CANADA: MATTANZA FOCHE

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Sta per riaprire in Canada la stagione di caccia che rischia di portare all’uccisione di 350 mila cuccioli. Proteste in tutto il mondo. A Toronto gli attivisti della Peta sfilano nudi per dire basta al massacro

sito IFAW

PetaTv

Alessandro Sala

(Corriere.it) OTTAWA (Canada) – La mattanza sta per ricominciare, oramai è solo questione di giorni. Le autorità canadesi si apprestano a decidere le date di riapertura della stagione della caccia alla foca e le associazioni ambientaliste si mobilitano contro quella che viene definita una «strage annunciata». O, meglio, «strage degli innocenti», perché a finire uccisi a colpi di mazze, arpioni e bastoni (Guarda il video) saranno in particolare i cuccioli di questi mammiferi marini, la cui pelliccia, ancora candida e non ancora intrisa del grasso che fa da scorza anti-freddo agli esemplari adulti, è particolarmente richiesta dall’industria conciaria. Si stima che saranno almeno 350 mila i piccoli di foca che finiranno scuoiati. ECONOMIA DI CACCIA- Il governo di Ottawa viene inondato ogni anno di lettere e email di protesta inviate da cittadini di ogni parte del mondo. Ma le prese di posizione contro il massacro – che registrano anche l’adesione di volti noti del mondo dello spettacolo, come Paul Mc Cartney o Brigitte Bardot – non sono servite fino ad oggi a far cambiare idea alle autorità canadesi, che vedono nella caccia alla foca un’occasione di sviluppo economico del territorio e una forma di controllo dell’ecosistema. Lo sviluppo eccessivo della popolazione, sostengono, metterebbe infatti a rischio la pescosità dei mari. Tesi, queste, contestate dall’Ifaw, il Fondo internazionale per il benessere degli animali, uno tra i gruppi più attivi nelle azioni di contrasto alla caccia alle foche, che evidenzia come da questa attività i cacciatori del Newfoundland, la regione maggiormente coinvolta, guadagnino non più di mille dollari all’anno e come la stessa rappresenti solo l’1% del prodotto interno lordo di questo stato.Il governo di Ottawa viene inondato ogni anno di lettere e email di protesta inviate da cittadini di ogni parte del mondo.

Ma le prese di posizione contro il massacro – che registrano anche l’adesione di volti noti del mondo dello spettacolo, come Paul Mc Cartney o – non sono servite fino ad oggi a far cambiare idea alle autorità canadesi, che vedono nella caccia alla foca un’occasione di sviluppo economico del territorio e una forma di controllo dell’ecosistema. Lo sviluppo eccessivo della popolazione, sostengono, metterebbe infatti a rischio la pescosità dei mari. Tesi, queste, contestate dall’, uno tra i gruppi più attivi nelle azioni di contrasto alla caccia alle foche, che evidenzia come da questa attività i cacciatori del Newfoundland, la regione maggiormente coinvolta, guadagnino non più di mille dollari all’anno e come la stessa rappresenti solo l’1% del prodotto interno lordo di questo stato.
MOBILITAZIONE INTERNAZIONALE – I gruppi animalisti si sono organizzati per dare vita a campagne di boicottaggio del turismo verso il Canada, se non ci saranno modifiche negli orientamenti del governo di Ottawa. E al tempo stesso promettono manifestazioni e mobilitazioni su scala internazionale. Per accendere i riflettori sulla protesta, gli attivisti della Peta (People for ethical treatment of animal) hanno sfilato seminudi per le vie di Toronto, coperti solo da una bandiera canadese ritoccata sulla quale la foglia d’acero, simbolo nazionale, è disegnata grondante di sangue.
ITALIA IN CAMPO –
Anche in Italia – una delle nazioni che si sono sempre mostrate più sensibili al tema, la prima ad adottare provvedimenti contro l’importazione delle pelli di foca – è partita la campagna di sensibilizzazione. A guidarla è, in particolare, la Lega antivivisezione (Lav), che lancia l’allarme e invita la politica a non restare inerme di fronte al massacro. Il bilancio di una nuova stagione di caccia rischia infatti di essere particolarmente pesante. «Quest’anno peseranno molto anche i cambiamenti climatici – sottolinea Roberto Bennati, vicepresidente della Lav – che sposteranno la caccia nelle zone più vicine alla Groenlandia. I nuovi cuccioli hanno iniziato a nascere da un paio di settimane e i cacciatori sono in grado di portare a casa il tetto di quote stabilito dalle autorità in soli 15 giorni». Lo scorso anno sono stati 325 mila gli esemplari di foca sterminati in base alle quote autorizzate dal governo canadese mentre nel precedente triennio i cuccioli morti sono stati un milione. (26 marzo 2007)

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