizzazione, lo svuotamento praticato giornalmente da un sistema vorace di vita che succhia come fosse nettare, incapace di generare un potenziamento, una valorizzazione delle singolarità.  

Penitenziario esistenziale

Avete un bel presentare progetti! La miseria di una classe politica che ha ancora il coraggio di chiedersi pubblicamente: “Come mai la gente, i giovani in particolare si allontanano dalla politica?” Un gruppo dirigente consenziente, che si presta con la retorica e i sofismi all’imbonimento delle masse per la copertura degli affarismi di una élite. Molte e sottili sono le armi ideologiche utilizzate dallo Stato e dai suoi intellettuali nel corso dei secoli per convincere i sudditi ad accettare il loro dominio. Deputati, Senatori, Consiglieri Regionali, Provinciali, Comunali, sono i funzionari della morte. Governi, Commissioni, Giunte, Consigli, sono i comitati d’affari, luoghi dove si definiscono le spartizioni di potere e le assegnazioni di risorse economiche.

“La conseguenza inevitabile dell’operato fiscale iniquo del governo è quella di dividere la comunità in due grandi classi: una costituita  da coloro che, nella realtà, pagano le tasse, e che quindi da soli sostengono le spese per mantenere il governo; l’altra, invece, costituita da coloro che beneficiano dei loro contributi sotto forma di erogazioni, e che sono quindi a tutti gli effetti mantenuti dal governo; in altre parole si divide la comunità in pagatori di tasse e consumatori di tasse…L’effetto di ogni aumento, quindi, è quello di far arricchire e rendere più potente una parte, e di ridurre alla povertà e indebolire l’altra” (John C. Calhoun ex Segretario di guerra degli Stati Uniti d’America 1782 1850). 

Siamo testimoni che non vedono e sappiamo quello che sta capitando, ma siamo ciechi. E c’è ancora chi va a votare! Un falso strumento democratico per richiedere il consenso a delinquere? Il popolo è sovrano! Si arriva al disprezzo del politico..! E invece? Hanno trovato la connivenza con una borghesia sterminata, incapace ormai di pensare che vive nel paese dei Balocchi con le loro maschere quotidiane, asini in carriera dediti al bridge, al tennis, al golf, ai party, all’esercizio del servizio e del consumo, alle droghe, agli psicofarmaci, all’orgia e alla prostituzione; con  masse trasformate in branchi di animali allo sbando, teleutenti della loro morte, decerebrati per il sogno, gruppi armati capaci di ogni nefandezza, dagli stupri di massa ai serial killer.

Operatori della morte, il digitale suona la vostra fine e lancia un ponte per emigrare dalla palude contaminata e invivibile. Se al politico era richiesto il progetto paese e lo sviluppo del contesto per la realizzazione dell’individuo, questo obiettivo è stato consapevolmente mancato per il bieco interesse personale o delle organizzazioni rappresentate. Sono mostri umani i nostri delegati, che hanno deturpato l’ambiente, sedotto, stuprato e abbandonato l’uomo. “Abbiamo bisogno che le cose siano facilitate, e ora il nostro governo sta agendo per rendere quasi impossibili perfino i servizi sociali. Sono riusciti a trasformare l’acqua in qualcosa di imbevibile…direi che alla nostra leadership manca l’intelligenza. In secondo luogo penso che manchi la coscienza” (John Cage).

Dal rifiuto europeo è nata la potenza mondiale, dal rifiuto dell’era industriale la scoperta di mondi paralleli, il prevalere dei “beat” sugli atomi: è la forza del rifiuto di sistema che diviene il suo carnefice. Per la prima volta l’uomo si libera e ha paura di non essere più schiavo, terrorizzato da una politica economica incentrata sul manufatto e sull’annientamento dell’io, attraverso una graduale perdita dei suoi saperi, ridotto a un omogeneizzato interscambiabile. La società della tecnica produce se stessa, affranca l’uomo dal servilismo utilitaristico totalizzante, pone le condizioni per nuove dimensioni e modalità di vita; i cambiamenti dell’essere nell’interazione richiederanno lo sviluppo di un nuovo pensiero economico basato sulla conoscenza e sulla libertà della persona. Vivere è superare se stessi.

“Dopo la morte della verità, dei valori e delle valutazioni, rimane in campo lo scontro tra le forze e il prevalere di quella più potente: la tecnica guidata dalla ragione scientifica. La cultura dominante è ancora lontana dal senso autentico di questo processo, ma ciò non significa che esso non esista” (E. Severino).

Operai e cybernauti

 

 Si lanciano i mezzobusti virtuali e il risentimento di quelli siliconati, oggi in onda, è palese. Quasi che sia primario andare in  video anziché occuparsi di informazione, ma già, dimenticavo, spesso l’informazione è scontata, precotta o pagata e allora non rimane che  occuparsi della propria “messa in piega” televisiva. C’è già poi chi  tenta i confronti tra real e cyborg anchor senza tener conto che siamo all’inizio di una rivoluzione nei modi di comunicazione dalle macchine elettroniche verso l’uomo; ma è tale la voglia di idiozia, di malafede o ignoranza…! Quando poi ci si occupa dell’economia,  vai coi tassi di crescita, delle percentuali del PIL, del Nasdaq.

 Nessuna comparazione, nessuno che ponga in evidenza le differenze sulla tipologia economica italiana rispetto a quella americana. Si  confronta il tasso di crescita dei PIL tra Paesi e si tace volutamente sulla loro composizione: è come mettere ai nastri di  partenza un missile e un uomo; d’altra parte è pur vero che si mandarono gli italiani a combattere in Russia con le scarpe di cartone.

Fateci caso, però, quando vanno in onda i servizi sulla nostra  economia, vediamo personale che sta saldando, che sposta pezzi  manufatti, catene di produzione, gente che muore nei campi manifatturieri (e non potrebbero mandare in onda altre immagini perché perderebbero i loro telespettatori, disorientati); quando compare quella americana, vediamo stazioni di ricerca, impianti di innovazione tecnologica, operatori impegnati al computer, schermate video con elaborazioni, astronauti, top gun, star system, ecc. Ora ditemi come può competere una nazione col suo manufatto con quella a trazione digitale e ricerca, sostenuta da un preciso indirizzo culturale mondiale. La nostra economia è tra l’altro in grave pericolo, sia per i consumi, sia per i competitors nei Paesi in via di sviluppo, come la Corea. Quando poi avremo assimilato il digitale, che imporrà i ritmi nella nostra industria da terzo mondo e saremo divenuti tecnocoloni, vivremo nell’economia della realtà virtuale, con cyborgconsumi, connessi a conoscenze planetarie; e così sempre a rincorrere all’infinito, finché non si penserà di coltivare una propria capacità di ricerca, una economia delle conoscenze, finché non ci sarà la volontà politica per la crescita di una intelligenza collettiva interconnessa. Ma ciò comporterebbe un cambiamento radicale della qualità politica del Paese unitamente alla sua classe dirigente, arroccata sulle logiche dell’affarismo e dedita allo  sviluppo del consumo idiota.

Dal Portogallo, nell’incontro degli Stati europei si proclamava: faremo concorrenza all’economia americana! Illusi, deficienti o falsari? Ma è così che vogliono le masse i nostri politici e i centri di potere: esseri mezzi evoluti, servi al loro comando,  incurvati dal peso del debito pubblico voluto per non consentire la visione e avere orizzonti limitati. Loro, nel frattempo, sono divenuti i più grandi importatori di prodotto straniero senza preoccuparsi di ciò che noi avremmo potuto sviluppare. La ricerca? Si compra il già noto, meglio la didattica. Imprese per l’economia delle conoscenze? Meglio quelle per l’industria fordista. Il cinema? Preferisco Hollywood. La pubblicità? Testimonial stranieri, of course, non solo la tecnologia ma anche the original face che la propone deve essere “doc”. Un Paese di importatori e distributori,  produttori di celebrazioni inutili; il leit-motive: quanto costa? quanto ci guadagno? Società ex monopolio divenute distributrici di  tecnologia altrui obsoleta, di fondi di magazzino. Tanto dobbiamo alfabetizzare una massa di gente deficiente che abbiamo tenuto  sottoterra per diversi anni; vi ricordate Underground di Kusturica? Ecco, noi italiani, in compagnia di molti europei, siamo stati messi  con la testa sotto terra da questi farabutti di politici e funzionari della morte che intascavano soldi a palate. Questi esseri  degni solo di disprezzo hanno prodotto il disastro sociale, crimini contro l’intelligenza collettiva; hanno devastato l’ambiente e  distrutto il patrimonio culturale (pensate che la più importante  ricchezza del Paese, i beni artistici, è senza un catalogo); hanno narcotizzato la gente, carpito la buona fede, proponendo falsi servizi pagati caramente con un debito pubblico crescente e che prima o poi ci avrebbero sbattuto in faccia. Maledetti parassiti! Incapaci di valorizzare i saperi, chi ha capacità di progetto. Guardate cosa è stato fatto nel sistema alimentare. Un ibrido senza senso in putrefazione. 

 

 prione o gene 

La morte lenta si, la mutazione per morfogenesi genetica no. L’attuale sistema nazista di allevamento lager, dove gli animali non sono più animali, dove la natura è contaminata in modo irrimediabile, dove le risorse sono allo stremo, dove l’uomo è divenuto consumatoio, dove lo Stato alimenta la corruzione, la prostituzione e la malavita, tutto questo si va bene; uscire dal lager attraverso una mutazione genetica no! Ci vuole la tortura lenta, la perdita graduale degli organi, una putrefazione in graticola, l’agonia. Perché star bene quando si può star male! L’intelligenza, la cultura, l’arte dovrebbero sottostare all’imbecillità dei padroni del ghetto. E cosa fanno? Mandano avanti quelli che prima erano i loro nemici per tenere a bada i prigionieri, inconsapevoli di esserlo, utilizzano kapò travestiti da movimenti cosiddetti umanistici. Allora come oggi si gioca sulla semiologia. La chiamavano disinfestazione! Il potere dei saperi e della finanza che si scontra col potere dell’industria manifatturiera.

E’ palese che siamo in uno stallo, in una fase di decadenza e invecchiamento precoce. I territori sono stati stuprati e abbandonati. C’è una resistenza idiota per esplorare nuovi mondi, ricercare nuove culture capaci di dare nuova vita all’esistenza. L’attuale è mortifero. Però nessuno dice nulla o alimenta finti scontri sul presente che è già passato. Si tace per l’economia del cancro a cui tutti partecipano, divenuto infatti simbolo di questo tempo pagano, prodotto del vitello d’oro. Vogliamo lavoro! Vogliamo mercato! Vogliamo salario! Nessuno chiede: Voglio esistere! Voglio dignità! Voglio sapere! Se è di cancro che si deve guarire, bisogna estirpare la fonte generatrice di metastasi. Facciamo una scelta di convivenza non solo economica tra comunità. Proibiamo le nefandezze e i crimini contro il pianeta. Sosteneva Nietzsche che lontano dal mercato e dalla gloria nascono gli inventori dei nuovi valori. “Tutto ciò che ha prezzo non ha valore”.

Se accettiamo il mercato dobbiamo accettare il concetto di progresso e quindi di distruzione. E’ impossibile innovare senza distruggere o archiviare nei musei il passato. Per anni hanno insistito sulla competizione sapendo che avrebbe portato alla drogatura, quindi ad un essere assuefatto e addomesticabile. Alcuni dati: “alcolizzati duecentomila giovani. Dei 9 milioni di giovani in Italia il 4-5% (oltre 360.000) è ad alto rischio. Il 2% (180.000 ragazzi) ha dipendenza da alcol. Un altro 4-5% è tossicodipendente da droghe…” (la Repubblica)  

Invece di utilizzare le risorse economiche come strumento per alimentare la ricerca e esplorare l’ignoto, nuove dimensioni del sapere, si è insistito su una competizione fine a se stessa; per competere occorre una gara e nel mondo economico la gara è il mercato; ma il mercato contaminato dal comportamento dopato è divenuto un tavolo truccato e occupato da bari: avanti che c’è posto; se vuoi partecipare devi adeguarti ad una gara con i dopati, per vincere devi drogarti, per lavorare devi delinquenziare. Qualcuno, tempo fa, a ragione, disse che si era nel Far West! Chi avrebbe oggi il coraggio di contraddirlo? Pensate che per legittimare il loro agire hanno inventato l’etica di impresa e il bilancio sociale. Insomma dopo lo smog, dopo i veleni, dopo l’annientamento cerebrale, dopo gli appalti truccati, dopo le ruberie, dopo le contaminazioni virali, dopo lo sterminio dei saperi, dopo la cementificazione, dopo la depressione, dopo la schiavitù, dopo la droga, dopo le molestie sessuali, dopo gli hooligan, dopo le devastazioni e gli scempi assoldando gli esperti di ogni disciplina, il morente vuole giustificare la sua esistenza: sfregio all’ambiente col riconoscimento pubblico di benefattore. Ci sono stati presidenti di società che ottennero l’Oscar di bilancio sociale o la quotazione alla Borsa valori qualche mese prima del loro arresto. “…l’iprenditorialità è una dimensione più ampia della imprenditorialità capitalistica e di quella che si è espressa nell’economia pianificata… Il capitalismo etico è una contraddizione in cui si vogliono servire due padroni; oppure i due padroni se ne vanno in soffitta e al loro posto subentrano un capitalismo che non è capitalismo e un’etica che non è un’etica. Il capitalismo etico può essere anche un paravento” (E. Severino).

E’ una economia drogata che produce e vive  nella tossicità. Perché il tossico produce gli schiavi per alimentare il sistema cancerogeno globale prodotto e voluto dal gruppo dirigente e dal sistema economico/finanziario. Si cercano gli spacciatori, i commercianti, i produttori, i finanziatori: ma sono lì tutti i giorni sui teleschermi, sui giornali, ne conosciamo nomi e cognomi. Ma viaggiano liberi, impuniti, scortati, intervistati, celebrati. E’ un continuo attentare/tentare il benessere della persona, la continua proposta di un’orgia consumo psicofarmaco per tenere a bada una massa narcotizzata, resa incapace di vivere senza le loro droghe. Tutto è contro il vivere bene. Gli Stati, le economie, le strutture, le associazioni, i servizi…è un continuo tramare contro il benessere dell’individuo, contro la sua dignità. Un marketese che traduce tutto in dipendenti della miseria.

Un gruppo sempre più ricco, una massa sempre più schiava, povera, stuprata e narcotizzata. Luoghi blindati per proteggere l’élite che vive nel terrore di poter essere fatta fuori dai suoi servi e ora attaccata pure dagli insetti killer. Tutta New York in casa prima per la zanzara e poi per la sua disinfestazione.  L’Africa tutta infetta dall’AIDS, l’Europa contaminata da cibi avvelenati prodotti nei lager di processo, la Russia in preda alla mafia e al crollo delle sue nefaste strutture e organizzazioni dove due terzi della popolazione muore in stato di ebrezza con intrugli di disinfettanti, liquido per freni, anticongelante e colonia. In entrambe le  superpotenze si creano super ricchi e masse di poveri che vivono disperati nella violenza. Un contesto che genera mostri sempre più precoci (come lo sport) pronti per reati globali: dai killer di scuola agli stupri e alle violenze collettive. Siamo passati dalle guerre alla guerriglia urbana (western city). Tutto ci passa negli schermi computertelevisivi fissi, palmari, portatili. Una criminalità in onda e on line, in tempo reale e in differita, in vena affogata a intervalli da ogni tipo di consumo fino ai… rotoloni regina. Tutti violentatori, violentati e protettori. Le intimità, le speranze, le religioni sono mediate, divenute oggetto di mega organizzazioni transnazionali che producono sistematicamente l’annientamento dell’io immerso nella palude di sabbie mobili dove tutti i corpi affannosamente si aggrappano sapendo di sprofondare; un indistinguo di carni puzzolenti che lottano senza speranza colpendosi e calpestandosi gli uni con gli altri senza risparmio, in un affanno continuo di successo economico. Si chiama società aperta…sì aperta al crimine, alla tossicodipendenza, alla prostituzione, alla miseria, ai prioni…

“…Bilal prende da pozzi rudimentali e distribuisce in città l’acqua dall’alba a mezzanotte, almeno 800 litri, senza mai fermarsi, sette giorni su sette. Al ritorno dà tutto al padrone: riceve un po’ di riso e per letto c’è la terra (Mauritania)…Seba, originaria del Mali, è fuggita dopo anni di reclusione in una bella casa dove serviva (a tutto) e dove marito e moglie la picchiavano con fili elettrici e sulle ferite sanguinanti e in vagina le strofinavano peperoncino rosso (Parigi, Francia)…Né sogni né fiabe: realtà d’oggi, ancor più di domani. “E’ la globalizzazione, bellezza” si potrebbe rispondere con spirito amaro. Uno spirito suggerito dal fatto che non si può più non sapere: la schiavitù oggi esiste ed è anzi un business in espansione…gente usa e getta, senza riguardo alcuno. Quel getta significa che la nuova schiavitù è a termine: lo schiavo brasiliano del carbone è libero (buttato via) quando il campo si esaurisce…sono almeno 27 milioni gli schiavi viventi, più di quanti furono incatenati nella tratta dall’Africa tra il 1650 e il 1850…E’ vero che la globalizzazione porta ricchezza nei Paesi in via di sviluppo, ma va tutta a una ristretta élite…” (Corriere della Sera) 

“Ci sono molti modi per essere condannati a morte. Ah! che cosa non avrei dato in questo momento per essere in prigione invece di essere qua come un cretino. Potevo, per esempio, rubare qualche cosa da una qualche parte – sarebbe stato così semplice, così lungimirante – quando ancora ne avevo il tempo. Non si pensa mai a niente. di prigione si esce vivi, dalla guerra no. Tutto il resto, sono solo parole.

Se solamente avessi avuto ancora tempo ma non ce l’avevo più. Non c’era più niente da rubare. Mi dicevo fra me e me: come si starebbe bene in una piccola prigione tranquilla dove i proiettili non possono passare! Non passano mai! Ne conoscevo una che è già pronta, al sole, al caldo! E’ come in un sogno, è proprio la prigione di Saint-Germain, così vicina alla foresta, io la conoscevo proprio bene, passavo spesso per di là, un tempo. Come si cambia! Allora ero un bambino, e la prigione mi faceva paura. Era perché non conoscevo ancora gli uomini. Non crederò mai più a ciò che dicono, a ciò che pensano. E’ degli uomini e solo di loro che bisogna avere paura, sempre.

Per quanto tempo dovrà durare questo loro delirio, perché questi mostri, alla fine,la smettano esausti? Quanto tempo può durare un ascesso come questo? Mesi? Anni? Quanto? Forse fino alla morte di tutti, di tutti i pazzi? Fino all’ultimo?”  Louis-Ferdinand Céline, Voyage au bout de la nuit. 

 

PRODOTTI DOP

 

La resistenza per la degustazione antiquariale è la frontiera dell’attuale industria che divenuta obsoleta nel concetto, nel processo, nel suo prodotto diviene rifiuto sociale, resti di un’era: ecocidio. E’ un sistema senza pensiero se non quello di conservare per esistere, ma è senza pensiero futuro, concentrato sul suo output, sulla catena shiavizzante di colletti blu e bianchi, su una massa manipolata, deficiente, agonizzante, un composto di individui, esautorati da qualsiasi comando, ridotti ad apparenze. E’ il periodo del niente, della decorazione, del segno senza senso. E’ l’epoca dei parassiti, dei mercanti in fiera, delle organizzazioni che cadono in putrefazione. Ogni azione anche di protesta può essere contaminata dall’orgia devastante.

 

Ma poi qual è il timore? Divenire altro dall’esistente? Modificare le miscele dell’attuale materia? La trasmutazione? O è resistenza per la richiesta di morte “naturale” (si fa per dire)?

 

Si lotta contro il transgenico, le biotecnologie, la clonazione (ogni censura nel tempo è risultata almeno ridicola se non tragica) e si è taciuta l’attuale contaminazione prodotta dall’allevamento concentrazionario.

Per chi volesse credere alla filiera naturale ecco il menù:

-Prosciutto con diossina e melone pesticida

-Pasticcio di penne alla Chernobil

-Cervella cotte con microonde

-Carne rosolata alla JaKobson

-Filetto agli estrogeni con funghi radioattivi

-Paillard aromatizzata con TBC

-Pollo influenzato freddo

-Uova con salmonella tartufate

-Cozze al vibrione

-Pesce mercury all’isolana

-Panini mignon al verme

-Maiale con Afta in bellavista

-Sanguinaccio infetto

-Mascarpone al botulino con miele transgenico

-Acqua con atrazina o ai sapori animali

-Vino fermo al metanolo annata ’86

Tutto da consumarsi in tavoli posti sotto campi magnetici o elettrodotti con esposizione leucemica; in veranda invece su biossidi vari e anidride solforosa. Per distrarsi si consigliano: rapporti carnali con AIDS e vacanze con Ebola in Africa.

Brecht: “la birra non è più birra, in compenso anche i sigari non sono più sigari.”

 

BIOALIMENTI

Con la ricerca genetica si applica un concetto: mutazione per contaminazione, il più delle volte irreversibile. E’ una estensione dell’attuale sistema di produzione industriale, è un intervento genetico nel processo che assicura una prolungamento di attività all’attuale entrata in agonia dell’industria manifatturiera di settore strutturata in un sistema insostenibile.

Diverso è la manipolazione genetica sugli organismi: Li si interviene in termini qualitativi sulla mutazione o alterazione, non in funzione di una riproduzione quantitativa come negli alimenti. E se la manipolazione genetica nell’uomo portasse ad una morfogenesi radicale dell’apparato digestivo e allo sviluppo di un sistema di alimentazione per fotosintesi? Una fantascienza per ora, ma non inverosimile. Protesi biotecnologiche, biochip, strutture di nanotubi…Un altro mondo. Qualcuno si ricorda forse delle industrie del ghiaccio?

D’altra parte la tendenza è verso la diminuzione di consumi individuali, non verso un aumento insostenibile anche per l’esplosione demografica.

Se l’alimentazione nell’era contadina fu caratterizzata dal paiolo o dalla padella, mentre quella industriale introdusse il packaging, nell’era digitale sarà caratterizzata dalla sintesi: principi primi ricavati nei laboratori, distribuiti globalmente. Questo è il cibo di massa del futuro. Il transgenico, se passerà, sarà un rallentamento di questo processo, attraverso una contaminazione globale delle specie, una omologazione delle differenze, un business industriale sia per l’applicazione, sia per il disinfestamento successivo, un melting pot in morfogenesi animale e vegetale. Vediamo cosa è successo per l’inquinamento atmosferico, con l’industria del tabacco, con lo smaltimento dei rifiuti, con l’alcool. Perché ora multare solo le multinazionali del tabacco? E quelle dei detersivi? Quelle delle auto? Quelle dei superalcoolici? Quelle del nucleare? Quelle degli alimenti? I monopoli di Stato?

L’alimentazione per sintesi è certamente impopolare, ma è la tendenza creata dal mondo dei bit che sono sintesi, codici alfanumerici e tutto sarà caratterizzato da questo concetto che diviene sistema e si innesca per contaminazione all’esistente producendo una morfogenesi irreversibile. O ci sei o sei fuori e se sei fuori sei museo.

D’altra parte quanto pensate che potrà reggere l’attuale sistema di carcerazione delle vacche, dei maiali, dei polli, degli uomini? Preferite alimentarvi con principi attivi o con bistecche della mucca pazza?

L’attuale sistema concentrazionario porta solo alla creazione di lager e alla proliferazione di virus. Tutto per la apparente promessa della carne per tutti, di fatto un sistema elitario economico finanziario che attraverso il consumo di massa acquisisce il potere e governa. Un sistema che ha trovato d’accordo la destra capitalista e la sinistra del lavoro per tutti. Un unico sistema celato dal finto scontro dialettico, che produceva prima la faziosità sulle piazze della gente strumentalizzata, oggi divenuto talk show, si simula il disaccordo, fondato su un patto di ferro: rapinare. La qualità del singolo e delle differenze è stata fottuta. Un sistema che è fallito e che può solo generare miseria e distruzione ambientale e mentale. La scelta dei grandi poli industriali siderurgici o manifatturieri anziché di una Italia concepita come parco culturale internazionale è emblematica. Ma chi ha voluto tutto questo che non ci appartiene. Una politica degli ultimi 150 anni fatta da una aristocrazia senza ideali e orgiastica, una borghesia ignorante, una classe politica corrotta, un popolo affamato. Le menti costrette a espatriare.

Nell’alimentazione, l’indirizzo va verso due mondi: il naturale e l’artificiale. La prima una produzione limitata elitaria per appassionati e cultori della tradizione, la seconda di massa con gradi di sofisticazione per le esigenze dei ceti sociali. Il processo di depalatizzazione e abolizione delle differenze ha reso gusti omogenei. Un processo di assuefazione per assimilazione che da anni è in atto. Ciò che sta in mezzo, la parodia del naturale proposto in scala seriale è il cancro, è ciò che infetta e distrugge. Il cancro contamina tutto, così come sta facendo. Le stesse cure fanno parte del sistema economico. Per debellarlo occorre intervenire asportando o rigenerando, creare i presupposti di vita. L’attuale produzione concentrazionaria è cancerogena, è virale, contaminante. La biogenetica alimentare ne prolunga la capacità economica dietro l’illusione di un beneficio sociale. Che bisogno c’è di aumentare la produzione intensiva, quando si distruggono o limitano le produzioni agricole. Il digitale è una rivoluzione, non strumentale per una restaurazione, ma è la tecnica che si serve del capitale per riprodursi. “Non è più l’organizzazione ideologica della tecnica, ma si passa all’organizzazione tecnologica della tecnica” (E.Severino). Cambia il modo di vivere. Non c’è una via di mezzo, è un altro mondo, ciò che era è morto o è in agonia. Le fusioni, le incorporazioni, le mega organizzazioni internazionali sono espressione di questo stato. I virus del digitale, guidati dagli hacker condurranno il transito in un nuovo immaginario collettivo, ci traghetteranno nel nuovo mondo. Siamo di nuovo nell’arca.

ETNICA

Benvenuti in Italy, dice il cartello, paese dei balocchi e tutti a fare il gatto e la volpe, Geppetto, la Fata, Pinocchio, Mangiafuoco, la Balena, Lucignolo…A.A.A asini cercasi ovunque.

Integrazione o convivenza di etnie? Società multietnca o multiculturale? C’è indubbiamente una forte spinta verso il processo d’integrazione, la apparente multietnicità. Spinta che il pensiero di processo industriale esalta, vuoi per l’esigenza di manodopera a basso costo, vuoi per la necessità di alimentare le casse di un sistema contributivo statale in difficoltà, vuoi perché l’extracomunitario è un consumatore vorace, trovando nei prodotti di marca la gratificazione per le frustrazioni subite; potenzialmente poi nei prossimi anni è una fonte incredibile e inesauribile.

Certo la strumentalizzazione dell’immigrato è squallida. Poi ci si lamenta della loro delinquenza! Forse siamo noi a delinquere sulle loro etnie, drogati dal desiderio di “omogeneizzato” proposto dalla cultura finanziaria e dalla grande industria. Mi sembra di capire che le vite delle persone sono strumentali a questi obiettivi: gettito contributivo del nostro sistema pensionistico, aumento di manodopera “squalificata” per il nostro sistema industriale e di servizio, alimentare i consumi di massa. Se questo non è schiavismo “qualificato”? Tutto sotto la legalità. Tutto per la protezione, per pochi anni ancora, di concentrazioni industriali da quattro soldi, incapaci di competere a livello internazionale, capaci invece per lo più di distruggere saperi, produrre consumi inutili, stuprare le menti e l’ambiente.

Cosa ne è della politica economica estera nei Paesi in via di sviluppo! Perché non sosteniamo le civiltà che invece abbiamo brutalizzato? Perché non incentiviamo l’arrivo di menti qualificate in aree strategiche del sapere, della ricerca, dell’arte anziché perseverare in economie a basso livello qualitativo. Basta osservarli, questi finti imprenditori italiani sempre alla ricerca di finanziamenti pubblici, di quote prodotto, ora anche quote immigrati. Poi quando vanno all’estero le buscano sonoramente e tornano a casa, se ce la fanno e glielo permettono.

Si intende colpire il racket criminale e della prostituzione: come è possibile proponendo contratti di lavoro “flessibili” precari e a basso reddito, con persone costrette a vivere sotto i ponti o se va bene in monolocali multiabitati. Poi si vuole la sicurezza! Sono i contesti che creano i criminali e non viceversa.

Se Bill Gaetes fosse nato a Parma, ad esempio, forse farebbe il ragioniere in un prosciuttificio.

Questa è malafede, una classe dirigente che specula sulla vita, sulla ignoranza, dopo aver distrutto e saccheggiato le etnie dei Paesi più poveri e coltivato ambienti generatori di criminalità. E ciò solo per denaro e potere!

D’altra parte che differenza c’è nel comprare azioni in Paesi piuttosto che in altri, che differenza c’è nello speculare in aree geografiche anziché in altre, si tratta semplicemente di vite da gestire, le identità creano problemi, le culture pure, un bel “melting pot” inibisce le differenze, soffoca le spinte individualiste. Mai come oggi la sinistra esprime politiche funzionali al capitale. “D’Alema dì qualcosa di sinistra”. L’élite si restringe formula politiche per la gestione di masse che devono solo alimentare i redditi sempre più elevati per gli esosi costi della classe dirigente. Non esiste più l’individuo, ma un “brodo” omogeneizzato di forza lavoro pronto per le diverse esigenze della cucina i cui sapori sono indistinti, volutamente, per palati addomesticati incapaci di valutare le differenze, se non nei loro estremi: dolce, amaro, salato, piccante, brusco. D’altra parte cosa produce la politica? Destra e sinistra nelle specifiche varianti di gusto, propongono differenze strumentali per la gestione di potere. Potere di repressione, non di espressione.

In una nazione di anziani cosa non c’è di meglio se non far ricorso alla “degustazione antiquariale” Piove sul bagnato, si tratta di gestire tendenze di massa prodotte dai massmedia.

L’uomo è diventato un prodotto marketing della classe dirigente, che con sofismi telematici gestisce gli impulsi di utenti deficienti, paganti, la cui unica speranza è in una “botta di fortuna” a un gioco altrimenti vivono nello psicofarmaco quotidiano che li allontana dal pensiero “anche oggi un giorno in meno”.

Si fa ricorso al concetto di nazioni, di patria, ma oggi è l’era dei popoli che si riconoscono per religioni di appartenenza non per confini geografici né per legami nazionali. La cultura trasnazionale prodotta dalle reti di telecomunicazione ha annientato le barriere degli Stati tenuti per ora in piedi dalla classe dirigente attraverso le politiche economiche strumentali al loro interesse. Una economia che arranca nell’esplosione delle culture collettive espresse dal digitale. Immaginiamo che Microsoft, Oracle, AOl, IBM, SUN, Procter & Gamble, Hollywood, Monsanto, Celera Genomics, altre divenissero un’unica comunità mondiale (come forse già lo sono), che ci starebbero a fare gli Stati? Per speculare sulle licenze? Per gestire le direttive dell’import-export di prodotti ? Per coltivare gli schiavismi nazionali ? Per le rendite parassitarie di organizzazioni preposte al finto intervento sociale ? Alimentar scontri, far guerre e autoriprodursi?

Potrà sembrare la utopica “città del sole” ma i confini con una nuova realtà proposta “dai figli dei fiori” non è così inverosimile. Una rivoluzione narcotizzata, come è nei loro geni. Gli Stati nazionali sono alla frutta per “l’infiorata” transnazionale biogenetica.

Sono proprio i governi che creano e impongono quelle leggi che garantiscono agli abbienti il controllo della società, con l’esclusione dei non-abbienti. E’ proprio il principio di autorità che fa si che milioni di uomini lavorino sotto padrone per la maggior parte della loro vita, non già perché faccia loro piacere, ma solo perché questa è l’unica possibilità di sopravvivenza. Sono i governi, infine, che preparano le guerre e le dichiarano, sebbene Tu ne subisca le conseguenze in modo diretto. […]

La gente accetta passivamente perché crede negli stessi valori che propugnano i loro governanti. Sia il vertice che la base credono nel principio di autorità, nella gerarchia, nel potere. Si sentono addirittura privilegiati quando, come capita in certe parti del mondo, hanno la possibilità di scegliere tra diverse etichette per definire l’élite dirigenziale. Eppure, nella vita quotidiana la società può andare avanti solo in virtù dell’associazione volontaria e del mutuo soccorso.[…]

Se vogliamo rafforzare la società dobbiamo indebolire lo Stato. Colin Ward, La pratica della libertà (Parma, 16/06/2001; pubblicato online il 17/06/2019)

Luigi Boschi

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