Riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: il verbo fatto carne, compirà per la nostra glorificazione

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Don Umberto Cocconi

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse, chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un pò brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi segni in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui (Vangelo secondo Giovanni).
Siamo di fronte a quello che l’evangelista Giovanni chiama “l’inizio dei segni compiuti da Gesù”, e proprio per capirne il senso non dobbiamo stancarci di leggere e rileggere il brano cercando così di cogliere la Verità che vuole comunicarci. Se ci pensiamo passiamo la nostra vita a leggere, ma non sappiamo più leggere con attenzione, ossia fermarci, liberarci dalle nostre preoccupazioni, ritornare a noi stessi, lasciare da parte le nostre precomprensioni, meditare con calma, ruminare, lasciare che i testi parlino. Questo è un esercizio spirituale dei più difficili, osserva Pierre Hadot. Proprio a questo riguardo sottolinea Goethe: «La gente non sa quanto tempo e quanto sforzo costi imparare a leggere. Mi ci sono occorsi ottant’anni e non sono neanche in grado di dire se ci sia riuscito». Leggere è una attività di formazione e di trasformazione di sé stessi, per questo vi consiglio di fare oggi un esercizio di lettura di questo primo segno di Gesù, perché se riuscirete a capire il significato di questo primo segno vi sarà data la chiave di lettura per entrare dentro al vangelo di Giovanni. Come in un’opera sinfonica abbiamo l’overture che segnerà tutto l’andamento del concerto, così avendo come sottofondo questa pagina che ci parla per la prima volta dell’ora di Gesù, potremo scorgere da una prospettiva sintetica tutto lo spartito del vangelo. L’atteggiamento giusto per accostarci a questa pagina dovrebbe essere la meraviglia: come se per la prima volta si aprissero su di essa i nostri occhi. Prenderemmo in tal modo coscienza delle trasformazioni che avvengono nel nostro modo di percepire la realtà, passeremo dall’abitudine, che non ci permette di cogliere il mondo a un’improvvisa meraviglia, acquisendo così uno sguardo nuovo, come se fosse la prima volta. Ciò che viene raccontato in questo episodio evangelico, a prima vista sembrerebbe una semplice festa di nozze con un imprevisto: è venuto a mancare il vino, evento che poteva succedere, a quei tempi, tenendo conto che le feste di matrimonio duravano anche oltre una settimana. A Giovanni preme che il lettore non si fermi al livello del gossip, della semplice curiosità, come oggi tante volte succede quando leggiamo un fatto di cronaca, ma che si sappia analizzare e gustare profondamente le dinamiche che il testo nel suo ermetismo comunica. Questo è possibile solo prestando attenzione alla scena nella sua globalità, ponendoci dopo una attenta lettura, perchè no anche ad alta voce, delle domande: il testo inizia riportando un’annotazione temporale: “tre giorni dopo”, che significato ha? La constatazione di Maria “non hanno più vino” a che cosa allude? Le parole di Gesù “non è giunta ancora la mia ora” che significato hanno? Per non parlare dell’espressione “fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù”. Lascio a voi le risposte ai diversi quesiti per soffermarmi invece su ciò che possiamo considerare il centro del testo: “il vino bello”, non semplicemente buono ma bello. “L’inizio dei segni” di Gesù consiste nel donare all’umanità che sta “morendo” perché non ha più vino, la bellezza di un vino che neppure il maestro di tavola sa da dove proviene, eppure lui è l’esperto per eccellenza dei vini. Sulla tavola, mentre tutti sono inebriati dalle cose del mondo che scadono e rendono la vita scadente ora viene servito il vino che fa accedere l’uomo alla Vera conoscenza, alla Vera felicità, alla gioia, alla danza. Ciò che colpisce è l’abbondanza del dono, le sei giare straripano fino all’orlo, proprio per significare che questo vino bello c’è sempre, non verrà mai meno. Tutti i segni che Gesù compirà hanno in qualche modo la loro radice in questo: Gesù è venuto a portare la vita, la gioia, la festa nel mondo degli uomini, con lui iniziano i tempi messianici che porteranno la benedizione di Dio. Siamo in presenza di una nuova creazione che il Logos, il verbo fatto carne, compirà per la nostra glorificazione.

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