Gennaro Mastroberardino: “se questo è un giudice!”. Così come Primo Levi scrisse: “Se questo è un uomo”

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estratto ordinanza di sequestro del Tribunale di Parma a firma Mastroberardino

“Il giudice è il diritto fatto uomo: solo da questo uomo io posso attendermi nella vita pratica quella tutela che in astratto la legge mi promette: solo se questo uomo saprà pronunciare a mio favore la parola della giustizia, potrò accorgermi che il diritto non è un’ombra vana”.
Piero Calamandrei

Questa mattina (16/12/2015), volevo guardarlo in faccia il magistrato Gennaro Mastroberardino, che ha sequestrato il mio giornale online, reo presunto di aver “diffamato” il “console cileno di Modena” e del suo figlio bestemmiatore confesso (di quest’ultimo però non vi è querela). Insomma peggio della Cina dove Ursula Gauthier corrispondente del settimanale francese Obs è stata allontanata «Lei qui in Cina non è gradita, se ne vada» perché considerata «rea» di aver scritto male del governo (LINK) la Gauthier descriveva le misure repressive e la politica anti-terrorismo perseguite dal governo nella regione dello Xinjiang abitata dagli Uiguri musulmani, minoranza turcofona bersaglio di discriminazioni etniche, religiose e culturali. E zona teatro, da almeno due anni, di episodi di violenza crescenti. Come il sottoscritto che scrisse, senza essere mai smentito, cosa succedeva a Fossalta negli hangar di via Curtatona a Modena, regno del console cileno.
Salgo al terzo piano della Procura di Parma, dopo essermi fatto indicare dal vigilantes il piano del suo ufficio.
Prendo l’ascensore, salgo al terzo piano, mi dirigo nel corridoio. Controllo i nomi dei magistrati sullo stipite della porta. Suono al campanello indicante l’ufficio di Mastroberardino. Al mio suono si accende una luce sul mio viso. Dalla porta di entrata sento: “Avanti…Avanti”. Estensione dell’alta tecnologia…
Mi tolgo la cuffia di lana dalla testa e i guanti. Entro nell’ufficio. Alla mia sinistra l’impiegata con la testa ricurva su quanto stava facendo che continuava a scrivere, nella scrivania vicino alla finestra in fondo alla stanza, un ometto calvo, smilzo, occhiali rettangolari con montatura nera e lo sguardo nel vuoto, quasi invisibile quella sagoma dietro la scrivania, come fosse la sua trincea,  in camicia. (forse potrebbero abbassare il riscaldamento e risparmiare sui nostri conti, indossando il magistrato un  maglione o una giacca).
Mi avvicino alla sua scrivania senza alcuna sedia per gli ospiti (ed è già indicativo dell’accoglienza a chicchessia ) e mi presento:
“Mi chiamo Luigi Boschi, sono la persona a cui lei ha sequestrato il suo giornale online, il mio lavoro”.
“Le vorrei far presente… Non mi lascia nemmeno finire…
“Non posso riceverla, questo non è un ufficio per il pubblico”
Avrei voluto ragionare con lui sui fatti, facendogli presente il provvedimento abnorme rispetto alla realtà che forse non ha a suo tempo adeguatamente considerato.
“Lei mi ha sequestrato il mio giornale causandomi un danno nel mio lavoro, è pendente il ricorso in  Cassazione”
Interrompe di nuovo impedendo qualsiasi forma di dialogo
“Aspettiamo, allora, quel che dirà la Cassazione. Io non parlo con lei, ma con il suo avvocato”.
Questo è lo stato di democrazia in questo Paese, nei luoghi della Giustizia. Il magistrato viene meno al primo articolo della Carta dei diritti dell’uomo: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”.
Posso immaginare che potesse essere impegnato, e non avevo appuntamento, ma almeno per educazione e rispetto dell’altro, mi avrebbe potuto fissare un altro giorno o delegare questo alla sua segretaria.
Lo saluto, con dentro tutta l’amarezza del cittadino maltrattato e sequestrato (il mio giornale è la mia opera, il mio lavoro, la mia vita, la mia lotta di sopravvivenza, è come se fossi agli arresti senza soluzione di continuità). In quanti a scrivermi: “perché non leggo più i tuoi articoli? Non riesco ad entrare nel tuo socialblog). L’Accanimento giudiziario ingiustificato contro il singolo diviene ingiustizia. Pare che a Parma il diritto di opinione e la libertà di satira, il diritto di paola, siano qualcosa di discrezionale.
Non insisto, è inutile, la mia presenza lo alterava. Mentre esco mi giro verso la porta e incrocio lo sfuggente sguardo azzurro infelice sotto i capelli biondi della segretaria rinchiusa prigioniera in quella stessa stanza tutto il giorno. Posso immaginare il suo stato d’animo. Quanto possa aspettare l’uscita, per l’ aria minima, da quel luogo di patimento quotidiano per il salario mensile. Non penso sia nemmeno regolare la dimensione di quello spazio condiviso rispetto alle disposizioni in materia di posti di lavoro secondo l’AUSL.
Credo che rendere infelici le persone sia un colpevole danno biologico e esistenziale, è venir meno alla pratica della giustizia alla persona.
Non c’è motivo di segregare in un ufficio sotto la vigilanza del superiore (è un mobbing quotidiano) così come sequestrare un giornale online, su richiesta del console cileno di Modena, di cui pende ricorso in Cassazione, dopo il rigetto del Riesame; ricorso in Appello dopo la sentenza di primo grado, per presunti reati di opinione trasformati in diffamazione. Peraltro gli articoli oggetto di reato non sono visibili (uno sequestrato nel 2008, gli altri di cui non c’è nemmeno querela, volontariamente per precauzione messi offline, vista l’aria che tira a Parma). E’ un danno prodotto non solo alla mia persona, ma pure alla collettività, privandola di una voce indipendente, che cerca di esprimere il proprio pensiero in diverso modo.
Che ragione c’è di tenere sotto continua vigilanza la sua segretaria? Parrebbero comportamenti da caserma, di uno che scarica le sue sindromi psicopatologiche sugli altri. E finisce che poi qualcuno ci lascia la pelle o sopraggiunge una malattia indotta da conflitti non risolti che si tramutano in malessere permanente. Lo sa il nostro Mastroberardino che la depressione è una malattia invalidante? E chi la genera ne è responsabile? Lui pensa che quel suo ufficio sia un ambiente con aria serena? Felice?
E’ come essere esposti quotidianamente alle polveri sottili o a quelle d’amianto. Poi dopo anni si manifesta quel che hai respirato quotidianamente. Sappiamo tutti cosa succede o è successo in quei luoghi della suprema Giustizia “marpigiana” uguale per tutti. Dove il giudice Paolo Scippa si suicida o dove Panebianco (ex Procuratore capo) viene poi condannato. Questa sarebbe la vostra giusta visione del mondo che vi porta a giudicare gli altri, ma non voi stessi? E perché i cittadini non possono parlare con i giudici? Chi lo vieta? “La Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo dice l’esatto contrario? Art.1Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. (LINK)
Se questa è la Giustizia, così come Primo Levi scrisse “Se questo è un uomo”. Come potrà considerare il cittadino l’organo attraverso cui si salda la convivenza civile? Ciò che mi ha colpito maggiormente è che quell’ufficio mi è sembrato un luogo senza senso, privo di libertà. Personalmente percepito come nemico. Come forse in fondo all’animo suo considera i cittadini. Una infezione d’animo pericolosa che poi si propaga nel sistema. Possibile che nei luoghi di Giustizia vi sia questa condizione? Poi le conseguenze nefaste ci minacciano. Non tutti i magistrati hanno la statura di Alessandrini, Galli, Occorsio, Falcone, Borsellino, Chinnici. E’ insopportabile vederli strumentalizzati. Con quale coraggio Mastroberardino cita il giudice Guido Galli quando scrive a suo padre: “Vedi papà, io ho pensato di scegliere un mestiere che potesse darmi la soddisfazione di poter fare qualcosa per gli altri”. O rivendicare: “Dobbiamo difendere i valori che stanno alla base del nostro lavoro, come il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge e l’indipendenza della magistratura. Perché senza questi principi non vi è stato di diritto e democrazia, ma illegalità, sopraffazione e ingiustizia”.(LINKQuando sappiamo cosa è successo e succede a Parma. Cosa viene riservato a questo giornale online. Anche i cittadini devono poter valutare l’opera e la condotta dei magistrati. Ma quanto sono tutelati? la Giustizia molto spesso, troppe volte, non è sinonimo di giusto, né di verità. (Parma, 15/12/2015 – aggiornato il 26/12/2015)

Luigi Boschi

Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri 
nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera 
il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo 
che lavora nel fango 
che non conosce pace 
che lotta per mezzo pane 
che muore per un sì o per un no. 
Considerate se questa è una donna, 
senza capelli e senza nome 
senza più forza di ricordare 
vuoti gli occhi e freddo il grembo 
come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato: 
vi comando queste parole. 
Scolpitele nel vostro cuore 
stando in casa andando per via, 
coricandovi alzandovi; 
ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa, 
la malattia vi impedisca, 
i vostri nati torcano il viso da voi”.
Primo Levi

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