riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.

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Don Umberto Cocconi

Disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi non odia il padre o la madre più di me non è degno di me; chi non odia il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa» (Vangelo secondo Matteo).
Io non sono degno di te, Signore. Dico la verità, come puoi chiedermi di amare meno mio figlio? E mia mamma che si è fatta un mazzo, che non mi ha mai lasciato solo e tuttora si prende ancora cura di me? E mio Padre, come non amarlo? Lui che era così orgoglioso di me e non perdeva occasione per incensarmi davanti a tutto il mondo. Lui che con orgoglio diceva: “questo è mio figlio”. Come posso dimenticare o mettere in secondo piano tutti i sacrifici che hanno fatto per permettere sia a me che a mia sorella di studiare? Io Signore ti voglio bene, tanto bene, ma non farmi fare dei confronti, tra te e loro, perché è giusto che vincano loro, perché il loro è stato un amore “quotidiano”, vero, certo, caldo, unico. È grazie a loro che ho conosciuto l’amore. Questo poi è uno di quei brani evangelici che saremmo tentati di smussare e di addolcire. Troppo duro per i nostri orecchi: “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre…”. Dio sembra proprio non vergognarsi di esagerare. Pare non riesca a concepire l’amore senza una buona dose d’esagerazione: a dargli retta, sembra proprio che solamente le vie esagerate siano degne di essere vissute, di essere narrate. Cristo è un “rivale in amore”? È pensabile che il vangelo imponga a qualcuno di “amare di meno”? Lo sposo che abbandona il padre e la madre per unirsi alla propria sposa, forse li ama di meno? Nonostante in un certo senso li abbandoni andandosene di casa per iniziare una nuova vita, non possiamo ritenere che li ami di meno. L’abbandono, il distacco, sono richiesti proprio perché si ama. Gesù mi chiede di amare di meno le persone che più amo e che mi amano. Gesù chiede di uscire dalla relazione-dipendenza come quella esistente con i genitori, ti fa uscire dalla casa dell’amore, che potrebbe essere un abbraccio che imprigiona. Il Signore Gesù dice: “esci dal mondo che ti ha plasmato, lascia libero chi hai generato”. Chi parla così dell’amore paterno e materno, dell’amore per il figlio e per la figlia è il distruttore di ogni vita, oppure è il creatore di una vita “nuova”? Ma chi vuole seguire Gesù deve non solo “odiare suo padre e sua madre” gli è chiesto persino di odiare sé stesso! Un bellissimo testo di Meister Eckhart afferma: «O anima mia/esci, che Dio entri!/Affonda tutto il mio qualcosa nel nulla divino,/affonda nel flutto senza fondo!/Se fuggo da te,/tu vieni a me./Se perdo me,/io trovo te, o Bene al di sopra dell’essere!».
Se rileggiamo gli eventi che abbiamo vissuto possiamo affermare con certezza che ci sono state in mezzo a noi persone che hanno saputo amare di meno il loro padre e la loro madre, i loro figli e la loro stessa vita. Gli eroi del passato, nelle pestilenze, sono stati i santi – canonizzati e non – che si dedicarono alla cura degli appestati, a rischio della propria vita. Oggi nella galleria dei nuovi eroi o dei nuovi santi non ci sono solo preti e suore, ma medici e infermieri, giustamente esaltati per l’impegno in prima linea. «Il numero incredibile di medici e infermieri morti per covid-19 è l’atto d’accusa più terribile a una concezione mercantile della vita» (Dario Vitali). Al cuore del dramma, là dove si gioca la prossimità all’altro in situazione di prova, soprattutto la prova suprema della morte, gli uomini di Chiesa non hanno potuto garantire quel servizio e quella presenza tradizionalmente richiesti da una società che – soprattutto nei passaggi importanti dell’esistenza – si dice cristiana, ma vi erano, tanti laici, uomini e donne di buona volontà che hanno dimostrato di avere un amore senza misura. Essi sono stati testimoni e artigiani della cultura della prossimità e della tenerezza. Sono i «santi della porta accanto», persone che servendo hanno dato la vita. Ci sono persone che non restano a casa. Sono medici, operatori sanitari ed infermieri. Le loro case sono le corsie degli ospedali, i reparti di terapia intensiva, dove affrontano in prima linea un nemico che silenziosamente minaccia il mondo intero. In questa trincea, rischiano di ammalarsi. Mettono la loro vita a repentaglio per salvarne altre, si prodigano per aiutare e assistere quanti soffrono lontani dai loro cari. Trascorrono giorni e notti in ospedali e cliniche, dove è ininterrotto il flusso di pazienti in attesa di cure. Nonostante la delicata situazione, portano parole di conforto e infondono coraggio. Affrontano stanchezza e frustrazione, ma non demordono perché la loro non è una semplice professione, quella di medici e infermieri è una missione. Credano o non credano, si professino cristiani o no, questi, stando in trincea, ripetono di fatto il gesto eucaristico di Gesù: “ogni volta che lotterete contro il male fino a morire, voi rinnoverete la mia memoria”, cioè sarete voi a “incarnare” la presenza del Dio amore nel mondo.

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