SUPERARE LA CULTURA DELLE CAUSE

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SUPERARE LA CULTURA DELLE CAUSE

Franco Libero Manco

            Con l’evoluzione dell’uomo emerge la coscienza e il senso critico e l’umanità va gradualmente allontanandosi dalla cultura degli effetti, da millenni favorita dai centri di potere che hanno trovato nella paura e nell’ignoranza i loro massimi alleati.

Il dubbio ed il senso critico, conquista del processo evolutivo, riuscirà finalmente ad aprire varchi profondi nella breccia dei meccanismi politico-culturali e la gente capirà che è proprio il dubbio ciò che aiuta l’uomo a progredire mentre la certezza (follia passeggera) nel corso dei millenni è stata causa di lutti e di sventure.

Lo sconcerto nasce dalla constatazione che anche le menti più aperte ed illuminate non caldeggino la cultura delle cause. Nella maggior parte dei casi ci si limita ad invocare giustizia, libertà, ordine, ecc. suggerendo rimedi sintomatologici ai vari problemi che l’umanità è chiamata a porre rimedio. Troppi si schierano contro la fame nel mondo senza chiedersi i motivi della miseria. Troppi sbraitano contro la droga senza cercare i veri motivi per cui la droga viene consumata. Tutti si oppongono alla guerra e alla violenza senza domandarsi perché l’uomo è in grado di esprimersi in modo crudele fino ad uccidere un suo simile. Molti chiedono rispetto e amore per gli animali ma pochi si pongono il problema del perché gli animali sono considerati oggetti ad uso e consumo dell’uomo.

Il concetto dell’imponderabile, del mistero, del dogma, propinato da millenni dalla cultura religiosa, preclude a priori la naturale tendenza verso l’indagine, verso la conoscenza della causa. All’invito a considerare le cause che hanno determinato un certo problema la risposta (comprensibile quanto avvilente) è che è necessario prima soccorrere il ferito e poi cercare le cause del suo ferimento. Ed è vero, ma è anche vero che questa politica non ha mai permesso di passare alla fase successiva perché in realtà ai centri di potere non conviene sia abolita la legge degli effetti: ne andrebbe della loro stessa esistenza, mentre la legge delle cause non solo dimostrerebbe la loro diretta responsabilità ma che essi stessi non avrebbero motivo di esistere.

E’ quanto di più illogico e controproducente fossilizzarsi sugli effetti di un problema trascurando la causa che lo genera: è come spendere le proprie risorse cercando il modo migliore per rammendare un vestito che si strappa continuamente a causa di un chiodo conficcato nel muro mentre basterebbe eliminare quel chiodo per eliminare la causa del problema.

            Ma come si è potuto sviluppare nell’animo umano l’egoismo, la cattiveria, la mancanza di fraterna condivisione verso il suo stesso simile? Il problema è ampio e complesso ma da studi di antropologia morale si deduce che alle origini gli antichi antenati dell’uomo erano animali fondamentalmente pacifici, poi, a causa della carenza di cibo furono costretti ad uccidere altri animali e con essi uccisero la sensibilità della loro coscienza e la spontanea avversione al sangue e alla violenza. A questo si aggiunse l’alimento carneo che entrò a far parte della loro dieta e che anche a livello biochimico (è stato dimostrato) induce all’aggressività e alla violenza. Per questo la carne è l’alimento degli animali predatori.

            I ministeri non funzionano come dovrebbero, la burocrazia è paralizzante, la scuola è sterilmente nozionistica, sui trasporti pubblici si viaggia spesso in modo disumano, le code agli sportelli sono esasperanti, l’aria delle città è irrespirabile, i cibi sono avvelenati, le medicine di sintesi fanno ammalare più persone di quante non ne curino, l’apparato medico è troppo spesso inefficiente (e non solo) e poi ci sono le pensioni da fame, l’incendio dei boschi, i ladri di appartamento, la mafia, la prostituzione, la pedofilia ecc.

            Se vai dal medico perché hai una gastrite non ti chiede come vivi e come ti alimenti: spesso ti dà una pillola e ti autorizza a continuare a vivere come sempre. La stessa religione non va alle cause del “peccato”: essa parte dal presupposto che l’uomo è peccatore e come il medico (che cosa farebbero i medici ed i preti se non ci fossero più ammalati nel corpo e nell’anima da curare?) prescrive la medicina che è il perdono mediante l’assoluzione che passa attraverso la Chiesa. Ma dietro ad ognuna di queste “disfunzioni” non vi è un’entità astratta: vi è l’uomo con il suo giudizio e la sua coscienza attraverso cui si esprime, ed ogni effetto del suo operato è conseguenza diretta del suo stato evolutivo interiore ed intellettuale.

E’ assurdo sperare in un mondo migliore se prima non cambia il cuore della gente. Se nel mondo vi è ingiustizia, disonestà, violenza, guerre, disoccupazione, ignoranza, malattie ecc. la causa non sta nei meccanismi naturali o sociali ma nell’uomo che li fa e li gestisce. Se l’uomo sfrutta ignobilmente i suoi simili, se a volte si rivela un essere spregevole anche nei confronti degli animali e della natura, se è egoista ed insensibile verso la sofferenza degli altri , se è capace di azioni abominevoli nei confronti dei più deboli, insomma se l’uomo è capace di ogni male possibile, la causa non sta solo nei meccanismi neurologici del suo cervello che possono inclinarlo a vivere come una animale predatore, sta soprattutto nella mancanza di sensibilità della sua coscienza che lo rende incapace di condividere la condizione dell’altro, in senso lato.

            Se l’uomo fosse migliore, più buono, più gusto, la terra sarebbe un paradiso: nessuno approfitterebbe dell’altro e tutti si sosterrebbero a vicenda nella condivisione delle risorse, nel rispetto dell’altro e della vita. Di questo tutti sono consapevoli. Ma pochi sono impegnati in questo senso e pochissimi hanno la consapevolezza che solo intervenendo sull’uomo si possono risolvere i problemi da lui stesso generati. Ma i nostri politici sono troppo impegnati a chiedere aumenti di stipendio per considerare degno di attenzione il massacro giornaliero di miliardi di animali innocenti. Ma si sa gli animali sono poveri, non hanno sindacati, e a volte non sanno nemmeno ringraziare. Così vanno le cose.

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