Al Regio di Parma lo strepitoso Ballo in Maschera di Sebastiano Rolli

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Sebastiano Rolli Direttore d'orchestra

Rolli è una realtà da diversi anni, che i vertici della musica di Parma in tempi diversi (da Meli a Fontana),  non hanno mai voluto valorizzare. Qualcuno è arrivato pure a offrirgli soldi (da lui rifiutati), perché non eseguisse un Rigoletto per “Parma nel cuore” già in cartellone. Gli chiesero di dare forfait e se ne andasse per un periodo all’estero. Sono arrivati pure a questo per non permettergli di prodursi nel suo talento, dimostrato ogniqualvolta veniva ingaggiato in Italia e all’estero. Vogliamo ricordare il Falstaff a Busseto (F.V.2013), in cui ha ricevuto tantissima critica a favore tra cui quella di Elvio Giudici [LINK]; la Traviata a Busseto (stagione 2017/18). Vorrei inoltre ricordare il “progetto musicale Rolli-Pertusi [LINK
Fuori Parma, apprezzato direttore a
Bergamo al Festival Donizettiano, a Lima in Perù, a Città del in Messico (Messico); a Dublino (Irlanda); Bratislava (Slovacchia); Muscat (Oman); Jaromerice (Repubblica Ceca); Dijon (Francia); Telaviv (Israele) ; Tenerife (Spagna). LB   

Il direttore d’orchestra parmigiano grande protagonista dell’opera verdiana che ha inaugurato la stagione lirica 2019



Cinque minuti di applausi, con alcuni dissensi per il tenore e per il baritono, hanno salutato ieri sera la prima di “Un ballo in maschera” al Teatro Regio. Se si può parlare sostanzialmente di un successo per la serata inaugurale della stagione lirica 2019, il merito è soprattutto del maestro Sebastiano Rolli, acclamatissimo concertatore e direttore dell’opera.

“Un ballo in maschera” rappresenta un “unicum” nella produzione verdiana ed è forse l’opera più difficile da gestire per un direttore d’orchestra per i frequenti trapassi di tono, dal comico al drammatico. Fedele alla lezione di Arturo Toscanini, Rolli centra colori, tempi e sfumature, ottenendo da una compagnia di canto disomogenea e abbastanza modesta (con le eccezioni dell’Oscar di Laura Giordano e del Silvano di Fabio Previati) una accettabile aderenza alla sua lucida e coerente visione d’insieme.

L’Orchestra Filarmonica Italiana (ottimi gli interventi solistici del corno inglese e del primo violoncello) è di volta in volta brillante, appassionata, beffarda, commossa, violenta. Una direzione strepitosa, insomma. Peccato solo per lo scollamento con la banda interna che ha un po’ rovinato l’effetto nella scena finale del ballo. Sempre inappuntabile il coro istruito da Martino Faggiani.

Che un direttore del valore di Rolli non sia ospite fisso dei più importanti teatri è uno di quei misteri inspiegabili di cui sono piene le cronache teatrali e artistiche. Fortuna per noi averlo “in casa”. E speriamo che dopo quest’altra conferma, che segue le eccellenti prove fornite nel “Devereux” e nella “Traviata” bussetana, il Regio gli proponga nuove occasioni.

Un altro motivo d’interesse di questo “Ballo” era dato dal recupero delle scenografie realizzate da Giuseppe Carmignani per il festival verdiano del 1913. Operazione intelligente (ma la scena dell’orrido campo era proprio orrida!) e bravi quelli del Regio a dividerne i costi con i teatri di Tenerife e di Muscat. 13 gennaio 2019


Fonte Link: parma.repubblica.it

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