Riflessioni sul Vangelo di don Umberto Cocconi: “l’amore che dura” è più forte del Paradiso, dell’Inferno e del Purgatorio, è indistruttibile ed è fatto di nulla, solo di piccole cose.

Spread the love


Don Umberto Cocconi

Si avvicinarono a Gesù alcuni sadducèi – i quali dicono che non c’è risurrezione – e gli posero questa domanda: «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “, ma è senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello”. C’erano dunque sette fratelli: il primo, dopo aver preso moglie, morì senza figli. Allora la prese il secondo e poi il terzo e così tutti e sette morirono senza lasciare figli. Da ultimo morì anche la donna. La donna dunque, alla risurrezione, di chi sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie». Gesù rispose loro: «I figli di questo mondo prendono moglie e prendono marito; ma quelli che sono giudicati degni della vita futura e della risurrezione dai morti, non prendono né moglie né marito: infatti non possono più morire, perché sono uguali agli angeli e, poiché sono figli della risurrezione, sono figli di Dio. Che poi i morti risorgano, lo ha indicato anche Mosè a proposito del roveto, quando dice: “Il Signore è il Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”. Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui» (Vangelo secondo Luca).
Una donna della mia parrocchia, dopo aver letto questo brano di vangelo per prepararsi alla prossima celebrazione domenicale, è venuta da me con una grande ansia nel cuore: “ma come il Vangelo mi dice che io e mio marito, nonostante ci vogliamo tanto bene e stiamo insieme da più di quaranta anni, in paradiso non saremo più marito e moglie! Com’è possibile?”. Che bel rompicapo questa domanda! L’amore per sempre di un uomo e di una donna come può “evaporare” proprio davanti alle porte del paradiso? Forse una possibile risposta l’ha data Jacopo da Lentini, poeta siciliano del XII secolo, definito con l’appellativo di stupor mundi, stupore del mondo, perché persona di grande cultura. Questi scrisse che “l’amore che dura” è più forte del Paradiso, dell’Inferno e del Purgatorio, è indistruttibile ed è fatto di nulla, solo di piccole cose. «Io mi sono scritto nel cuore di dover servire Dio, in modo da poter andare in paradiso, in quel luogo santo di cui ho sentito parlare, dove si vive con la gioia e il riso che non hanno mai fine. Ma, io senza donna non potrei gioire, senza quella che ha i capelli biondi e il viso chiaro, senza la sua presenza non riuscirei ad essere felice, perché non riesco a vivere diviso da lei. Ma non lo dico con l’intento di chi insieme alla donna vuole peccare, (lo dico) perché il solo vederla mi rende felice. Guardare il suo viso mi provoca consolazione, perché in lei si rispecchiano le beatitudini (in lei vedo Dio)». Senza la sua donna non vuole andare in paradiso, non può stare senza il suo bel viso e il suo dolce sguardo. Con lei si pone con cavalleresca dedizione. Mantiene gelosamente custodito nel suo cuore questo amore come un sentimento prezioso che affina il suo animo. Il paradiso si presenta come un luogo in cui perdurano ininterrottamente “sollazzo, gioco e riso”. Il poeta afferma che non potrebbe andare in paradiso senza di lei. La bellezza dell’amata, in quanto sovrumana, non può che essere degna della gloria celeste. Sulla stessa linea di pensiero è Adelia Prado, poetessa brasiliana, che nel descrivere l’amore tra uno sposo e la sua sposa afferma: «Ci sono mogli che dicono: “Mio marito, se vuole pescare, che peschi ma i pesci poi se li pulisca. Io no”. A qualsiasi ora della notte mi alzo, lo aiuto a squamare, aprire, tagliare e salare. È così bello, noi due da soli in cucina, ogni tanto i gomiti si toccano lui dice cose come: “Questo è stato difficile. Brillava nell’aria con colpi di coda” e fa il gesto con la mano. Il silenzio della prima volta che ci siamo visti attraversa la cucina come un fiume profondo. Alla fine, i pesci nella teglia, andiamo a dormire. Cose argentee guizzano: siamo sposo e sposa». Come sottolinea Massimo Recalcati in questi amori la fedeltà non è il frutto del sacrificio, ma è ebrezza, vertigine e mistero. La fedeltà quando è espressione di un amore vivo esclude per principio la rinuncia e la rassegnazione. Il mistero è tutto nella bellezza della durata. I corpi degli amanti si trasfigurano nel tempo, cambiano forma, colore, consistenza, carattere. La durata però non logora ma rinnova. Il tempo della durata non è corruzione del presente, morte, degradazione, ma rinnovamento dell’origine. La parola “ancora” come suggerisce Lacan è la parola che rende nuovo l’amore che sa durare e bruciare insieme: “ancora” è la parola più profonda della durata. Già al cospetto nell’amore tra un uomo e una donna siamo alla presenza del paradiso, facciamo esperienza non della morte ma della vita. Sposo e sposa con la loro dedizione reciproca ci raccontano della fedeltà del Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe …

Lascia un commento