Riflessione sul Vangelo di don Umberto Cocconi: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?

Spread the love
«Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».


Umberto Cocconi

Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!» (Vangelo secondo Matteo).
Giovanni, il grande profeta, dubita di Gesù! Dalla segreta in cui è stato imprigionato forse si sta chiedendo: “Ho forse preso un abbaglio? Ma chi è realmente questo Gesù?”. Proprio questa in sostanza sarà la domanda che farà a Gesù. “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?”. Il Battista, attraverso i suoi discepoli rivolge a Gesù una drammatica domanda, stupendamente significativa, un quesito che non può che sgorgare dal cuore di chiunque desideri incontrare realmente Gesù. Per Giovanni, colui che aveva battezzato, sembra non corrispondere più alle sue attese, non rispetta le qualità che si pensavano proprie del figlio di Dio. Lo aveva visto scendere nelle acque del Giordano e il suo cuore aveva esultato e la sua voce aveva proclamato: “Ecco l’Agnello di Dio che porta su di sé il peccato del mondo”. Ora è profondamente deluso di Lui. Davanti a Gesù il Battista si era professato indegno per s ino di chinarsi a sciogliere i lacci dei suoi calzari. Ora invece, forse tra sé e sé dice: “ma io sono in prigione …. Non è cambiato nulla. Altro che mondo nuovo. Peggio di prima”. In galera, in attesa di una sentenza di morte, Giovanni attende la propria liberazione da parte del Messia da lui atteso ed annunciato. Non gli pare che Gesù abbia le caratteristiche proprie del Messia, anzi Giovanni aspettava uno più forte di lui che vincesse il male, invece c’è uno che annuncia misericordia e perdono. Aspettava un “Altro”, forte, potente, terribile, che facesse un mondo migliore: invece c’è uno che ama questo mondo. Aspettava un Dio che innalzasse il mondo alla sua altezza: c’è uno invece che discende dentro il mondo e ne fa la sua tenda. Dove è andato a finire quel rinnovamento del mondo, quel regno di libertà, di giustizia e di pace che l’Agnello di Dio doveva portare sulla terra? Tutto è come prima … niente è cambiato, come se il Messia non fosse ancora venuto. La domanda di Giovanni sgorga dalla delusione, dallo smarrimento, dall’apparente traballare della fede, sotto il rullo del male! Anche noi ci stiamo preparando al Natale e forse, dopo tanti natali, ci stiamo chiedendo: ma colui che viene è proprio il Salvatore del mondo? Ma è mutato qualcosa da allora? Con la sua venuta cosa realmente cambia nelle vicende del mondo, o più modestamente almeno nella nostra vita personale, nelle nostre famiglie? Forse, come Giovanni, anche noi aspettiamo un altro Natale, un altro Messia? Colui che viene, sconvolge e sorprende per la sua inattesa novità. Il problema – afferma Gesù stesso – è proprio non scandalizzarsi di Lui. I nostri occhi sono divenuti incapaci di vedere la novità di Dio in quanto annebbiati dalle nostre convinzioni, dalle nostre attese e dai nostri pregiudizi. Di Gesù si scandalizzeranno anche coloro che prima lo seguivano ascoltandone le parole e assistendo ai suoi atti potenti, che poi lo abbandoneranno nella sconfitta, non accettando un Messia diverso da quello che attendevano e lo lasceranno solo nella Sua passione e morte. Per sconfiggere le false immagini di Dio dobbiamo sempre tornare alla sua Parola. Quella Parola parla di un Padre che, in Gesù Cristo, dice a ogni suo figlio: “Hai paura che io ti mangi? Ebbene mangia me!”. «E così nasce a Betlehem che significa “casa del pane”. E così è deposto in una mangiatoia come se fosse nato per essere mangiato. E così decide di rimanere per sempre in mezzo ai suoi discepoli sotto l’apparenza di un pezzo di pane da mangiare. Egli diventa Figlio dell’uomo, consegnato alle mani avide di ogni uomo. Solo un Dio che si fa mangiare e stritolare libera dalle false immagini di Dio» (J.-P. Hernàndez).

Lascia un commento