Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Dio è amore

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Don Umberto Cocconi

Disse Gesù: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio» (Vangelo secondo Giovanni).
“Dio è essere per”, questo è il senso della festa odierna. Il dogma trinitario non è altro che «lo sforzo ostinato di andare sino in fondo all’affermazione giovannea per cui “Dio è amore”» (Rémi Brague). L’amore di Dio non ha limiti, è folle, senza misura. Come afferma sant’Agostino: è un amore che va «fino alla fine senza fine». Dio non ragiona nei termini del buon senso, poiché l’amore non è buon senso! Dio ci ama esageratamente è capace di un amore che dimostra come ognuno di noi sia tutto per Lui. «L’amore di Dio è un amore spericolato, un amore ostinato, un amore che non rimane fermo. L’amore di Dio non è un amore stabile ma dinamico. Non è un amore equilibrato ma completamente sbilanciato verso di noi» (Luigi Maria Epicoco). Se Gesù viene nel mondo è perché ci sta cercando, in Gesù Dio ha legato il suo destino con il nostro. «Umano, troppo umano»: questo celebre titolo di un testo di Friedrich Nietzsche può benissimo definire l’evento che è Gesù Cristo. Gesù ci scandalizza ancora oggi, la sua kenosi – il suo abbassamento – sfida perennemente le nostre idee sull’Altissimo. Non è scandaloso che l’Eterno abbraccia il limite, che la Parola riveste il silenzio, che lo Spirito diventa carne? È umano, troppo umano! Se dovessimo inventarci un Dio, non lo faremmo così scomodo, così umano. «Quando inventiamo un divino, ci piace divino, troppo divino. Cristo non si lascia forgiare dalla comune idea umana di Dio, ma mostra un volto inedito di Dio, un volto divinamente umano» (Léon Ollé-Laprune). L’umanità di Dio ci invita altresì ad essere autenticamente umani. Non si può essere discepoli di un Dio incarnato disprezzando il tempo, la materia, la carne, i legami e la Storia. Per questo Agostino esorta: «Passa attraverso l’uomo e giungi a Dio». Papa Francesco afferma che «la salvezza che Dio ci offre è opera della sua misericordia. Non esiste azione umana, per buona che possa essere, che ci faccia meritare un dono così grande. Egli invia il suo Spirito nei nostri cuori per farci suoi figli, per trasformarci e per renderci capaci di rispondere con la nostra vita al suo amore». Il Vangelo ci invita sempre a correre il rischio dell’incontro con il volto dell’altro, con la sua presenza fisica che interpella, col suo dolore e le sue richieste, con la sua gioia contagiosa in un costante corpo a corpo. L’autentica fede nel Figlio di Dio fatto carne è inseparabile dal dono di sé, dall’appartenenza alla comunità, dal servizio e dalla riconciliazione con la carne degli altri. Il Dio che ama è anche il Dio che soffre. Donare il Figlio è mettere a rischio la propria paternità pur di non rinunciare a cercare comunione con gli uomini. Il Dio trinitario è il Dio che non sta senza l’Uomo. Albert Gelin ha definito il passo 34, 6-7 dell’Esodo: “la carta d’identità di Dio”. Quattro attributi anzitutto descrivono il volto Dio dell’esodo: 1) ʾēl raḥûm: il Dio della misericordia, il Dio che ha grembo e nelle sue viscere freme di compassione; 2) [ʾēl] ḥannûn: il Dio clemente, pronto a far grazia e a perdonare; 3) ʾerek ʾappajim: letteralmente lungo di naso a indicare la capacità di tenere, sopportare, avere pazienza; 4) we rab ḥesed weʾĕmet: ricco di tenerezza e fedeltà. Tutta la rivelazione biblica si presenta come lo spasimo del cuore di Dio per l’Uomo. Gregorio Magno voleva che si leggessero le Sacre Scritture proprio per imparare a conoscere il “cuore di Dio”: «la Parola di Dio ascoltata è una scuola di conoscenza del cuore di Dio».
 

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