riflessioni sul Vangelo di Don Umberto Cocconi: io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo. La vera gioia è stare insieme, è essere comunità.

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Don Umberto Cocconi

Gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Vangelo secondo Matteo).
Proprio nel giorno dell’Ascensione, il momento in cui Gesù lascia il mondo, i cristiani sono invece chiamati a stare nel mondo, non possono lasciare la madre terra. Mentre noi vorremmo ritornare al nostro privato, alla nostra tana o al nostro nido, lo Spirito ci spinge ad uscire in mezzo alle strade, divenendo partecipi delle storie degli altri. Abbiamo vissuto giorni in cui per forza maggiore abbiamo guardato il mondo solo dalla finestra o tramite la televisione. Spero abbiate sentito anche un po’ di nostalgia per non aver potuto prender parte alla messa domenicale. Dopo oltre due mesi potremo ritornare a fare la comunione: la nostra prima comunione, dopo tante settimane. Le nostre comunità si aprono per accoglierci, e pertanto dobbiamo sentirci attesi. Abbiamo scoperto, noi presbiteri, che non possiamo vivere senza il popolo di Dio, senza sentire la vostra attiva presenza. Anch’io mi sono soffermato tante volte in chiesa, e alla sera, circondato da un silenzio quasi assordante, ripensavo ai vostri volti e al vostro esserci, e più volte vi confesso che mi commosso. So, e ne gioivo, quando vedendo il posto che voi eravate soliti occupare, subito riandavo a ciascuno di voi. Se vederlo vuoto mi riempiva di tristezza, pensavo al giorno sempre più vicino, in cui avrei finalmente potuto rivedere di nuovo i vostri volti. Ciascuno di noi quando viene in chiesa occupa il suo posto, si sente come a casa, e vedere i tanti posti vuoti mi ha fatto ricordare che la vera gioia è stare insieme, è essere comunità. In questa domenica ci potremo finalmente guardare negli occhi ed essi non potranno che rivelare le nostre più profonde emozioni. Non ci potremo avvicinare, e neppure prenderci per mano, ma noi sappiamo come salutarci e darci la pace. Ci scambieremo il saluto Namastè che significa: “Mi inchino di fronte alla grazia che abita in Te”. Tra le mani ho il vangelo di questa domenica, lo leggiamo insieme ad alcuni amici di san Tommaso che hanno condiviso con me i giorni terribili della pandemia. Siamo, pure noi, come quella piccola comunità di cui parla il vangelo, siamo discepoli che dubitano, che hanno paura, che non credono, che sono sconvolti. Eppure, nonostante le nostre infedeltà, siamo venuti sul monte che Gesù ci aveva indicato, idealmente la nostra chiesa. A noi invece che siamo distanti l’uno dall’altro e non solo per il covid -19, ma anche per le nostre reciproche titubanze, Gesù si avvicina e ci dice, sorprendendoci: “andate in tutto il mondo”. Siamo chiamati ad essere pellegrini, a lasciare le nostre case che ci avevano protetto e difeso per costruire una nuova casa: la casa del Noi. Il potere che il Signore ci consegna è quello di fare comunità, di diventare annunciatori di speranza. Che cosa il Signore ci ha comandato? “Amatevi come io vi ho amato!”. Ecco la nostra mission. Se – dopo il covid 19 – riusciamo a cogliere l’appello ad un vivere insieme; se ritroveremo la centralità dell’abitare noi stessi e la Terra come una casa, il Coronavirus non ci avrà terrorizzato invano. Il coronavirus ci ha messo di fronte alla nostra fragilità, un esserino invisibile ha scombussolato le nostre vite: ha fortemente limitato la nostra libertà di movimento e di azione. A volte, però, quello che potrebbe sembrare il male assoluto, può trasformarsi in risorsa, serve solo una cosa: iniziare a riflettere e guardare le cose attraverso un’altra prospettiva. Speriamo che il virus “non sia con noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”! Forse dobbiamo aspettare più di un anno per l’antidoto? E nel frattempo che fare? Arriverà la fase 3? Il fatto che i centri mondiali della medicina e della ricerca si stanno mettendo insieme per trovare l’antidoto ci fa capire che solo se saremo insieme potremo vincere il male. Ma anche noi dobbiamo produrre un antivirus, capace di abbattere ogni divisione, ogni diffidenza, ogni indifferenza e ogni freddezza.
Anna Maria Boschi, Fabio Gatti e altri 71
 
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