Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

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Don Umberto Cocconi

Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette. Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello» (Vangelo secondo Matteo).
Nei diari scritti da un amico non più tra noi, è riportato un proverbio africano che così recita: «Chi non perdona agli altri distrugge il ponte nel punto in cui anche lui deve passare». (Riccardo). Cosa significa “Perdonare”? Altro non è che mantenere saldo il ponte che da me va verso l’altro, dal quale, a mia volta, ricevo il perdono. Perdonare non è un’azione banale ne tantomeno passiva. Per arrivare a perdonare bisogna volerlo. Abituati forse ad affidare al tempo la guarigione delle nostre ferite, piuttosto che alla ricerca e comprensione di quei sentimenti che portano al perdono, può succedere che crediamo di poter trovare la pace interiore restituendo a nostra volta il torto subito. L’esperienza del passato incide, lascia un’impronta forte sul nostro modo di percepire la vita e spesso condiziona la risposta che diamo all’intreccio delle nostre stesse relazioni. Essere capaci di perdono è un benefico atteggiamento che si riverbera prima di tutto su noi stessi, in quanto libera l’anima dal peso del rancore, del risentimento e della vendetta. La parola “per-dono” contiene in sé il concetto di dono. Si tratta, in primis, di un dono verso l’altro, quindi contiene il senso della gratuità. Quando ci troviamo nella condizione di offrire il perdono a qualcuno, abbiamo dentro di noi il ricordo di un evento doloroso, di un’offesa, di un torto subìto, e così dobbiamo lasciarsi guidare dalla convinzione che perdonando scegliamo concretamente che la nostra libertà abiti il nostro spazio interiore. Perdonare vuol dire anche condonare qualcosa a sé stessi e alla propria storia. Ognuno di noi, nel corso della vita, si è sentito ferito, oppure si è sentito in colpa per aver commesso qualche errore; ognuno ha provato che cosa vuol dire perdere la fiducia, la serenità e la pace. Di fronte a quanto ci fa male, di fronte al dolore, al dispiacere e alla delusione, il cuore spesso si indurisce. Giungere a un sincero perdono a volte è difficile, richiede tempo, il tornare sulle proprie emozioni, analizzarle nella calma. Perdonare diventa una possibilità di presa di coscienza e accettazione dell’altro, di aumentare il proprio spazio interiore: il perdono e l’amore sono inseparabili. Non possiamo amare se non teniamo conto che dobbiamo perdonare e chiedere perdono. E allora la volontà di perdonare porta alla volontà di amare e viceversa.
Amare l’altro, indipendentemente dalle azioni commesse, è il concetto chiave del film La forza del perdono di Gregg Champion. In un apparente giorno come tanti altri, un pazzo criminale prende in ostaggio e uccide un gruppo di alunne Amish, all’interno di una scuola, per poi togliersi la vita. Immediatamente, i genitori delle bambine decidono di perdonare l’assassino, fatta eccezione per un membro della comunità Amish, Idra Graber. Da questo momento, la protagonista inizia un profondo percorso di riflessione sull’importanza del perdono e sulla necessità di non lasciarsi sopraffare dal desiderio di vendetta. Il processo di liberazione dal dolore viene infine raggiunto quando Idra scopre che l’ultima richiesta di sua figlia prima di morire, è stata quella di pregare per l’autore dell’omicidio. Ecco alcune frasi del film molto significative: «L’odio è un qualcosa di molto brutto, pieno di rabbia. Ti divorerà completamente il cuore e non lascerà posto all’amore. Il Signore non ci chiede di percorrere un cammino semplice. Il perdono proviene da un cuore libero e senza condizioni, o altrimenti non arriva affatto. Perdoniamo perché è la cosa giusta da fare, Dio lo comanda. Dobbiamo fidarci del volere di Dio. Se perdoniamo, Dio promette che arriverà la pace».
 
 
 
 

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