Riflessione sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini

Religioni e Spiritualità, Umberto Cocconi
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Don Umberto Cocconi

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo». Passando lungo il mare di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito lasciarono le reti e lo seguirono. Andando un poco oltre, vide Giacomo, figlio di Zebedèo, e Giovanni suo fratello, mentre anch’essi nella barca riparavano le reti. E subito li chiamò. Ed essi lasciarono il loro padre Zebedèo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui (Vangelo secondo Marco).
Abitualmente questi commenti al vangelo nascono da due chiacchiere con persone che “acchiappo” mentre sono di passaggio nel mio studio. Questa volta la “vittima” è un giovane che sta svolgendo presso l’Associazione San Cristoforo un servizio di L.P.U. (Lavori di Pubblica Utilità). Ci siamo conosciuti pochi minuti prima dell’inizio della chiacchierata, dopo la quale sono io ad aver scoperto e imparato e che forse la Madonna a Medjugorje una visita l’ha fatta, ma soprattutto che Dio non si stanca di chiamare ai crocicchi delle strade chi non penseresti. Quella che vi racconto è la storia di Giorgio. Giorgio è un ragazzo di ventun anni che si descrive come un “convertito”. È avvenuto qualcosa di importante, di decisivo, a un certo punto della sua esistenza, un evento che ha fatto in modo che le cose non fossero più come prima. Questo momento di cambiamento, non è stato un colpo di fulmine, un improvviso cambio di rotta. È invece il risultato di un processo che lo ha portato gradualmente a fare scelte fino a quel momento impensabili. Giorgio era un ragazzo scapestrato, un po’ superficiale, “combina-guai”, un piccolo ribelle. Poi è successo l’imprevedibile, quello che non ti aspetti: un viaggio a Medjugorje. Lo ha fatto per l’insistenza dei suoi genitori. Ma, seppur giunto controvoglia in quel luogo, ha sentito una grande pace dentro di sé. Non si sa spiegare cosa effettivamente sia successo, perché la Messa lo annoiava da sempre…per quello non ci andava… ma in quel luogo ha iniziato a sentire la gioia. Quella gioia che tante volte cercava anche nel bere, nel fumare o in altre cose… Ma lì, in quel luogo, c’era autenticità. Ritornato a casa era come se fosse iniziata una nuova vita. “Era lui, ma era diverso”, anche gli amici dicevano che era un po’ matto, e lo dicono ancora! Oggi Giorgio mi dice che cerca di non mancare alla Messa della domenica, anche se non si sente sempre connesso con i gesti e i riti. La sua attenzione è sempre sul Vangelo. Gli piace sentire la storia di quell’Uomo da tutti considerato anticonformista e dissacratore ma capace di metterti dentro il fuoco mentre lo ascolti. Giorgio vorrebbe una Messa più al passo coi tempi, più intrigante e capace di infondere entusiasmo. Vorrebbe per questo uscire dalla Messa un po’ più “scombussolato” e combattivo. Commentando insieme il Vangelo della chiamata dei primi amici di Gesù, si rispecchia nella vicenda di Simone ed Andrea, perché anche lui prima di quell’incontro era rinchiuso nel suo “mondo fatato”, ma poi quell’incontro gli ha aperto nuovi orizzonti, nuove possibilità. Ha scoperto che la vita vera è fare sempre un passo avanti e non restare chiusi nel caldo della propria tana o seguire le idee del gruppo. Per lui Medjugorje è stata come una chiamata, imprevista e inattesa, senza la quale lui sarebbe ancora quello di prima, mentre ora invece ha scoperto che la sua vita può divenire una grande avventura. Giorgio sente che la vita lo sta interpellando, infatti le parole di Gesù: “ti farò diventare…” hanno stappato la bottiglia della sua vita e hanno sprigionato tutte le sue energie. Giorgio è un ragazzo come tutti gli altri, con le gioie e i dolori di tutti i ragazzi della sua età, ma è un uomo nuovo e te ne rendi conto guardando i suoi occhi… occhi che emanano quella purezza acquisibile solo da chi veramente ha “visto” l’invisibile. Lo scopri dal fatto che dice sempre “grazie”, quasi in continuazione, ed ha un atteggiamento sempre positivo verso le cose.

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