Marchesini e la Scuola

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5 pensieri riguardo “Marchesini e la Scuola

  1. Ciao Gian Carlo, Paolo e Irene hanno visto e ascoltato l’intervista su
    "Quando" e sulla scuola, hanno apprezzato, condiviso e soprattutto si
    sono riconociuti.
    Si aspettavano con curiosità anche considerazioni riguardo
    all’Università, come annunciato nell’intervista e poi di fatto
    disattese, credo per motivi di tema, tempo, spazio e organizzativi.
    Sperano comunque di avere l’opportunità di sentire ancora il tuo
    pensiero in merito.
    Ne vogliamo ancora!!!
    Un abbraccio da tutti noi, ciao e a presto.
    Antonio

  2. Efficace e coinvolgente, in particolare nel ricordo dell’insegnante polifonico del seminario…ma un pò troppo severo e drastico sui docenti da mandare a zappare l’orto; basterebbe mandarli a beni culturali come suggerisce perfino Bondi…cmq anche nella attuale disastrata scuola ci sono ancora ottimi insegnanti che combattono con pochi mezzi  le preponderanti forze massmediatiche e consumistiche dietro cui spesso si nascondono opportunisticamente famiglie e studenti…
    Un abbraccio   Enrico

  3. Ciao Gian Carlo, grazie per avermi inviato il tuo link, che solo oggi son riuscita ad ascoltare, superando precedenti difficoltà di audio. Hai affrontato un tema fondamentale: la passione nell’insegnare, l’accensione delle emozioni e delle menti di chi apprende. E’un tema che e’ dentro la mia vicenda di insegnante. Ho lasciato proprio quando il circolo virtuoso della mia passione e del fermento intellettuale degli studenti si era ripiegato su se stesso. Perché? Come accadde? E’ un percorso di riflessione per me, rinnovata da un pranzo recente con colleghi dei tempi ruggenti e,oggi,dal tuo dire appassionato. Perdonami se rinchiudo nella mia soggettività una questione di enorme rilevanza sociale, ma e’ questo un segno della efficacia del tuo argomentare. Dove trovo Quando,  il tuo libro sulla scuola? Ti abbraccio, Paola

  4. Caro Giancarlo, ho ascoltato con estremo interesse la tua appassionata
    intervista su scuola e maestri. In un paese che sembra inerte, e nella
    parte migliore solo disingannato e deluso, viva la faccia di chi si
    appassiona. E si appassiona su qualcosa che e’ di fondamentale importanza.
    Non solo amarcord, ma preoccupazione civile e personale (nel senso dei
    destini di ogni singola persona). Condivido in toto le parole su quella che
    e’ la reale, appassionante funzione dell’insegnante e sul deprimente andazzo
    odierno. Ma e’ soltanto un problema di oggi? Forse oggi si e’ acuito, ma
    come tu stesso dicevi, anche prima i veri maestri capaci di insegnare ad
    imparare erano pochi. Io, a detta dei miei allievi, sono stato un buon
    insegnante e, in ogni caso quantomeno so cosa e’ necessario per esserlo. Ma
    vedi, a dirigere una scuola poi e’ difficile che tu possa fino in fondo
    costruire quello che ritieni giusto. Qualche buon insegnante (alcuni ancora
    con la scintilla dentro), quelli medi, la palude (che se non stai attento
    trascina gli altri), i pessimi. E allora cosa fai?  Innanzitutto fai come Di
    Pietro al Ministero: li fai girare, in maniera da averne uno buono per ogni
    classe,  e anche questo sindacalmente non e’ facile. Sindacalmente e
    governativamente non ne puoi cacciare nessuno. Dai input, cerchi di motivare
    i migliori, di dare loro spazio, ma e’ un’impresa disperata. Ah,  potersi
    scegliere gli insegnanti per la propria scuola, renderla attrattiva per i
    migliori! Non si può. Tralascio tutta la parte relativa a riforme, status
    degli insegnanti, loro burn out e compagnia cantata. Solo un dubbio: ma era
    proprio molto diversa la situazione prima o non si relaziona anche con
    la scuola una società più fragile , ma anche aggressivamente più esigente
    (non il tuo caso), che chiede il giusto e il fuor di testa a colpi anche di
    avvocati, ricorsi al TAR, minacce del "Lei non sa chi sono io!" E che se qualcosa
    ottiene non e’ dalla parte giusta. Una scuola alla deriva, ma anche padri e
    madri alla deriva …    Un abbraccio, Sergio

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