Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: non siate ipocriti

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Don Umberto Cocconi

Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna. Ed egli rispose: Non ne ho voglia. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: Sì, signore. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli» (Vangelo secondo Matteo).
Una provocazione dietro l’altra! Insomma, questo Gesù spiazza proprio tutti, sia i giusti che i peccatori. Colui che apparentemente sembra proprio non esserselo meritato, poiché si è presentato al lavoro solo a fine giornata, riceve in dono dal Signore la stessa moneta di chi invece ha lavorato sul serio sin dal mattino. L’operaio dell’ultima ora – il peccatore – scopre che il padrone della vigna è buono oltre misura, mentre quelli della prima ora – i giusti – mormorano perché ai loro occhi questo comportamento del padrone è ingiusto. Possiamo dunque constatare come vi siano due visioni contrapposte di Dio, i giusti lo considerano scorretto, mentre i peccatori (gli operai dell’ultima ora) lo ritengono infinitamente buono e immensamente misericordioso. Dunque sono proprio quest’ultimi che giungono a conoscere davvero Dio, e non i primi. “Dio non guarda le nostre colpe, lui le allontana da noi, le prende su di sé. Non è forse suo Figlio l’agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo?”. La seconda parabola che Gesù racconta risulta ancor più provocatoria, quasi a rasentare la bestemmia: “in paradiso i peccatori, anzi i super-peccatori e non i giusti, saranno nelle prime file e avranno il posto d’onore!” Come può essere possibile? Affermare che i super-peccatori e le prostitute “ci passeranno avanti” nel regno dei cieli ci fa accapponare la pelle. Analizziamo così questa nuova parabola, immergiamoci nelle sue profondità per scoprirne ancora una volta le incredibili sorprese. Assistiamo – meraviglie delle meraviglie – a un sì pronunciato con supponenza – che diventa un no. Poi assistiamo a un no – pronunciato con ribellione – che diventa un sì. Mi piace pensare che colui che ha detto di no a suo padre, alla sua richiesta di andare a lavorare nella vigna, si sia infine ricreduto. Il peccatore, la “pecora smarrita” (giusto per collegarci ad un’altra famosa parabola), ha compreso di aver sbagliato e quindi ritratta la sua posizione. Mentre colui che aveva detto di sì, e davanti al mondo aveva fatto una bella figura, alla fine quando i riflettori del mondo si spengono non ci andrà. Con le parole si possono dire tante cose, ma ciò che conta sono i fatti. Alla domanda di Gesù: “chi ha fatto la volontà del padre?”. Essi rispondono: “Colui che è andato a lavorare nella vigna”, anche se in prima battuta non ne voleva sapere. Ciò che conta più di ogni altra cosa è mettersi in discussione, rivedere il proprio comportamento, non essere supponenti, non pensare di essere giusti e quindi non bisognosi di conversione. Se analizziamo le risposte dei due figli cogliamo degli aspetti molto interessanti. Il primo dice la verità a suo padre, non va nella vigna perché “Non ne ha voglia”. Comportamento simile a quelli di tanti ragazzi che a una richiesta dei loro genitori forse anche in modo strafottente inizialmente rispondono con un secco “no!”, per poi ritornare sui propri passi. Mentre il figlio bravo – solo in apparenza – dice: “Sì, signore”. È bravissimo, chi l’ha ascoltato nel suo proposito di certo avrà detto: “che figlio! È obbediente come nessun altro a suo padre!”. È il figlio che tutti vorrebbero avere! Ma poi delude, perché tiene più alla sua immagine, al suo apparire che ai fatti. Formalmente il suo pare un comportamento ineccepibile, ma poi andando a vedere come stanno realmente le cose, il suo agire è da ipocrita. Quelli che pubblicamente appaiono peccatori e sono da tutti ritenuti tali, hanno sentito in loro il desiderio di cambiare vita, mentre i giusti si sentono a posto, arrivati, e pensano di non avere bisogno di alcuna conversione: da questo nasce la loro ipocrisia e rigidità, il loro giudicare e spiare gli altri senza mai interrogarsi su di sé; poiché sempre pronti ad auto-assolversi. Gesù annota che, quando è venuto Giovanni il Battista a chiedere la conversione, i peccatori pubblici hanno risposto fattivamente all’invito e si sono convertiti, mentre i sacerdoti e le autorità religiose, pur avendo visto, nulla hanno mutato del loro comportamento per aderire al suo messaggio. Ma tu dici sì a Dio solo a parole, oppure realizzi senza clamore e senza ostentazione, umilmente, la sua volontà?
 
 

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