Parma Gestione Entrate «Più di 22mila false notifiche»: il pm chiede 4 rinvii a giudizio

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GEORGIA AZZALI
Il messo più diligente aveva collezionato 16.147 atti notificati in cinque anni: roba da 24 ore no stop al giorno. Peccato, però, che fossero tutti falsi, con firme che i veri messi hanno poi disconosciuto. Questo – secondo gli inquirenti – il sistema messo in piedi da Parma gestione entrate (Pge), la società pubblico-privata per la riscossione di tutte le entrate comunali sia tributarie che extratributarie. Non meno di 22.010 notifiche taroccate – tra multe e ingiunzioni di pagamento – che la Finanza, in collaborazione con la Squadra mobile, ha contato tra il 2012 e il 2016.

L’indagine, coordinata dal pm Paola Dal Monte è stata chiusa lo scorso dicembre, e ora è partita la richiesta di rinvio a giudizio per Pier Luigi Allegri, ex direttore generale di Parma gestione entrate, per Enrico Tosi, ex presidente della partecipata, per Federico Merli, amministratore di Parma recapiti e Docmail, società a cui la partecipata comunale aveva affidato le notifiche degli atti e per Maria Cristina Saccani, commercialista reggiana ed ex presidente di Parma gestione entrate. L’udienza preliminare non è ancora stata fissata, e solo in quel momento gli imputati riceveranno contestualmente anche la richiesta di rinvio a giudizio. Stralciata, invece, la posizione di Natalia Craciun, dipendente delle società di Merli, così come era già stata stralciata (ancora prima dell’avviso di conclusione delle indagini) quella di Oscar Giannone, ex ad di Pge. Diversi i reati contestati, a partire dal falso materiale in atto pubblico (per Allegri e Merli), poi emissione di false fatture (per Merli) e dichiarazione fraudolenta (per Allegri, Saccani e Tosi). Merli, poi, è anche accusato di sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte. Una montagna di falsi, almeno secondo la procura, ma anche una lista di reati fiscali.

Durante l’inchiesta la procura aveva tentato anche un sequestro milionario nei confronti di Parma gestione entrate, oltre che di Allegri e Merli, perché le somme incassate sarebbero state il frutto di una grande truffa, ma dal gip fino alla Cassazione è arrivata una serie di no. Allo stesso tempo, però, la Suprema Corte aveva sottolineato: «Per effetto delle false dichiarazioni risulta non essere stata effettuata l’attività di notificazione, di talché la notifica deve ritenersi inesistente. L’inesistenza degli accertamenti non determina certo l’inesistenza dei pagamenti che appaiono essere effettuati, ma determina una situazione sostanziale di revocabilità dei pagamenti stessi condizionata all’iniziativa giudiziale dei contraenti».

Insomma, per i cittadini destinatari delle false notifiche ci sono i margini di una battaglia legale. Ammesso che ne valga la pena, considerando le spese da affrontare per un’eventuale causa, a fronte magari di una multa che è costata alcune decine di euro. 09 giugno 2020

Fonte Link: gazzettadiparma.it

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