Fahrenheit 451 – Ray Bradbury

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È un bel lavoro, sapete. Il lunedì bruciare i luminari della poesia, il mercoledì Melville, il venerdì Whitman, ridurli in cenere e poi bruciare la cenere. È il nostro motto ufficiale.

Ray Bradbury amava i libri con tutto sé stesso. Riponeva la propria vita fra le pagine polverose e le sgualcite copertine dei libri delle biblioteche della California, dove cominciò a scrivere i testi che avrebbero consacrato alla grande la sua vita da scrittore.

In Fahrenheit 451, il fuoco funge come deus-ex machina di un intero intreccio. Col fuoco inizia, col fuoco finisce, e dalle fiamme non saremo capaci di allontanarci durante tutta la durata della storia. 

Filosofia e distopia sono le chiavi di lettura, il collante che tiene assieme le pagine di questa immortale vicenda. Immortale e minacciosamente vicina, in un mondo che si appresta a trascurare l’importanza della cultura e della saggezza.

 

Siamo in un’epoca non ben definita, ma all’incirca definibile attorno al 1960. Gli elementi storici che conosciamo sono pochi, fra i quali troviamo la bomba atomica, minaccia costante che aleggia nelle vite dei personaggi, e una seconda guerra mondiale terminata non da poco tempo.

 Il resto delle informazioni e della storia sono sepolti sono una massa informe di cenere e carboni ardenti, frutto dell’opera dei Vigili del fuoco. Figura opposta a quella che conosciamo noi, dato che questi Vigili si fregiano del compito di bruciare le cose, anziché salvarle dalle fiamme.

Questo servizio, questo corpo di vigilanza, opera da anni in questo settore, all’oscuro di ciò che realmente contribuisce a fare: bruciare ogni forma di cultura, di storia, di sapere, ogni pezzo di carta, libro, atlante, scritto e cronaca esistenti. Un’operazione che copre a tappeto tutta quanta la terra conosciuta.  

La lettura è proibita, come lo é custodire dei libri. 

Il protagonista, Guy, è proprio uno di questi Vigili del Fuoco, dalla mente ottenebrata dal fuoco e dal cherosene. L’euforia, il piacere, l’orgasmo che gli procura il bruciare i libri è un qualcosa di inspiegabile, un nutrimento per il suo animo frivolo e vuoto.

Ma proprio lui, che spesso é a contatto con gli oggetti probiti, si ritrova a provare curiosità, a sentire un impulso verso quei gusci di sapienza perduta, a bramare i libri. La sua mente sembra volere di più, gli ingranaggi del suo cervello si lubrificano man mano che scopre di voler leggere, di provare interesse per gli strumenti considerati così pericolosi e vietati dalle istituzioni, fino a capire, grazie anche alle parole della sua piccola ed eccentrtica vicina di casa Clarisse, che qualcosa non va in quello che fa ogni giorno. 

Qualcosa gli dice che bruciare i libri è sbagliato, e tutto comincerà quando, invece di bruciare un tomo, lo nasconde nella veste, portandolo a casa con sé.

Il disagio del protagonista è palpabile, così come quello della società travolta dalla distopia dell’era. L’ignoranza, l’inerzia con la quale la società tira avanti è sconvolgente, quasi depressivo in alcuni punti, tale che si prova pena per la condizione in cui il mondo versa. Grottesche parodie di una società odierna, totalmente avvolta dai media, appagata da un vuoto e da una cultra relativa.

La gente è totalmente assorbita dai teleschermi mastodontici, che ricoprono intere pareti, e dai programmi televisivi, momenti cult della giornata. La tecnologia “steampunk” la fa da padrone, facendo la sua apparizione attraverso suggestivi segugi meccanici, apparentemente letali, e dotati di armi impensabili all’epoca, vere e proprie armi senzienti.

Ciò che però non traspare è la situazione politica reale, nessuno schieramento preciso, nessun riferimento a ciò che ha determinato la situazione attuale degli eventi, il responsabile reale dell’affossamente della cultura nel mondo, dato di fatto che predispone Bradbury in una posizione di stallo politica, dove entrambi gli estremismi politici sono alla pari, nel bene e nella distruzione. 

La filosofia ha un ruolo chiave nel momento in cui il flusso di coscienza del protagonista prende piede, la sua mente totalmente avvolta dai dubbi, domande che prendono vita laddove prima c’era solo la volontà di bruciare, di ardere e mandare in cenere ogni pezzo di carta che gli si parasse davanti. L’amore dell’autore per i libri infine emergerà prepotentemente, scagliando i lettori proprio al centro del suo pensiero, parando davanti a tutti il mistico fascino della lettura e il suo potere ristoratore nella mente dell’uomo. 

Capite ora perché i libri sono odiati e temuti? Perché rivelano i pori sulla faccia della vita. La gente comoda vuole soltanto facce di luna piena, di cera, facce senza pori, senza peli, inespressive.

Fonte Link: http://l-antro-della-cultura.webnode.it/products/fahrenheit-451/

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