Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Seguire Gesù comporta anche il dover uscire dal proprio gruppo e rompere con il passato

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Camminando con Gesù

Don Umberto Cocconi

Mentre camminavano per la strada, un tale disse a Gesù: “Ti seguirò dovunque tu vada”. E Gesù gli rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo”. A un altro disse: “Seguimi”. E costui rispose: “Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre”. Gli replicò: “Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio”. Un altro disse: “Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia”. Ma Gesù gli rispose: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Vangelo secondo Luca).
Se ci pensiamo un attimo, noi siamo sempre in viaggio: dalla nascita in poi, è iniziato il grande viaggio di ognuno di noi. Un percorso fatto di tappe, di luoghi e di incontri. Se la meta è chiara, e se si desidera davvero raggiungerla, si superano anche le eventuali cadute durante il tragitto per conquistarla. Ma quando si tratta di scegliere… che caos! Come è difficile scegliere. Gesù cammina per la strada con il volto indurito, ha preso una decisione, e il suo modo di incedere lascia trasparire “dove lo porterà il suo cuore”: dare la vita per il mondo. Un tale gli si avvicina e gli dice: “ti seguirò”, non “ti seguo”, coniuga al futuro il verbo dell’essere discepolo, non gioca la sua vita sull’oggi, sull’adesso, sul subito. Vedremo che nessuno tra gli uomini di questo brano ha una risposta immediata, c’è sempre qualche cosa che li separa da Gesù, un ostacolo e, in qualche caso, apparentemente lecito. Il primo personaggio, con la sua richiesta, sembra esprimere il desiderio di voler condividere lo stesso “destino” di Gesù: “ti seguirò dovunque andrai”. Gesù gli ricorda che tutti quelli che lo seguono devono rinunciare perfino alla più piccola protezione o rifugio. A quell’epoca chi seguiva un maestro aveva garantito, da quest’ultimo, vitto e alloggio, una stabilità delle sicurezze, ma seguire Gesù vuol dire non “non sapere dove chinare il capo”. Se posare il capo rimanda al calore di una presenza, all’intimità di uno sguardo, a una casa dove tu ti senti amato, custodito e protetto, non avere dove posare il capo vuol dire vivere l’esperienza del non sentirsi accolto, abbracciato, pensato, non ci saranno mani che ti accarezzeranno e che possono asciugare le tue lacrime. Il secondo personaggio è chiamato direttamente da Gesù stesso a seguirlo, ma ciò che gli chiede è apparentemente incomprensibile, ovvero di prendere una decisione che va contro suo padre. Vuol dire vivere una solitudine ancor più profonda, perché perdi anche la patria, e non hai più una casa perché sei chiamato a lasciarla. Il padre non rappresenta forse l’ambiente culturale in cui sei vissuto? Non ho solo dei genitori biologici, ma ho anche dei genitori culturali. Siamo immersi dentro una cultura, siamo come pesci in un acquario. Siamo dentro un habitat dal quale riceviamo vita. Gesù afferma che seguire lui comporta l’uscire da determinati legami culturali, essere capaci di aprirsi a un nuovo modo di pensare e di agire. “Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure.” (Nelson Mandela). È un progressivo esodo che Gesù chiede al discepolo: lasciare il mondo del sentirsi amato e quello delle tradizioni, delle sicurezze e delle proprie ideologie culturali. Prima di seguire Gesù, il terzo personaggio vorrebbe congedarsi da quelli di casa sua. Letteralmente vorrebbe guardare indietro, volgere lo sguardo verso ciò che era. Può essere discepolo di Gesù solo colui che tiene lo sguardo fisso alla meta. L’apostolo Paolo in una lettera scrive: “Ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo … Dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la meta”. Seguire Gesù comporta anche il dover uscire dal proprio gruppo e rompere con il passato. Come sarà stato l’esito ultimo di questi incontri? I tre avranno aderito a Gesù oppure saranno rimasti pensosi e delusi? Luca lascia volutamente aperta la questione, perché sta all’ascoltatore o al lettore decidersi. “Tu, che leggi, che cosa avresti fatto? Perché non diventi folle almeno per un giorno? Perché non ti lasci conquistare da questo Gesù che “ha indurito il volto” e come uomo libero sale verso Gerusalemme? Che cosa ti impedisce di essere capace di sciogliere i tanti legami che bloccano la tua vita? C’è qualcuno che ti chiama a libertà, a giocare a 360 gradi la tua vita, ma tu perché scegli di stare in panchina, o meglio di stare nella tua tane, nel tuo passato, non sei capace di compiere il passo che ti porta davvero verso il regno di Dio, verso la libertà?”.

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